LA SCALA RIVELATRICE di Isabella Gravina

C’era una volta, nel vecchio paesino di Key della Francia meridionale, un gruppo di giovani Fate che vivevano nel bosco insieme a Violet e alle sue due giovani figlie, Iris e Lobelia.

Queste Fate erano considerate delle Streghe o fattucchiere. Erano malviste nel paese, nonostante la loro passione fosse principalmente incentrata sulla coltivazione di frutti e fiori, la lavorazione della lavanda per creare delle essenze profumate naturali, e la preparazione di particolari vivande.

Un dì, una delle sorelline più scapestrate, Lobelia, senza avvisare nessuno si avventurò sulle sponde del fiume che costeggiava la loro riserva. Voleva estraniarsi un po’ dalle altre, da ribelle quale dimostrava di essere.

Era vestita con una gonna lunga di seta, abbinata ad un bustier rosso sangue, legato dietro con dei laccetti, i capelli erano nero corvino lunghi e mossi, gli occhi d’un verde smeraldo screziato e la bocca era carnosa e sensuale. Le sue ali erano d’un rosso carminio sgargiante e brillavano come stelle luccicanti, d’una luce vibrante ed intensa.

Oltre il roseto avvertì un rumore, come un fruscio. «Chi c’è?» domandò sorpresa, ma non ricevé risposta. Il fruscio continuò ma nessuno esaudiva la sua domanda. Tuttavia non si spaventò, e sprezzante dei pericoli si spostò ancora più oltre.

Svolazzando di prato in prato si distese sotto ad un rigoglioso albero, una robusta quercia secolare brulicante di Gnomi, che lei soprannominava I miei piccoli bambinelli. Erano delle minute creature simpatiche ed assai solari, con un cappello rosso vivace a punta, e abitavano in una casetta costruita sulla sommità dell’albero.

Ad un tratto lo Gnomo Amarillo uscì dalla minuscola abitazione e salutò con dolcezza la sua piccola e tenera amica Lobelia.

«Ciao Fatina, vuoi una tazza di dolce elisir?» le chiese, e lei: «Ciao, dolce bambinello! Sì, grazie, sei molto gentile. Salgo su a berne volentieri una tazza.»

Volteggiando rapidamente, Lobelia con un balzo raggiunse il delizioso balconcino fiorito della piccola dimora lignea di Amarillo, il dolce Gnomo dagli occhi blu.

Amarillo la fece accomodare nella splendida casetta dalle tendine di pizzo e profumata di essenza alla rosa. Era solito preparare questo aromatico e delicato infuso rosaceo, lasciando i petali di rose selvatiche a macerare nell’alcol per alcuni mesi, dopodiché ne estraeva un profumo dalle note zuccherine e prelibate e lo utilizzava per profumare gli ambienti della casa, versandolo in preziose anforette di vetro soffiato.


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Prima di sorseggiare la melata tisana, di regola Amarillo recitava una sorta di incantesimo per beneficiare ampiamente della magica essenza:

Legno di cedro
Legno di faggio
Bevi l’essenza diventerai saggio!

Insieme, Lobelia ed il suo caro amico Gnomo bevvero tutto d’un fiato la soporosa bevanda, dopo la filastrocca. Subito gli effetti si fecero sentire: entrambi si distesero sull’accogliente divanetto in ferro battuto e dormirono saporitamente.

Le loro sagome diventarono scintillanti d’una luce fulgida e meravigliosa come la Luna, misteriosa, enigmatica, sferica, luminosa con il suo sguardo fisso, pronta ad illuminare le notti, le menti fluttuanti di pensieri oscuri, silenziosa uditrice delle più segrete confessioni.

Trascorsi all’incirca dieci minuti si risvegliarono, intorpiditi ed un po’ frastornati.

«Lobelia, svegliatiii!» L’esile voce di Amarillo risuonò nella testa della giovane Fata, che con le sue dimensioni aveva occupato quasi tutto il divanetto.

«Sì, bambinello, sono sveglia.»

«Orbene, fanciulla mia, adesso che sei sveglia, andiamo nell’Orto Fatato.»

Indi Lobelia ed Amarillo scesero dalla casina sulla quercia per dirigersi verso l’Orto Fatato. La giovane Fata prese in braccio il piccolo amico, e librandosi armoniosamente raggiunsero il magico ed immenso orto ricolmo di spezie, fiori leggiadri e squisiti frutti.

Era delimitato da un’imponente cancellata di ferro bianco e, sull’ingresso, era appeso un cartello con sopra incisa un’arcana iscrizione:

Fata, Gnomo o Strega che tu sia
Se da questo Orto Fatato tu qualcosa ruberai
Per sempre senza poteri resterai!
Se questa regola infrangerai
Per ogni potere a te rimosso
L’ingresso a te
Non verrà mai più concesso!

Lobelia lesse la bizzarra scritta e, con la chiave datale da Amarillo, aprì la pesante anta del cancello, entrando assieme al suo fedele amico Gnomo.

Che splendida visione, pensò. Filari di lavanda, distese di alberi di pesco, di mele stuzzicanti, golose ciliegie, basilico odoroso, melissa, menta piperita, rosmarino, pomodori succulenti, e sfiziose e succose fragoline, un incanto per gli occhi e per l’olfatto. Non s’era mai visto un simile orto botanico gremito di frutti e fiori e piante dai più svariati aromi.

Che pace che risuonava nelle menti…

Sia Amarillo che la giovane Fata rimasero a bocca aperta, benché lo Gnomo fosse di casa e frequentasse da innumerevoli anni il pregiato Orto Fatato e ne coltivasse personalmente frutti ed erbe aromatiche, con l’aiuto di altri Gnomi, Fate e Streghe del villaggio.

Lobelia s’incamminò tra i filari di fragole ed anche qui ad attenderla, un inconsueto cartello con una strana cantilena incisa la incuriosì:

Fragola di bosco
Fragola incantata
Che questa fanciulla
Nel suo sogno possa esser trasportata
Fragola di bosco
Fragola di rugiada
Che questa fanciulla
Per una notte non sia più Fata

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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