LA SOFFERENZA NON UCCIDE, LA PAURA NON FA VIVERE, Cap. 1

«Ehi, perché vi siete fermati qui in mezzo?» sopravvenne Dick che, dal bancone, avendoli scorti insistentemente piantati in quel punto, si era incamminato per ritornare da loro, per comprendere cosa ci fosse di tanto interessante da averli bloccati.

«Dick, ho l’impressione che ci sarà da divertirsi» banchettò Sly, sganciando un’occhiata simbolica a Luke che immantinente la ricambiò, sagomando al contempo un sorriso malizioso.

«Che accidenti avete in mente, voi due?» Spencer aggrottò la fronte, scambiandosi uno sguardo stupefatto con Dick. Era ignaro di quel che stesse avvenendo in cosiffatto contesto, giacché non aveva ascoltato le ultime frasi proferite dai due amici, intento com’era stato a guardarsi attorno per studiare la situazione, la varietà femminile che, in loco, si proponeva ai suoi famelici occhi edonisti.

«Che io scommetto cento dollari che Luke non riuscirà nemmeno ad uscire con lei» riepilogò Sly, che stava fremendo come un ragazzino per l’appetitosa prospettiva che gli si presentava dinanzi. Non gli pareva quasi vero.

«E chi mai sarebbe?» perlustrò Dick, increspando perplesso le labbra.

«La nostra ragazza immagine» scandì Sly, nell’indirizzare una fugace guardata al cubo per schiarire la loro perplessità, ammiccandogli poi complice per spronarli a partecipare, dacché erano tutti provvisti della consapevolezza di che tipo fosse la donna. Frequentavano spesso quel locale, diversamente da Luke, ed erano a perfetta conoscenza delle condizioni, o più per l’appunto delle evoluzioni, che si prospettavano a quel loro intrigante gioco.

Luke rincarò quel sorriso, niente affatto scoraggiato dalla sua aria bonariamente subdola che lui aveva individuato benissimo. «Ed io ne scommetto mille, cento per ognuno di voi che siete esattamente dieci, che lei s’innamorerà di me prima che io arrivi all’altare, il giorno del mio matrimonio e quindi con scadenza tra una settimana esatta, il che sarà giustamente off-limits. Dopo tale data niente più donne né giochi, o scommesse goliardiche.»

«Io ci sto!» zampillò Gavin, all’istante, che ritornato anch’egli per informarsi sulla loro sosta, aveva udito l’ultima parte del suo discorso, non l’inizio o il soggetto interessato, tuttavia quello che aveva udito era per lui più che sufficiente, già parecchio allettante. «Vado ad avvisare gli altri che sono al bancone ad aspettarci, e scommetto che nessuno si tirerà indietro!»

«D’accordo, e tu, Spencer? Dick?» li consultò Sly, sbrigativo, prima che Luke ci ripensasse, giacché in realtà questa non l’aveva affatto sperata, che l’amico si lanciasse a capofitto in questa sorta di gara che aveva poco a che fare con i principi e i presupposti che si era imposto nella sua nuova vita.

«Contaci, e sono sicurissimo che anche gli altri non si lasceranno sfuggire l’occasione di vedere il primo clamoroso fallimento di Luke Biscayne. E questa volta, più unica che rara, non me la voglio di certo far scappare!»


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«Eccellente, allora possiamo incominciare da subito» accelerò Sly, voltandosi con un gesto furtivo alla sua destra.

Luke lo scrutò indagatore, avendo rilevato una nota anfibola dal suo tono. Sicché, si volse nella direzione dove l’amico aveva inchiodato l’occhio, avvistando istantaneamente la donna in questione che stava camminando verso di loro, tallonata da un addetto alla security per dirigersi ai camerini.

E con grandioso sbigottimento di tutti, costei, passando accanto a Luke, inaspettatamente lo guardò, forse perché abbastanza sorpresa di averlo incontrato lì. Non le era parso un tipo che potesse frequentare certi locali, e quell’istintivo comportamento era probabilmente teso ad appurare se fosse realmente lui, osservarlo bene, non aveva idea per quale motivo le interessasse saperlo, però non aveva resistito all’istinto. Era stato più forte della sua coscienza.

Così rimase a fissarlo, mentre con vellutata lentezza lo oltrepassava, lui che restò fermo a raccogliere il suo inatteso sguardo, un po’ turbato in verità, prodigiosamente colpito dalla luce che lei sembrava effondere abbigliata con quei riverberanti lustrini e paillettes, il suo make-up accentuato ma raffinato, coronato da quei dorati capelli che riflettevano ipnotici ai fari psichedelici del locale.

Gli amici presenti si guardarono esterrefatti, trasmettendosi con gli occhi la loro scatenata incredulità, a dir poco, non lo avevano senz’altro pronosticato, che Luke ci sarebbe già riuscito, così, senza far nulla e nel tempo di una folgore.

Leilah si protrasse ad osservarlo indecifrabile, tanto quanto Luke che non perveniva a comprendere cosa lei si fosse ripromessa di dirgli attraverso quel misterioso, intrigante sguardo, perché a dispetto delle sue manifestate intenzioni di irretirla, che ci sarebbe brillantemente riuscito, non ne era stato un granché sicuro. In verità molto poco, tenuto conto che quella donna, sin dal primo momento che l’aveva incontrata nella sua società, non gli era parsa un tipo comodamente adescabile, all’inverso. Pertanto, anche lui era assai stupito che lo stesse guardando con tanta perseveranza, che dunque lui l’avesse in un dato senso colpita per giungere a comportarsi in quella maniera, come, a detta di Sly, non era solita fare.

Ed appena Leilah disparve tra la ressa di gente, Sly si accostò ad un suo orecchio, e sempre più trasecolato gli domandò: «Come diavolo hai fatto?»

«Fatto cosa?» ribatté lui, continuando a fissare quella danzante figura che, di spalle, in quella succinta ed erotica mise lo stava, ogni secondo in più che trascorreva, smodatamente intrigando.

«A farti guardare!» schiumò l’amico, un po’ indispettito da quel suo modo di fare glissante.

«L’ho conosciuta oggi, come ti ho riferito pochi minuti fa» gli ricordò lui, ancora incatenato da quella sensualissima visione che non arrivava ad abbandonare con gli occhi, come se fosse stato egli vittima di un folgorante incantesimo.

L’altro si soffermò un attimo a riflettere, perché se in antecedenza non gli aveva dato opportuno peso a quanto figurava, nell’ipotesi che Luke lo avesse detto tanto per dire, per dare un tono solleticante alla faccenda, adesso la situazione non gli quadrava. L’amico non bazzicava per locali notturni, tutt’altro, erano anni che non usciva neanche più di casa, eccetto qualche cena o aperitivo, e qualche rado evento mondano con la sua futura moglie.

«E dove l’avresti vista?»

«È il pony express che nel pomeriggio mi ha recapitato il vostro solenne messaggio» lo ridicolizzò lui, ora guardandolo sorridente negli occhi.

«E cosa è successo?» fiutò Sly, indagante, anche parecchio sorpreso dalla particolare coincidenza.

Luke stavolta non afferrò, non discerneva l’univoco senso di siffatto interrogativo. «Nulla, perché, cosa dovrebbe essere accaduto a parer tuo?»

«Uhm… ne siamo davvero sicuri?» subodorò, travalicando la sua domanda, fondatamente valutata come una piccola ed abile tattica di sviamento. «Ehi, non è che ci stai busbaccando, che l’hai già abbordata, cotta e mangiata, e ci stai prendendo tutti per il naso!»

«Non tormentarti, Sly» sorrise ancora lui, divertito da quella sua ennesima boutade. «Non ci ho scambiato più due parole.»

«Beh, a come mi risulta erano parecchio significative…» osservò, raggrinzendo la fronte e le labbra in un’unica movenza.

«Ma piantala!» E lo prese sottobraccio tirandolo con sé. «Vieni, andiamo a bere, ho una gran sete.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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