LA SOFFERENZA NON UCCIDE, LA PAURA NON FA VIVERE, Cap. 1

«Sly, lo hai sempre saputo che odio la baraonda delle discoteche e, se ben ricordi, anche all’epoca in cui andavamo al liceo non vi ho mai seguiti in serate di questo tipo. Non partecipavo neanche ai party della confraternita, quindi perché alla fine mi avete portato qui?»

L’uomo interpellato si sbracciò con fare vivacemente enfatizzato, bardando una boccaccia corrucciata ma giullaresca. «Amico, ed io che ci posso fare, non è mica colpa mia se gli si è allagato il locale giusto oggi pomeriggio!»

«Ne sono al corrente e me ne dispiace, che Gerald abbia avuto di questi problemi, ma in qualsiasi evenienza avremmo potuto rimandare a quando avesse risolto. O al limite scegliere un posto differente, molto più tranquillo ed accessibile» lo disapprovò Luke, piuttosto stressato, mentre s’incamminava lungo il corridoio facendosi spazio tra la calca di gente che gremiva il luogo, dopo aver consegnato il coupon d’ingresso al buttafuori.

«Oh, andiamo, non fare storie, con qualche drink opportunamente caricato ti scioglierai in quattro e quattr’otto, vedrai che ci divertiremo. Del resto siamo tutti insieme, e poi considera che qui noi siamo di casa, abbiamo parecchia familiarità con l’ambiente, specialmente coi barman» ammiccò Sly, circondandogli le spalle per introdursi nel club, dacché gli altri del gruppo erano già partiti spediti verso il bancone per fare il primo brindisi celebrativo.

«Sottoscrivo in pieno» s’immise un altro dei suoi amici, sbarcandogli una gaudente pacca sulla spalla. «Non devi dubitare nemmeno per un microsecondo!»

«Spencer, siamo dei quarantenni, possibile che non lo vedi, siamo attorniati da ragazzi che hanno come minimo dieci anni in meno di noi. Qui siamo altamente fuori luogo, e anche ridicoli, a dirla tutta» protestò lui, procedendo a stento e man mano più snervato, insieme a loro per raggiungere il bar.

«Ohi, frena!» si ribellò Spencer, rimbrottandolo un tantino sdegnato. «Noi abbiamo lo spirito giovane, lo sai, forse persino più di loro, e di certo ci camufferemo alla grande. Ma in ciascun caso qui sono già tutti sufficientemente brilli, per cui non faticheremo affatto a stare al loro passo.»

«A quanto vedo siete già a buon punto» rimarcò Luke, incurvando un sopracciglio con aria sottilmente derisoria.

«Centro!» si galvanizzò l’amico, che si portò un palmo alla bocca per coprire il suo ridacchiare, molto più che sghignazzante.

Alla sua lepidezza Luke sogghignò allietato, scuotendo fintamente esasperato il capo. «Siete incorreggibili, non crescerete mai… da quanto tempo state bevendo?»


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«Dall’aperitivo di stamattina non abbiamo mai smesso, dovevamo metterci in perfettissima forma per te!» propagandò Sly, prontissimo, lanciandosi a ridere sguaiato.

«Puoi dirlo forte!» s’infilò Gavin, pur egli spumeggiante. «Un evento eccezionale come il tuo matrimonio, tu che ti sposi, l’unico del gruppo che credevo non si sarebbe mai accasato, ci hai davvero stupiti. Perciò bisognava festeggiare in sontuosissima regola, come si deve, anche fino a domani mattina… ventiquattrore no stop!»

«Io invece prevedo che berrò tutta la settimana, fino al giorno delle nozze. Non voglio riprendermi perché dopo mi riprenderò sul serio, alla vista di quello spettacolo!» scrosciò Spencer, che non riusciva a frenarsi dal ridere.

«Perché, tu ci credi seriamente che si sposerà?» affondò Gavin, infioccando un fare sardonicamente burlante. «Secondo me è solo un furbastro pretesto per fare festa, dal momento che ultimamente si stava annoiando un po’ troppo con la sua vita barbosa, e voleva fare qualcosa di diverso per darsi una scossa!»

«Uhm… vero, a questo non ci avevo pensato!» si accodò l’uomo, riecheggiante. «Luke sposato, più utopia di così non immaginavo ci potesse essere, e invece ha battuto un altro record!»

«Piantatela di fare gli idioti, per prima cosa di bere, sta iniziando a darvi alla testa» li azzittì Sly, mentre gesticolava con finto piglio serioso e bacchettante. «Sposato o no, con Brittany o meno, ormai è indubbio che il nostro beato tra le donne abbia tutta l’intenzione di mettere la testa a posto.» Si arrestò un secondo, suggestivo, prima di saporitamente completare: «Perlomeno con una alla volta.»

«Sì, se la catena reggerà! O dovrei dire guinzaglio?» potenziò l’altro, buttando all’indietro il cranio per come si fosse divertito da solo, grazie a questa sua berteggiante replica.

E subito, senza farsi scappare lo spunto Gavin coronò: «Ah ah ah, l’importante è partecipare!»

Arridendo, Sly gli scucì un ludico occhiolino. «Già, l’impegno va comunque premiato.»

«Ma non sempre volere è potere, non se si tratta della testa di Luke, ammesso che sia vero, che la voglia mettere a posto!» speculò costui, perché a parte tutto, non era tanto convinto di quel suo progetto come dire, casalingo, conoscendo a pennello il soggetto che, il definirlo libertino, era un’assoluta quisquilia.

«È tempo che anche voi mettiate la testa a posto, avete ormai l’età in cui è doveroso» li apostrofò Luke, ricambiando amenamente il loro faceto gioco, seppur munito di una posa alquanto insofferente a causa di quel giovanile viavai pressante ed insistente, che scorreva frenetico ai suoi fianchi.

«Per un uomo normale sì, senza dubbio, ma non per uno come te!» strombazzò Spencer, fragoroso, veridicamente convinto di questa sua apparente facezia.

«Questo non posso contestarlo, teoricamente io sarei un po’ fuori dal coro sotto quell’aspetto, ma a un dato momento bisogna cessare di combinare danni, prima d’incappare in situazioni spiacevoli. Credo che tu lo sappia molto bene che, aumentando l’età, aumentano di pari passo anche le complicazioni» imputò Luke, scoccandogli un’occhiata un filino ammonente.

«Ah, sentilo, vieni a dircelo proprio tu!» insorse Gavin, gesticolando forse più di Sly. «Tu che eri un maestro in queste, come le definisci tu, situazioni spiacevoli. Riuscivi a tenerne tre in simultanea, addirittura senza che nessuna sospettasse l’una dell’altra!»

«Beh… ho perso un po’ la mano» parafrasò lui, con un’evasiva alzata di spalle.

«Eh, a chi vorresti darla a bere!» lo sbugiardò Sly, sberciando come un forsennato. «Il tuo tocco non lo hai perso, ci puoi contare, è l’unica cosa sulla quale giocherei mia madre!»

«Se lo dici tu» lo derise Luke, ridendo gaio, e riprese a camminare verso il bancone per quantomeno pareggiarsi alla loro ilarità, allentare un attimo l’ansia.

Sin dapprincipio, quell’uscita con i suoi più vecchi amici l’aveva ritenuta un onere e non di sicuro un diversivo, impegnato com’era in questo periodo per l’avvento di diverse magagne che lo avevano sfiancato nella sua società, senza includere i preparativi del suo matrimonio che non avrebbe mai previsto talmente impegnativi e spossanti.

Francamente non si era sentito granché in vena di far fronte ad una serata di follie, neanche di festeggiare, figurarsi quando poi lo avevano trascinato fin lì, dove l’ambiente non gli risultava molto elegante, oltre che essere spiccatamente giovanile. Ma non per l’eleganza in sé, bensì perché circolavano facce che non tanto lo convincevano, sicuro che le loro condizioni non fossero strettamente dovute all’alcool, e che la loro occupazione non fosse delle più rispettabili, particolarmente dal punto di vista legale.

Di fama, indirettamente lui conosceva il Lamplight, per alcuni suoi affari che si erano intrecciati con i gestori di vari locali notturni, esso compreso.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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