LA RINASCITA DEL BOSCO INCANTATO di Letizia Sbaiz

«A cosa mi serve?» Gianpietro non crede a ciò che le sue orecchie stanno udendo. «Serve a creare luoghi incontaminati, dove le lotte tra gli Uomini sono un lontanissimo ricordo, dove le persone collaborano per il benessere di ognuno, dove la vita è gioiosa, spensierata, e dove giocare è sempre permesso, a qualsiasi ora e con qualunque persona o essere incantato che si conosca, senza alcun pregiudizio. La Magia serve a credere nei propri sogni, nelle proprie speranze, serve a creare dal nulla qualsiasi cosa si voglia o si desideri. La Magia è libertà, la Magia è vita!»

Gli uomini però non vogliono sentire ragioni, e azionano i loro strumenti di distruzione. Iniziano a correre con le loro motoseghe in mano, determinati a tagliare i primi alberi che incontrano, pensando di superare le cascate senza problemi, ma queste sono insormontabili e il loro getto d’acqua è potentissimo, tanto da scaraventarli a terra.

Altri si lanciano a tutta velocità con i loro automezzi, convinti di oltrepassare le barriere di fuoco, ma queste incominciano a bruciare i mezzi e gli uomini sono costretti a saltare immediatamente dagli abitacoli, per non rischiare di finire arrosto.

Altri ancora progettano di muoversi senza far rumore e cercano di addentrarsi nel bosco a piedi, ma cominciano a sprofondare nel terreno e per poco non affondano completamente. Solo la prontezza di riflessi del padre di Gianpietro permette loro di agganciarsi ad una corda che li porta in salvo.

Gli ultimi temerari non si arrendono e corrono urlando a squarciagola e inneggiando la loro causa, ma le nuvole sopra le loro teste prendono a scatenare fulmini e saette che li impietriscono tutti. Sembra non esserci soluzione alcuna per loro.

Davanti a questo scenario il papà di Gianpietro li richiama urlando: «Non c’è nulla da fare, amici, abbiamo perso, non vedete che non abbiamo alcun potere nei loro confronti?»

«Ma, capo, non crederà alle parole di suo figlio? È solo un bambino! Ci sarà pur qualcosa che possiamo fare, ritiriamoci e studiamo un altro piano, questa volta funzionerà» propone uno degli uomini.

«Allora non avete capito! Abbiamo fallito, e su tutti i fronti, per poco non perdevate la vita, cocciuti che non siete altro! Inoltre lui è mio figlio ed è giunto il momento che io lo ascolti una buona volta, finora l’ho fatto così poche volte… e poi guardatevi attorno, ha ragione, come ho fatto a non accorgermene prima!» L’uomo tanto burbero che c’è stato un tempo pare svanito, non esiste più, al suo posto sta fiorendo un uomo amorevole, gentile, e soprattutto un uomo capace di ascoltare le parole di un figlio. «Questo paesaggio è perfetto, di una bellezza emozionante, indescrivibile… Osservate bene, nel mondo reale non esistono questi incanti.»

Sentendo le parole del padre, Gianpietro piange di gioia e si lancia tra le braccia del suo amato papà, non ha mai conosciuto questo suo lato amorevole. «Papà, il mondo reale e il mondo fantastico potrebbero coesistere, ci potrebbe essere un unico mondo perfetto, solare, dove Magia e Realtà si fondono, e dove il Bene sconfigge il Male con una manciata di polvere magica. Ma ci pensi, sarebbe… beh… fantastico!» Gianpietro è proprio il bambino più felice del mondo.

Ma il suo papà sembra enormemente pensieroso. «Sfortunatamente gli adulti sono assai testardi e non cambiano idea facilmente, tu sei riuscito a farlo con il tuo amore e con l’amore che nutri verso questo popolo, ma non sarà facile convincere il resto del mondo.»


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«Beh, non abbiamo fatto cambiare idea solamente a te, ma anche ai tuoi amici. Guarda, stanno piangendo dalla commozione, sembrano veramente ricreduti, quindi è già una bella conquista, non trovi?» Il piccolo eroe è molto convinto.

«Forse hai ragione tu, e poi che male c’è a provare, non costa nulla.» Il padre ritrovato aggiunge poi un pensiero estremamente delicato e profondo verso tutta la comunità fantastica: «Io e i miei compagni vi chiediamo umilmente scusa. Solo al pensiero che avremmo potuto annientare il vostro popolo insieme alle vostre meraviglie, il cuore mio si raggela… Per di più, grazie a voi ho recuperato il rapporto con mio figlio, e di questo ve ne sarò eternamente grato.»

Si leva un coro di urrà, evviva, missione compiuta!, il Bosco Incantato è diventato un luogo ancora più magico, un luogo dove Realtà e Magia si stanno fondendo, un luogo rinato.

Umani ed Esseri Fatati si salutano amorevolmente, e si giurano rispetto eterno. La missione del Bosco Incantato è compiuta… la Magia è salva!

Re Teodoro indice una festa coinvolgendo l’intera comunità e, per la prima volta anche gli Umani, i quali si divertono un sacco e festeggiano fino all’alba senza volersene più andare.

Alla fine della festa, il Re del Bosco Incantato annuncia una notizia davvero entusiasmante: «Siamo lieti di comunicarvi che, in seguito agli ultimi eventi accaduti, io e i membri del Gran Consiglio abbiamo deciso di dar vita ad un’altra missione, di interesse mondiale: vogliamo far comprendere agli Umani l’importanza e la bellezza della Magia, coinvolgendo i bambini del mondo, giacché dentro al loro cuore c’è sempre un briciolo di speranza e capacità di sognare in più. Ci aiuteranno a far cambiare idea agli adulti, com’è riuscito a fare Gianpietro con il suo papà.»

Ed è così, che un’era di pace ed armonia vide la sua nascita, scongiurando il rischio che i mondi magici sparissero per sempre. Il Bosco Incantato è ancora vivo, ma purtroppo non è più visibile agli Umani, perché se costoro hanno accettato l’esistenza della Magia e di tutti gli Esseri Fatati, la natura dell’Uomo non gli consente di esserne totalmente complice.

Solamente alcuni, con il cuore buono e puro, conservano questo segreto in fondo al loro cuore, portano avanti il messaggio per le generazioni future, il messaggio che la Magia è viva ed è importantissima, che non deve morire, e che l’Uomo ne ha assolutamente bisogno.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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