SENZA PAROLE, Cap. 2

Spostarla da un collegio all’altro per corredarla di un’impeccabile educazione non era stato sufficiente per offrirle ciò di cui aveva bisogno, poiché il rimanere senza madre, a soli sei anni, l’aveva irrimediabilmente resa sola per il resto della sua vita, e questo l’aveva sconvolta. Aveva generato in lei rabbia e desiderio di rivincita per quel troppo cosciente e freddo abbandono, mai un Natale con il padre, un compleanno… E seppur in qualche rara festività lui le fosse stato accanto, era sempre comunque stato in compagnia di qualche sgualdrina di turno.

Ed era tale il clamoroso motivo. Quell’uomo aveva preferito trascorrere il suo tempo con le sgualdrine piuttosto che con la figlia, e ciò aveva fatto diventare Sandra stessa una sgualdrina, persuasa che questo gli uomini bramassero, suo padre per primo.

E Damian, che le aveva donato l’inimmaginabile capendo i suoi drammatici stati d’animo, aveva cercato di starle vicino il più possibile, nel tentare altresì di convincerla che il castello innalzato nel suo immaginario non fosse veritiero. Non era così che andava.

«Oh, Sandra, perché… perché…» sospirò sfiduciato, annientato, brandendosi il volto con le mani, e lo curvò verso il basso, ricolmandolo di profonda disperazione e rimpianto.

In quel momento udì un rumore, lieve, sollevò lo sguardo e vide Isabelle, ferma, che lo fissava con un’espressione stupita ma densa di dolcezza ed apprensione, quasi compassionevole.

«Cosa fa lì impalata.»

Al suo algido tono, lei si risvegliò immediata dall’infinito istante che l’aveva ghermita, non credeva di poterlo trovare in preda a un così vivido sconforto, non era l’uomo che aveva conosciuto, era un altro, indifeso, quasi fragile, intriso d’amarezza. Avrebbe desiderato donargli un po’ di sollievo ma non poteva, non sapeva.

Ciò che accadeva in quell’uomo era circondato da un alone di mistero, non trapelava nulla. Solo nell’attimo in cui lui fosse certo di non essere osservato, qualcuno avrebbe potuto carpirne quell’infinita sensibilità che viceversa traspariva dai suoi gesti, dai suoi profondi occhi blu, ridondanti una sofferenza antica.

«Volevo informarla che il dottor Jake sarà qui alle sei di questo pomeriggio, per discutere con lei la pratica. Ha bisogno di più tempo» riuscì a comunicargli, tentando di recuperarsi dal suo insidioso disorientamento.

«Va bene, va bene. Vada.» E fece per impugnare il telefono ma si bloccò, nel sentirsi indosso un paio di penetranti occhi azzurri che di soppiatto lo stavano scrutando. «Cosa c’è, ancora?»


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«Nulla, se ha bisogno di me, sono qui.»

«È naturale.»

“Ma che villano!” Girò sui tacchi e, approdata alla sua scrivania, «Giuro che non ti offrirò più il mio aiuto, Moore!» sbottò tra i denti, offesa e inviperita.

Ma poi le comparve delineata l’immagine di lui che si lasciava cadere sul preziosissimo ripiano di mogano, e mutò subito espressione, pensiero, forse opinione.

Cosa poteva infliggergli così tanto dolore, un così lacerante struggimento da non poter sopportare? Cosa c’era stato di talmente devastante da scalfire un uomo così forte e risoluto?

Sandra… Sì, forse sua madre… Ma no, sicuramente una donna, sì, una donna che lo aveva distrutto.

E come si poteva distruggere un uomo così? Un uomo nel suo pieno vigore, bellissimo, potente ed austero? Doveva essere proprio una donna speciale, già, come poche.

La giornata volgeva al termine, erano all’incirca le cinque e il suo primo giorno stava per terminare. Non lo aveva più sentito, Damian non l’aveva più convocata ed era stato asserragliato nel suo ufficio per tutto il tempo, in un silenzio pressappoco tombale.

Chissà, forse l’incontro con quel Jake sarebbe stato risolutivo, ed avrebbe tanto desiderato rimanere lì per vedere cosa sarebbe accaduto, però di base non erano affari suoi. Non faceva parte delle sue mansioni e, soprattutto, lui non se lo meritava.

Iniziò a raccogliere le proprie cose e si alzò per dirigersi verso il suo ufficio, ma in un lampo si frenò.

“Non me la sento di vedere ancora quegli occhi, meglio tagliare la corda.” Cosicché pigiò il pulsante dell’interfono e, quando Damian le rispose con il suo solito tono gentile, lei gli comunicò di aver ultimato l’orario.

«Devo dirle due parole, prima.»

“Ci risiamo” si esasperò lei, in silenzio. Ed ora, che sorpresa le riservava? Era ormai assodato che in quel posto non ci si annoiava mai.

Con cauta morbidezza bussò alla porta ed entrò. Stranamente lui la stava fissando, come di consueto non accadeva, in quanto era sempre stato indifferente ogniqualvolta lei fosse entrata nella stanza, stabilmente intento a svolgere qualche attività senza concedere minimo peso alla sua presenza, come se fosse del tutto irrilevante.

Il suo sguardo aveva assunto un’aria più dimessa, la durezza nei lineamenti era quasi scomparsa, e quando lui si alzò dalla poltrona, Isabelle, senz’averlo previsto, fu trascinata da un piccolo, ma spodestante sussulto al cuore.

Quell’aria le era totalmente sconosciuta e non era pronta ad affrontarla, era già dura fronteggiarlo sapendo cos’avesse in mente.

Damian si fermò a un passo da lei, accennò un lieve sorriso e con insolito garbo enunciò: «Sono stato proprio insopportabile, devo scusarmi, abitualmente non sono così arcigno, ma sto vivendo un momento di disagio alquanto indigesto, per cui mi capita di essere intrattabile. Volevo solo dirle che non ce l’ho con lei, nonostante tutto.»

Nonostante tutto?” pensò lei, sbalordita, che voleva dire? Quest’ultima frase la sorprese ancor più, del suo atteggiamento compunto e delle sue stringate parole di scusa.

Rimase impalata, stavolta davvero, senza riuscire a dire alcunché. Possibile che le conversazioni con quest’uomo fossero sempre così sature di sottintesi e di cose non dette, di costanti messaggi subliminali?

E come faceva ad esibire ininterrottamente quell’espressione imperscrutabile ma nel contempo stillare migliaia di messaggi, provocando altrettante emozioni, lasciandola sempre senza parole?

Era imprevedibile, inaccessibile… e fino alla fine.

«E domani prenda la metropolitana, miss Kinsley.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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