SENZA PAROLE, Cap. 1

Damian era sprofondato nella sua enorme poltrona in pelle, di spalle ad una gigantesca vetrata situata al ventisettesimo piano di un lussuoso grattacielo newyorkese, ubicato vicino a Times Square, nel cuore di Manhattan, e stava cercando di risolvere l’enigma. Non poteva credere di essere pervenuto ad una tale, inconcepibile condizione, per giunta di doversi districare tra simili, insidiosi grattacapi.

Da quando aveva fondato la sua società, molti anni addietro, aveva sempre travalicato con grande maestria tutti gli imprevisti che, più o meno incisivamente, si erano verificati durante il suo lungo e travagliato percorso come presidente della Karma Communication, ed aveva sempre concesso ridottissime chance ai rotocalchi rosa della nazione, anzi, a chiunque, d’intrufolarsi nella sua vita privata, evitando dunque l’espletarsi d’ogni sorta di maliziosi, sgradevoli commenti.

Ma, d’altra parte, per una società come la sua era inevitabile ritrovarsi al centro dell’attenzione giornalistica, o forse, in maggior misura, per un essere singolare come lui. Un uomo molto potente, dal fascino oltremodo enigmatico ma prominente, pertanto ricercatissimo dall’universo aristocratico femminile, il quale era poco incline a farsi sfuggire un così ottimo, perfetto partito.

Tuttavia, in seno ad esso, era spiccata Sandra, l’unica che fosse riuscita ad intrappolare il suo cuore, una donna che gli aveva donato momenti estatici, di profondissime emozioni, ma da come la loro relazione si era nel tempo dispiegata, ben poco di gradevole era rimasto in tali ricordi.

Eppure, a dispetto del suo stile alquanto libertino e da incondizionato uomo d’affari quale era, Damian si era comportato con lei come il più dedito e comprensivo dei mariti, o meglio, lo era stato realmente, e malgrado quel prevaricante passato di reginetta iperdisponibile dei salotti bene di New York, esulando volutamente da tale cesellata nomea, lui l’aveva sposata.

E si era innamorato come se lei fosse stata la più candida e femminea delle nobili fanciulle al ballo delle debuttanti dell’alta società, evento testimone dell’inizio della sua carriera di arrivista, o forse di ciò che ne era stata unicamente l’evoluzione.

Della famiglia di Sandra era rimasto soltanto il titolo, il padre aveva dilapidato il patrimonio di generazioni in donne e gioco d’azzardo. Probabilmente la morte della moglie era stata fin troppo insostenibile per non concedersi ad una vita così dissennata, per di più diventando il peggiore degli alcolisti e finendo per morire di cirrosi epatica.

E Sandra, rimasta sola con un titolo nobiliare e tanto risentimento in seguito a tali, inique disgrazie capitate a proprio lei, era divenuta algida e dotata di un’artica propensione speculatrice. Aveva imparato a ragionare come le donne che aveva frequentato suo padre, nel ritrovarsi sin da piccola ad avere, al suo cospetto, quegli unici modelli femminili da emulare.

Una discreta quantità di denaro era sopravvissuta alla morte del padre, ma non sarebbe durata a lungo. Anche la tenuta appena fuori città, con annessi piccoli possedimenti terrieri era in via di decadimento, e lei, agguerrita e risoluta a non abbandonare quello stile di vita tanto osannato, aveva finemente tessuto la sua tela per sfruttare appieno la sua consumata arte, eruditamente addotta all’educazione aristocratica di cui era fornita. Non aveva lasciato nulla al caso.

Ed era stato lì, che Damian l’aveva vista per la prima volta, al ballo delle debuttanti, con il fluente abito bianco, maestoso, come se fosse stata una principessa.


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Lui ne era rimasto folgorato. A quei tempi Sandra era stata poco più che diciottenne e, nonostante la giovanissima età, si era già lautamente concessa ai più illustri rampolli di buona e facoltosa famiglia americana, cercando una degna, prospera sistemazione. O magari solamente una fuga, sì, forse una fuga da se stessa.

L’aveva ammirata tutta la sera, nei suoi lisci capelli corvini raccolti in un lustro chignon con orchidee bianche, applicate come una corona sulla sua testa e sull’intera lunghezza del vestito, che le scendeva soffice e fluttuante come una nuvola.

Tuttavia, a quell’epoca, lui era stato solo un giovane laureato desideroso di creare grandi cose, trovatosi lì per caso, e Sandra non lo aveva affatto notato. Lui ne era stato consapevole.

E l’immagine di lei lo aveva accompagnato per anni, trasformandosi in un’autentica ossessione, un’icona, tanto da idealizzarla a tal punto, che Damian aveva organizzato la sua vita per poterle rivolgere la parola, almeno una volta.

Di certo, a quel tempo, non aveva presentito cosa o chi lei fosse in realtà, poiché di solito in questi colpi di fulmine stimolati dalle sole immagini e forse aspettative, si è portati a vedere soltanto ciò che si vuole vedere.

Negli anni a venire, dopo quell’incontro, Damian aveva faticato molto per dar vita al suo piccolo impero, pur svolgendo un egregio, encomiabile lavoro, e si era concesso ad una moltitudine di relazioni, pervenendo talvolta a credere di essersi infatuato di alcune delle donne con cui si era legato. Ma l’immagine di lei era ricomparsa puntualmente, la notte, nei suoi desideri più reconditi e dirompenti.

E adesso era lì, affogato nella sua angoscia, ma forse mero rancore, nel non riuscire ancora ad accettare quello che era divenuto un insostenibile epilogo, non tanto per la realtà a cui era giunto, ma per quanto ci avesse creduto, per quanto ne fosse intimamente deluso.

In un attimo distolse lo sguardo da quella fatidica rivista, come risvegliato da uno spossante torpore, avendo udito bussare all’elegante porta in mogano del suo ufficio.

«Si può?» Era Jordan, il suo più caro, fedele amico e consigliere, nonché vicepresidente della sua società.

Amico di famiglia da anni e factotum di suo padre, Jordan aveva anche intrapreso un’eccellente carriera politica e, al presente, rivestiva il ruolo di braccio destro del nuovo sindaco di New York. Alla morte dei genitori di Damian l’uomo era stato il primo, o forse l’unico, ad aiutarlo a lenire, a superare quel tirannico, incontenibile dolore, quel malversante senso di vuoto che gli si era creato intorno, dentro.

E Jordan seguitava tuttora a stargli accanto come una specie di angelo custode, saldamente propenso a devolvergli ogni minimo supporto, nonché quel calore umano, vero e sincero, di cui Damian necessitava, benché quest’ultimo celasse alla perfezione tale sua mancanza, questa sua impellente esigenza, principalmente nell’ambito della sua professione, dov’era ritenuto un uomo a dir nulla freddo e calcolatore, cinico e imperturbabile, addirittura insensibile, e che incuteva imponente timore ed assoluto rispetto, in egual misura.

«Vieni pure» lo accolse Damian, inarcandosi all’indietro sulla poltrona, al fine di snodare al meglio i suoi muscoli contratti.

L’uomo lo scrutò sulla porta e notò subito la rivista adagiata sulla sua scrivania. «Non posso crederci… ancora sei lì, che ti logori per quell’isterica. Damian, non puoi minare la tua vita e il tuo lavoro in questo modo.»

«Non è come pensi» lo corresse, sollevando i suoi occhi blu, carichi di trasparenza.

Jordan restò muto per diversi secondi, fintanto che non si scrollò e decise saggiamente di ovviare il discorso. «D’accordo, passiamo oltre. So che la tua assistente è in maternità, hai già operato una selezione per sostituirla?»

Damian scosse il capo piuttosto assorto. «Non ancora, sto cercando di risolvere questo contratto nella maniera più indolore possibile.»

Sandra questa volta aveva superato se stessa. Nel momento in cui si erano rincontrati ad un galà organizzato in onore della vincita delle elezioni del nuovo sindaco, stavolta lei lo aveva notato, eccome.

Lui, scintillante nel suo smoking magnificamente a misura, la chioma nera e stringata che risaltava dal niveo bianco della sua camicia, la pelle ambrata che faceva emergere i suoi occhi di un blu profondo e cristallino, l’avevano colpita, anzi, affatturata all’istante.

Il suo modo di agire deciso che trasudava potere e determinazione, risoluzione ai più elevati livelli, associato a quella figura quasi scultorea, l’aveva affascinata al primo sguardo, e nello stesso tempo in cui le avevano riferito con discrezione chi fosse in realtà quell’uomo misterioso, aveva deciso che sarebbe diventato suo, ad ogni costo e anche alla svelta.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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