LA PRINCIPESSA CHE SI TRASFORMÒ IN UNA FATA SIRENA di Irene Chimera

C’era una volta, in un paese lontano, un meraviglioso castello dalle mura sontuosissime. In questo castello viveva un Re con la sua amata Regina e la loro figlioletta, la Principessa Serenella.

Serenella era una bambina bellissima, buona e generosa. Aveva i capelli castani lunghissimi, era sempre allegra e i suoi occhi erano dolci e vivaci. Tutti a Corte le volevano bene e lei era sempre gentile con la servitù.

Il Re e la Regina la adoravano e la ricoprivano di regali: giocattoli, vestiti, libri, dolci, caramelle e cioccolato. La stanza di Serenella era grandissima, con il letto e i mobili di colore rosa e con tanti fiori dipinti sulle pareti, mentre il soffitto era azzurro come il cielo.

Dalla finestra della sua camera, Serenella poteva ammirare un panorama di straordinaria bellezza: il castello, infatti, era contornato da un ampio giardino pieno di alberi e di aiuole fiorite. Oltre il giardino, si poteva vedere la spiaggia con la sua sabbia dorata e il mare che si estendeva verso l’orizzonte.

Serenella la mattina studiava, ed il pomeriggio era libera di giocare nel giardino o sulla spiaggia. La sera, prima di coricarsi, rimaneva affacciata alla finestra della sua stanza e fissava il mare; amava quella distesa d’acqua, persino quando era in burrasca e le onde si innalzavano minacciose abbattendosi sulla riva e gli scogli.

Le giornate trascorrevano pacifiche nel piccolo Regno, il popolo era felice e nulla sembrava turbare la pace quotidiana. Un giorno, però, giunse a Corte un vecchio Mago. Non si sapeva bene da dove provenisse; aveva una lunga barba bianca e un mantello grigio alquanto malridotto, camminava ricurvo e incuteva timore in chiunque osasse guardarlo.

Volle essere ricevuto dai sovrani. Il Re e la Regina erano estremamente curiosi e non vedevano l’ora di sapere cosa mai potesse volere da loro quello strano Mago.

Il Mago s’inchinò di fronte ai sovrani e proferì: «Maestà, ho intrapreso un lungo viaggio per arrivare fino al vostro Regno; purtroppo devo comunicarvi una spiacevole notizia. Io vivo in una grotta oltre le Montagne Incantate e in una sera di Luna piena, guardando nella mia sfera magica, ho visto il futuro della Principessa Serenella. Vostra figlia sarà rapita dal mare.»

La Regina impallidì e svenne, mentre il Re si alzò dal suo trono e ordinò alle guardie di arrestare quel ciarlatano.

«Sbagliate, Maestà, io non sono un ciarlatano, ho voluto soltanto farvi sapere quel che la mia sfera mi ha mostrato. La mia sfera non sbaglia mai.»


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«Mi sapete anche dire quando mia figlia sarà presa dal mare?» allora domandò il Re.

«Questo lo ignoro, sventuratamente, ma se volete salvare la Principessa, dovete fare in modo che non si rechi mai più alla spiaggia.» Detto questo, il Mago si dissolse nel nulla, lasciando tutti increduli.

Il Re si riunì immediatamente con i suoi Ministri per decidere cosa fare per salvare la Principessa; tra costoro c’era chi credeva alle parole del Mago e chi, invece, lo giudicava un vecchio bugiardo. Dopo ore di discussione, il Ministro più saggio consigliò al Re di circondare il giardino con un alto muro invalicabile e di chiudere l’accesso alla spiaggia con un pesante portone. Il portone sarebbe dovuto restare sempre chiuso ed essere sorvegliato giorno e notte dalle guardie reali.

Il Re approvò il consiglio del suo fidato Ministro e in pochi giorni fu costruito un muro spesso e altissimo che recintava il giardino, e fu annesso un massiccio portone che sarebbe stato aperto solamente in caso di necessità. L’ingresso, infatti, si apriva per pochissimi minuti, solo se qualcuno doveva entrare o uscire dal castello. Furono assegnate quattro guardie alla custodia del portone: due durante il giorno, e due di notte.

La povera Serenella era incessantemente scortata dalle dame di Corte e non veniva mai lasciata sola, nemmeno per un istante. Poteva ancora giocare nel giardino, ma non sarebbe mai più potuta andare sulla spiaggia; poteva vedere il mare esclusivamente dalla sua finestra.

Passarono gli anni. Serenella diventava ogni giorno più bella, ma era sempre triste, giacché non poteva mai spostarsi oltre il giardino. La sera, affacciata alla finestra della sua stanza, piangeva e sospirava: «Se solo potessi toccare la sabbia anche per pochi minuti… Oh, come vorrei raccogliere le conchiglie e bagnarmi i piedi nell’acqua del mare!»

Tutte le sere, tra le lacrime, ripeteva sempre le medesime parole. Le sue dame di compagnia provavano tanta pena per la povera Principessa prigioniera nel suo castello, ed avrebbero fatto qualunque cosa per alleviare la sua angoscia.

La più fedele delle dame, Carlotta, decise di aiutare la sua amata Principessa e una sera, nel momento in cui gli abitanti del castello dormivano già, piano le sussurrò: «Presto, Principessa, datemi il vostro vestito ed io vi darò il mio, così potrete uscire dalla vostra camera. Poi mi sdraierò nel vostro letto, così chiunque dovesse entrare penserà che state dormendo e, quando domattina tornerete, tirate su il cappuccio del mio mantello in maniera da coprirvi bene il viso. Nessuno sospetterà che siete voi!»

La Principessa era felicissima di poter uscire dal castello e di rivedere la spiaggia. Sicché, indossò il vestito e il mantello di Carlotta e, cercando di non far troppo rumore, aprì l’uscio della sua stanza. Per buona ventura le due guardie non la riconobbero e la lasciarono passare, scambiandola per la sua dama di compagnia.

Serenella scese il mastodontico scalone del castello, attraversò sale e corridoi e da ultimo raggiunse il portone. Neppure queste guardie la riconobbero, solo una di loro le domandò dove stesse andando a quell’ora, ma Serenella, tentando di camuffare la sua voce rispose: «Vado a trovare mia sorella che vive nel villaggio qui vicino, ho saputo da un messaggero che è malata.»

Quasi di corsa, la Principessa oltrepassò il giardino e il cancello. Ecco finalmente la sua adorata spiaggia. La Luna si specchiava sulla superficie dell’acqua che quella sera era così liscia, sembrava che le onde fossero svanite nel nulla.

Serenella si sedé sulla sabbia e rimase incantata a contemplare il suo mare. Ad un certo punto vide qualcosa di veramente bizzarro: dall’acqua stavano emergendo delle giovani ragazze… No, non erano ragazze ma Sirene.

La Principessa era talmente incredula e spaventata che non riuscì a muoversi. La coda delle Sirene aveva lasciato il posto alle gambe, e sulla schiena di queste leggiadre creature erano apparse delle ali meravigliose, simili a quelle delle farfalle: erano variopinte e riflettevano la luce della Luna che le faceva brillare.

Si erano tramutate in Fate!

Aggraziate e luminose, le creature s’incamminarono verso Serenella e lei si riprese dallo stupore e dallo spavento. Le osservò bene: erano cinque bellissime giovani con abiti color avorio fluttuanti. I loro capelli erano lunghi, biondi e risplendevano al chiarore della Luna.

Una di loro tese la mano alla Principessa e sorridendo le disse: «Noi siamo le Fate Sirene, guardiane di questo mare. Viviamo nel Regno delle Perle e nostro padre è il Re. Ogni mese, quando la Luna ritorna piena, usciamo dall’acqua e danziamo tutta la notte su questa spiaggia. Vuoi unirti a noi?»

«Oh, sì! Voglio danzare insieme a voi.»

Serenella ballò per l’intera nottata con le Fate Sirene e, con grande dispiacere, le vide rituffarsi in mare non appena giunse l’alba. Prima di scomparire, le Fate le urlarono in coro: «Ti aspettiamo il prossimo mese. Ricordati di raggiungerci sulla spiaggia, ma non raccontare ad anima viva quel che hai visto, altrimenti spariremo per sempre.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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