D’UN TRATTO LEI, Cap. 2

«Non faccia l’avvocato con me, lo sa benissimo a cosa mi riferivo» s’inasprì lei, nel sentirsi trattare come una demente, o se non altro al pari di una sempliciotta di paese.

Lui ghignò tra sé per quella pepata ribellione. «Mi chiedevo soltanto come mai avesse già disegnato un quadro su di me per alcune, o meglio, limitate frasi che ho enunciato, visto che in conclusione, non sa nulla di concreto su di me.»

«Anche l’apparenza non le è tanto d’aiuto» lo apostrofò lei, infioccando uno sberleffo altezzoso. «E rimango sempre del parere che dove c’è fumo, c’è anche fuoco.»

«Cravatta e Ferrari, giusto?» la rimbeccò Angel, ornatamente sardonico.

«Non speri di beffarmi, signor Wild, io non mi appiglio a questo genere di apparenza» s’increspò, ottimamente colta al nervo.

«E quali altri elementi sussistono, a parer suo, considerando che ha visto esclusivamente questo lato di me?» la tallonò lui, aspramente insistente. «Ah, è vero, mi perdoni, io non sono un uomo, o piuttosto, sono un maschio. Da cosa lo avrebbe evinto, dall’odore?»

A quell’invereconda uscita lei si contrasse, si voltò all’istante verso di lui e lo fulminò con lo sguardo. «Da queste ultime due parole.»

Per un attimo si fissarono, si saettarono, in un tacito scontro fatto di fuoco e di burrascosi messaggi, prorompenti, finché Madelyn non rimosse pugnacemente gli occhi e si arrestò con l’auto.

«Prego, la sua confortevole suite» lo motteggiò, indicandogli con un solenne palmo all’insù, l’entrata dell’ostello.

«La ringrazio, signora» compitò lui, a dir meno mordace. La fissò esauriente per qualche secondo, e con estrema calma, impassibile, scese dal veicolo.


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«Sei proprio bloccato!»

«Già, per merito tuo, un’altra come questa e cambio socio, stanne ben certo» lo avvisò Angel, nel mentre che si spalmava snervato sullo schienale della poltrona, nella stanza che aveva affittato.

«Suvvia, puoi approfittarne per riposarti, magari trascorrere una serata interessante, diversa dal solito» gli prospettò Brent, sogghignante, finemente allusivo.

«Diversa lo è di sicuro, tenendo conto che sono in un forno crematorio dove non c’è neanche la Tv via cavo» recriminò lui, passandosi una mano tra i capelli, accaldato, sfiancato.

«Fa davvero così caldo?» desunse, perché a prescindere da codesta fissazione dell’amico, il fatto che lo ripetesse così di frequente, quasi al divenire petulante, Angel che di norma non era talmente lamentevole, specie per la spropositata dignità che possedeva, lo stava inducendo a capacitarsi che il suo socio stesse soffrendo parecchio, che quella situazione fosse per lui veramente insostenibile.

«Da morire, oltretutto non c’è l’aria condizionata in camera, neppure in tutto lo stabile, pare che ci godano a vivere la calura in questo benedetto villaggio» sbuffò, innalzando il capo per rinfrescarsi il collo con la lievissima brezza che proveniva dalla finestra aperta, calda, ma almeno era aria.

«Anche qui a Phoenix fa abbastanza caldo» annotò l’altro, da ultimo, per tirarlo un pochino su, per impedire che si fissasse, altrimenti avrebbe senza dubbio avvertito molto di più l’afa.

«Sì, però non sono più abituato, lo sai che abbiamo l’aria condizionata dappertutto in città e di conseguenza il caldo si avverte relativamente.»

«Hai ragione, noi non viviamo più le temperature naturali, ma… dimmi, com’è la popolazione femminile da quelle parti?» svicolò, sia per allontanargli quel pensiero, sia perché questo aspetto lo interessava in abbondanza.

«Peggio che andar di notte e con il caldo più asfissiante» si inacerbì Angel, ripensando all’esemplare femmineo che aveva avuto la malasorte d’incontrare nell’autofficina.

«Ah, sì? Sono così inguardabili?» cavillò Brent, dato il tono lindamente disgustato dell’amico.

«Non ne sono sicuro» espresse, ancora un po’ disturbato dall’antecedente invasivo pensiero. «Ma se le piccole miss che popolano la zona sono come colei che ho incontrato oggi, se sono di un tale stampo, addio figli e matrimoni, prevedo che la popolazione si estinguerà nel giro di cinquant’anni!»

«Potrebbe essere un caso particolare, non pensi?» patteggiò, nell’intento di non fargli gettare la spugna prima del tempo, perché in definitiva quella del socio poteva rappresentare una ferace opportunità di distrarsi.

Angel era sempre a lavorare, fin troppo zelante, così tanto da pervenire ad essere talora eccessivamente nervoso per la sua iperdinamicità, il suo non arrestarsi mai. E siccome il fattore svago veniva associato da Angel prettamente al bel sesso, Brent ci aveva sperato che fosse l’occasione adatta per sbizzarrirsi, essere in un luogo dove nulla lo gremiva di impegni e preoccupazioni legate al lavoro, una libertà mentale di fondo che lo avrebbe agevolato a dare il meglio di sé.

«Me lo auguro, Brent, perché se è il prototipo di donna che abita in quest’area dello Stato, non mi stupirei se fossero tutti gay.»

«Dove l’hai conosciuta, nel locale in cui ti eri fermato per colazione?» mirò, in quanto sentirlo parlare di quella tizia, bene o male che fosse, voleva indicare che in un certo qual verso, lei lo avesse colpito.

«No, nell’autofficina che dovrebbe ripararmi l’auto, lavora lì come meccanico.»

«Ah, originale…» chiosò, intrigato da sunnotata particolarità, giacché nell’epicurea lista di Angel mancava di sicuro una tipa del genere. “Molto promettente.”

«Tutto è originale in lei, Brent, ma in negativo, te lo assicuro. Comunque è una ragazzina, avrà poco più di vent’anni, anzi, un maschiaccio, per essere precisi» accentuò, di nuovo infastidito.

«Beh, puoi sempre uscire a farti un giro per vedere com’è il resto» gli suggerì, sempre più pungolante, perché alla fine dei conti, conoscendo il suo socio, ci avrebbe scommesso che non avrebbe resistito, soprattutto con un soggetto particolare come quello sopraccitato. Era un’abitudine eccellentemente inveterata in lui, senza contare che questo genere di sfide lo allettavano ben troppo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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