MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 1

«È lei?»

«Sì, Sebastian. Non male, vero?»

Sebastian incurvò un sopracciglio, un’espressione a metà strada tra tracotanza e scetticismo, e confezionò in contemporanea una specie di sberleffo. «Sì, non male, anche se non è il mio tipo di donna, francamente.»

«Oh, andiamo!» insorse l’amico, un tantino stizzito, e gli tolse la foto dalle mani all’istante, rimirandola, subito dopo, in un genuino luccichio emerso dagli occhi appagati. «Scusami tanto, Sebastian, ma guardala bene, è una bambola, direi pure da far girare la testa. Sei diventato cieco, per caso?»

«Dacci un taglio, Clark, sai molto bene che prediligo un’avvenenza più esplosiva. Questa tizia mi sembra un angioletto sperduto, troppo immacolato per i miei canoni di bellezza femminile, per quanto possa essere il netto opposto a come appare, ma forse lo è, in base a quel che mi risulta» contrassegnò lui, alquanto insofferente, passandosi una mano tra i neri capelli lievemente spettinati.

«Questo lo sostieni tu, non ne hai la totale certezza, è ancora tutto da vedere» infirmò Clark, accendendosi una sigaretta, e ne inalò due rapide e frenetiche boccate.

«Ehi, non starai mica perorando la sua causa?» lo rimbeccò lui, un filino infastidito.

«No, però…» pencolò, meditando che in effetti, non era armato di alcun valido appiglio a riprova della sua teoria, ancorché, di primo acchito, per lui quello non fosse il volto di un’intrigante, men che meno di una navigata cacciatrice d’oro come il suo amico riteneva che fosse.

«Mi pareva, dato che non la conosci neanche» sottolineò, calcando il suo timbro di voce. «In ciascun caso, quanti anni ha?»

«Ventinove.»


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«Ha quasi la stessa età di Leopold» sindacò, abbastanza impensierito da questo scomodo dettaglio. «Eppure dall’aspetto sembra essere molto più giovane, pertanto più inesperta. Questo non è affatto promettente, anche se poi dalla foto risulta essere piuttosto sprovveduta, soprattutto dagli occhi.»

Poi lo guardò emettere fumo a iosa dalla bocca, come se avesse voluto quietarsi fumando in quella guisa pressappoco convulsa. «Ma non avevi smesso?»

«Senti chi parla!» debordò Clark, berteggiante, anche un po’ seccato. «Tu che superi un pacchetto di sigarette al giorno, se non due, e per giunta mi fai pure la paternale!»

«Vero, ma non si può fumare qui al dipartimento, lo sai meglio di me.» E si alzò dalla poltrona del suo ufficio. «Comunque basta, devo ancora preparare i bagagli e la strada è lunga da intraprendere in auto. Ci vorrà almeno un paio di giorni, e voglio essere lì per dopodomani mattina al massimo.»

«Allora hai deciso, vai a San Francisco?»

Sebastian annuì. «Perché, pensavi che avrei cambiato idea?»

«Beh, sì, in un certo senso sì. Quando mi avevi richiesto di fornirti informazioni su quella donna non prevedevo che saresti andato a cercarla, specialmente perché non possiedi nessun dato certo che sia coinvolta. Sei sempre eccessivamente prevenuto, Sebastian, in particolar modo se si tratta delle persone a cui tieni di più.»

«Anche se non lo fosse, Clark, adesso è l’unico ponte da attraversare per scoprire dove sia finito Leopold. E siccome ho circa un mese di ferie accumulate, la reputo l’occasione adatta per effettuare le ricerche di persona.»

«Eh sì, raccontala a qualcun altro! Già ti vedo sulle spiagge di Santa Cruz a fare surf o chissà cos’altro.» E gli strizzò un occhio ridacchiando faceto, mentre spegneva la sua sigaretta nel posacenere. «Secondo me è soltanto un pretesto per sdraiarti al sole e spupazzarti qualche bionda procace avviluppata in un ristrettissimo, se non microscopico tanga!»

«Sai che non mi piacciono le bionde» rilanciò Sebastian, e piegando le labbra in un sorriso smaliziato seguitò: «E poi ho già tutto quello che mi occorre qui a Washington, forse sono l’unico uomo a questo mondo ad essere pienamente soddisfatto di quel che ha. Quindi non ho bisogno di andarmelo a cercare a San Francisco, né tanto meno a Santa Cruz, dove la maggior parte del gentil sesso è stata ricostruita o al limite gonfiata con l’ausilio della chirurgia estetica.»

«Amico, non rifilarmi la frottola che se ti dovesse capitare una come quella Sharise, non coglieresti subito al volo l’opportunità!» malignò il suo collega, con un’aria ancor più gingillante, ma volgendogli nel contempo un’occhiata indagatrice. Con Sebastian non si riusciva mai a capire se parlasse seriamente, o se stesse baloccandosi da matti nel prendersi gioco di lui.

«È probabile, ma soltanto se vantasse argomenti più interessanti del suo sguardo da cerbiatta indifesa!» declamò Sebastian, principiando a ridere di gusto.

«Sotto le lenzuola, scommetto!» afferrò Clark, accodandosi alla sua ilarità mediante una scomposta risata.

«Indovinato. Vedi, fratello, non sei poi così idiota come ci vuoi far credere.»

«Ma come sei spiritoso! Cos’è, ti sei alzato di buonumore stamani?» rintuzzò, occhieggiandolo canzonatorio. «In ogni maniera immagino che tale predilezione sia uguale per tutti gli uomini, non penso che a chicchessia piaccia mettere le mani su una pupa finta e rigonfiata da silicone o da qualche altra sostanza gelatinosa. E comunque ce ne sono anche qui, se non lo avessi notato, di donne ritoccate, anzi, brulicano ovunque direi…»

«Non quanto da quelle parti, e in ogni modo, sostanzialmente non è questo il problema.» E mutò espressione, divenendo repentinamente grave. «Non vado per divertirmi, ma per un motivo ben preciso e lo sai anche tu.»

«Sicuro, ma conoscendoti, ed io ti conosco alla fioccosa perfezione, non escludo che finirai per mischiare l’utile col dilettevole, altrimenti potrei rimanerne veramente molto sorpreso.» E replicò la sua strizzatina d’occhio. «T’invidio un po’, sai, dato che semmai quella tipa non fosse ciò che presumi, e visto che non incontra per niente il tuo interesse, potrei pure decidere di sistemarmi, dopotutto.»

«Andiamo, Clark!» E lo squadrò assai scettico. «Non posso credere che ti affidi ad una semplice immagine. Non puoi regolarti unicamente attraverso una fotografia, neanche fosse l’immagine sacra di una donna santificata dal pontefice in persona.»

«So bene che non sei un religioso, che non sei propriamente uno sfegatato e che non sei patito di angeli o quant’altro, ma ce lo sapremo ridire, caro Sebastian, ne sono convinto» ammiccò, parecchio facondo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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