LA SOFFERENZA NON UCCIDE, LA PAURA NON FA VIVERE, Cap. 1

Ma ormai c’era e di conseguenza doveva cercare di rilassarsi, magari anche divertirsi, dopotutto gli avrebbe fatto bene, si sarebbe alleggerito un po’, ridonato un poco di gioviale leggerezza. Negli ultimi anni si era sin troppo eclissato dal gruppo, era radicalmente cambiato, mentre invece ai tempi del liceo e in seguito del college, era stato il più pazzo e sfrenato tra tutti i suoi compagni.

In perenne ricerca di emozioni forti, aveva anche intrecciato molteplici relazioni amorose con l’altro sesso, ancorché quest’ultima fosse una peculiarità di sé che aveva conservato nel tempo, ma egregiamente affinato, divenendo un eccelso artista della seduzione, come appunto Sly lo dipingeva e lo aveva sempre dipinto.

Però, successivamente, con le responsabilità della sua professione, quelle donne che ad un certo punto gli erano parse tutte uguali, si era stancato ed aveva deciso di mettere la testa a partito, ormai persuaso che una donna come la voleva lui non esistesse. O, se non di più, che fosse in grado di fargli perdere la testa.

Così si era fermato, reperendo stimoli nella sua società e stabilendo infine di sposare Brittany, una delle poche, o forse l’unica, benché per contro abbastanza frivola e talora sfibrante, che fosse capace di tenergli il passo. Lei gli procurava emozioni più intense rispetto alle altre, sebbene molto distante dal perderci seriamente la testa, in buona sostanza dall’innamorarsene nell’effettivo significato del termine.

Non era stata l’unica, certo, e non era la prima volta che lui pensasse al matrimonio, sempre in linea teorica, giacché sul piano pratico non aveva mai ricevuto incentivi. Gli era sempre bastato poco per rinunciare all’idea, però in ogni donna che da qualche anno a questa parte aveva frequentato, aveva inizialmente veduto una potenziale candidata che avrebbe potuto agevolarlo nella sua crescita personale e giungere, una volta per sempre, a mettere quella benedetta testa a posto.

D’un tratto, nel mentre che proseguiva il suo impervio percorso tra tutti quei ragazzi smaniosi e saltellanti al sonoro ritmo musicale, diresse d’istinto lo sguardo alla sua destra. All’istante, notò una figura che da lontano emergeva su un cubo disposto al lato della pista e che, ballando, d’improvviso si orientò verso di lui con uno scatto che le ondeggiò la lunghissima chioma d’oro, bloccandosi all’immediato con gli occhi su di lui.

Appena la avvistò, o piuttosto, quando la distinse, Luke si piantò con gli occhi sbarrati su di lei e scattò all’indietro col mento. Era un po’ sconcertato, in primo luogo perché l’aveva riconosciuta, quantunque ella sfoggiasse una mise decisamente più sexy e femminile, di quella da lei ostentata nella precedente circostanza in cui l’aveva incontrata.

Era la donna che gli aveva consegnato il plico nel pomeriggio.

«Eh eh, poi dici di aver perso il tuo tocco… l’hai notata subito, ho ragione?» malignò Sly, approssimandosi discretamente al suo orecchio per non farsi leggere il labiale dalla donna che, ancora orientata nella loro direzione, li stava singolarmente guardando.

Luke scrollò intontito il capo, sempre con gli occhi fissi su di lei. «Scusa?»


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«Quella bambola, la ragazza immagine che balla sul cubo, quella che stai guardando in questo momento» precisò costui, occhieggiandolo facondo, pinguemente compiaciuto da quell’imprevista ma stuzzicante novità. Avrebbe senza meno conferito una ricreativa svolta alla serata, permettendo inoltre all’amico di svagarsi un tantino, come da tempo Luke non si concedeva.

«La conosco» accennò Luke, del tutto intrappolato da quel mirifico spettacolo. Era come se non riuscisse a strappare la sua attenzione da lei, lei che dopo essersi arrestata per una decina di secondi a fissarlo, immobile e manifestamente interessata a quella veduta, di colpo rinsavì e riprese disinvoltamente a ballare.

«Caspita… hai fatto colpo…» si complimentò l’uomo, impressionato, mentre Luke si teneva con lo sguardo saldato sulla donna. Sembrava folgorato.

Rilevando quell’inequivocabile postura Sly sghignazzò tra sé, via via più compiaciuto, folgorato lui adesso, ma puramente da una tempestiva e fainesca idea. «Lo sai, Luke, sai che ci hanno provato quasi tutti qui dentro, clienti e staff incluso, ma lei non ha mai degnato nessuno di uno sguardo?»

«Dove vuoi arrivare con ciò?» si destò lui, volgendo il suo completo interesse all’amico per scrutarlo insospettito in volto. Aveva arguito che si celasse un sottotitolo a tergo di tale notifica.

«Che, comunque, non credere sia così facile, neppure tu riusciresti a spuntarla, è un osso estremamente duro» lo avvisò l’uomo, dondolando eloquente il cranio per vispamente rinforzare questo suo avvertimento.

«Ne sei proprio sicuro?» rilanciò lui, saettandolo attraverso l’inarcata di un sopracciglio allusivo.

«Oh, andiamo, stai per sposarti. Non ci hai appena puntualizzato di dover mettere la testa a posto, facendoci nientemeno la ramanzina al riguardo?» contrattaccò, avendo ben ravvisato lo sguardo dell’amico, divenuto nuovamente predatore.

Ma d’altro canto era nella sua natura essere un cacciatore, perché se con gli amici o i rapporti sociali in generale Luke era una persona squisita, davvero introvabile per quanto di cuore, per quanto fidato, con le donne era invece sempre stato un soggetto micidiale. E nonostante avesse manifestato il sano e lodevole intento di diventare fedele, certe cose non cambiavano mai, come la natura delle persone, la sua indole era inestirpabile, troppo radicata per poter essere soffocata. Sly era conscio che alla prima occasione, quando ne sarebbe valsa la pena, sarebbe riaffiorata irruente.

E infatti lui, a riprova delle tacite previsioni del suo più caro amico di vecchia data, spavaldamente dichiarò: «Prima d’infilarmi quell’anello sono ancora libero. Non ho vincoli legali ed ho pertanto il diritto e la facoltà di spassarmela un po’, posto che dopo essermelo infilato, sarò costretto a infognarmi nella definitiva noia e ripetitività del matrimonio, in pratica a cibarmi della stessa pietanza per il resto della mia esistenza.»

«Non ci riuscirai mai!» lo sfidò Sly, per pungolarlo a regola d’arte, perché in effetti lo preferiva di più così, che vederlo compassato con quella Brittany che, pur se all’apparenza stimolante e solare, era per lui noiosissima. Lo avrebbe gradualmente spento, oltre che disincentivato, e Luke avrebbe di certo smarrito la sua peculiare energia positiva, la sua invidiabile carica emozionale, anche se alle volte espletata non proprio con condotta onorevole, quando raggirava qualche pollastrella di turno, facendole perdere cinicamente la testa e poi divertendosi a prendersi gioco di lei.

Ed erano state in parecchie poiché Luke, per così dire, le agganciava e dava loro il benservito. E siccome le seduceva veramente coi fiocchi, sembrando l’uomo più perfetto, migliore a questo mondo, e in tutto, le poverine s’innamoravano di gran carriera, saettanti colpi di fulmine e a razzo cadevano giù come birilli.

«Vogliamo scommettere?» Luke raccolse di volata la sfida di Sly, rincanalandosi repentino nello spirito goliardico di un tempo. Fu stimolato ai massimi, e non per mera vanità od esibizionismo, con il miserevole intendimento di dimostrare di essere l’unico capace in quell’ambito di adescarla, bensì perché un’arcana, indomita energia lo stava spingendo a farlo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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