La Generazione degli Anni ’70, un piede tra due Ere

Noi siamo una generazione strana, quella nata negli anni ’70. Una generazione che conserva ancora il sapore della vita senza tecnologia. Rammento che all’epoca in cui andavo a scuola non esistevano cellulari e computer, Internet era un concetto inesistente e non esistevano neanche macchine fotografiche per poter fotografare un’immagine sullo schermo di un televisore. Oh, se ci ho provato!

«Sono in fase di brevetto, forse un giorno» mi diceva il mio fotografo, quel poveretto che sommergevo ogni settimana, puntualmente, di rullini fotografici e di domande. Ho sempre follemente amato la fotografia, i ricordi, immortalare momenti speciali con le persone che ami…

Mi ricordo quando avevo da poco superato i vent’anni, il primo cellulare… non lo aveva quasi nessuno… tra i miei amici fui la prima e spesi 1.700.000 lire per un ETACS della Motorola, un vero e proprio mattone, il cui invio degli SMS era ancora utopia. Le tariffe? Uh! Con la SIP (Telecom) pagavi quasi 2.000 lire al minuto, per non parlare del costo dell’abbonamento ultra-lusso e della ricezione, potevi telefonare solo in cima ad una montagna…

«Sai» mi disse un mio amico «in futuro ci sarà l’opportunità di inserire nel cellulare una scheda con un numero che potrai spostare da un telefono all’altro, con un credito prepagato senza l’obbligo di avere un abbonamento, e potrai telefonare ovunque grazie all’utilizzo dei satelliti.» Sembrava una cosa eccezionale, una rivoluzione.

Ed ecco che, nel giro di 10 anni, oltre alla rivoluzionaria invenzione della SIM, con gli SMS arrivano anche gli MMS, le fotocamere sui telefonini… fino ad arrivare ad Internet e la possibilità di comunicare sui Social, i Social… altro che passi da gigante, in pochissimi anni la tecnologia si è sbalzata di un salto mastodontico, come se fosse passata dal paleolitico al neolitico in un colpo solo, lasciandoci tutti inebetiti. Se me lo avessero detto fino a 15 anni fa non ci avrei mai creduto, di poter intessere relazioni attraverso una tastiera ed un monitor… consolidare splendide amicizie esclusivamente virtuali, incontrare l’Amore…

Credo che la sensazione valga un po’ per tutti quelli della mia età, anche se forse lo hanno dimenticato… hanno dimenticato cos’era uscire senza telefono o il Social in tasca… le passeggiate del doposcuola per cercare un amico od un ragazzo che ti faceva battere il cuore, poter soltanto vederlo e fargli un sorriso, catturargli uno sguardo e portarlo a casa con te nei tuoi sogni della notte a venire… quanti chilometri su e giù per il Corso principale, su e giù, su e giù, fino allo sfinimento… o per cercare una cabina telefonica per dire: «Mamma, ho perso l’autobus!» E ritardare fino al massimo possibile il tuo rientro a casa… Quale miglior pretesto, il non avere nessuno che ti cambiasse un gettone per telefonare? Mitico gettone… e quanto pesava! Perché mica te ne bastava uno… se prendevi possesso della cabina c’era tutta una lista di amici, o di persone che da casa era vietato chiamare.

«Ancora al telefono!» Quando paparino alzava la cornetta per telefonare ad un cliente e ti udiva ancora confabulare di segreti ed emozioni… Ed eccole qua, le più salate punizioni, il lucchetto al telefono! Oppure, «per una settimana solo casa e scuola»… che martirio! Parlavi con il muro o ti toccava studiare… Eppure bei tempi… tempi in cui ti bastava una paghetta settimanale di 10.000 lire e ci trascorrevi interi pomeriggi senza troppe pretese, una pizza, una Coca Cola, e tante risate con gli amichetti del cuore nella pizzeria all’angolo della strada dove avevi il ritrovo del tuo gruppo. O magari quando ti rinchiudevi di mattina in un pub per aver marinato la scuola, giocare ridere scherzare… guardarti negli occhi e gioire di un sorriso…

Trova AmoreOra dove sono i sorrisi? Guardi la foto su un profilo, leggi un commento con uno smile, questi sono i sorrisi della nuova Era… «Ti abbraccio», come se fosse la stessa cosa… il calore di un abbraccio sarà sempre insostituibile, non c’è Social che tenga… non c’è tecnologia più appagante di un tenersi per mano, di un guardarsi trasognati negli occhi, di un bacio… passeggiare lungo i viali alberati della tua città e sentire le stagioni, il sole sul viso, la pioggia il freddo… la differenza tra la notte e il giorno, l’incanto della luna… Ricordi preziosi… il tempo in cui scendevi sotto casa appena adempiuti i tuoi doveri di studente e correvi, giocavi a nascondino o a campana, «Un due tre Stella!» …per competere con la tua super-modificata BMX o gironzolare con il tuo Bravo, e chi se lo dimentica il “Ciao”… rosa! E scrivere cartoline, lettere… fiumi e fiumi di inchiostro… quante penne consumate!

Ricordo che quando trascorrevo le vacanze estive dai miei nonni in Belgio dedicavo intere giornate a scrivere cartoline per i miei amici della lontana seppur amatissima Italia, con una lista di fronte che non terminava mai… e poi uscire fuori e sognare in giardino, guardare tuo nonno che potava le rose e coltivava l’orto… Tutt’altro che chiudere il libro ed accendere subito il PC, trascorrere tutto il tuo tempo libero rinchiuso in una stanza a giocare su un portale, immergersi in un mondo totalmente fantastico e virtuale, irreale… a chattare o scriversi sui Social.

Io sono la prima, non lo nego, sarà un po’ per la professione che svolgo, la quale mi costringe perennemente davanti ad un PC, e un po’ per le occasioni che scarseggiano, quando mi capita di uscire per svagarmi od essere in compagnia di amici. Sono così rade che perdi l’abitudine, perdi persino l’abitudine della semplice conversazione a tu per tu… non si esce più come una volta, soprattutto le persone della mia età, un po’ per la crisi, un po’ perché si è perso il senso del “contatto”, e la differenza si nota… si sente.

Per noi che ci siamo nati e cresciuti è un po’ più difficile stabilizzarsi in questa condizione, in questa realtà. E francamente in mezzo ai ventenni di oggi non mi sento tanto a mio agio, sono lontani mille anni luce dai miei canoni di vita, dai miei principi e dalle mie idee, anch’io conservo ancora quel sapore… È troppo il divario che sussiste, la mentalità, il modo di raffrontarsi, la velocità, lo “sballo”… e pensare che al tempo dei miei vent’anni mi trovavo benissimo con i quarantenni, tanta differenza non si percepiva, eravamo creature dello stesso pianeta…


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Ecco, noi degli anni ’70 siamo coloro che hanno vissuto due mondi, un po’ come E.T. che si ritrova sulla Terra, o forse come andare su Marte… Mi stupisco grandemente di come ci siamo adattati, perché se le altre generazioni, le generazioni precedenti hanno avuto più o meno modo di assistere ad un’evoluzione che si è dispiegata lentamente, nel corso dei decenni, dei secoli, noi ci siamo ritrovati da una cabina telefonica ad un Internet Cafè in un battibaleno, neanche il tempo di esclamare: «Ops!»

Abbiamo assistito alla nascita di una nuova Era eppure teniamo un piede fermo in quella in cui siamo cresciuti e diventati pressappoco degli adulti. Ma l’effetto si sente, eccome… molti individui della mia età si sentono alle volte esclusi, nostalgici, sebbene il trantran tecnologico quotidiano mascheri e addirittura stronchi il ricordo, il ricordo di un altro mondo in cui l’odierno quarantenne è cresciuto. E spesso è il primo a nascondersi dietro ad un monitor per socializzare, per inibire paure e non perdere il controllo delle situazioni…

E ci definiscono “strani”, le generazioni moderne, i nostri stessi figli… alcuni genitori non riescono a fare i genitori non perché “incompetenti”, bensì perché sono fortemente spaesati, altalenanti e confusi, a volte contraddittori… i nostri genitori invece rammento che erano ben ferrati! I loro esempi non si possono più seguire, come essi facevano a loro volta con i nostri nonni, è tutto completamente diverso… Ora non si possono più porre freni, non c’è più controllo, monitoraggio, con Internet anche dentro casa non si è più al sicuro, la stessa tecnologia è galeotta per combinare disastri, per ritrovarsi al Pronto Soccorso o al camposanto nel giro di cinque minuti…

Forse siamo i primi ad escluderci, forse siamo proprio noi a creare questa linea di demarcazione e a mantenerla impressa nelle nostre stesse menti senza nemmeno rendercene conto, sebbene magari siamo insuperabili nell’uso di questa tecnologia o i più sfegatati utilizzatori di Facebook… Ma il ricordo c’è sempre, il ricordo di un’altra vita, nella stessa vita… e di tanto in tanto volgiamo lo sguardo indietro, riviviamo materialmente quei remoti periodi, ne risentiamo il sapore, i profumi e le sensazioni… allora iniziamo a viaggiare con il pensiero e nel bel mezzo di una conversazione ci togliamo la parola, guardiamo oltre il volto del nostro interlocutore, guardiamo oltre… vediamo altro. «Certo che sei strana…» Ma già tanto che non ti dicano che sei pazza…

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© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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