CACCIA AL TESORO di Luigi Limatola

In un paese sperduto di Palesia, vivevano due giovani fratelli Gnomi che amavano avventurarsi tra tortuose e labirintiche foreste.

Il più piccolo, di nome Gustav, era davvero buono, intelligente e aperto a tutte le nuove scoperte che la vita poteva offrirgli. L’altro, che si chiamava German, era invece più posato, ed era solito osservare il fratellino nelle sue “ingenue” imprese.

Un giorno si venne a sapere, nel paese, di una Caccia al Tesoro organizzata dal Principe Gennaro del Regno Unito, di cui faceva parte anche Palesia, a favore di ogni cittadino del Regno che fosse appassionato e voglioso di avventure.

Il Canterino di Corte si avviò per le affollate strade ad informare la gente dell’imminente Caccia, accompagnato da una folta schiera di trombettieri e sbandieratori che, con musica altisonante e bandiere arzigogolate, rendeva ancor più eclatante l’invito del figlio del Re.

Tra la folla che ascoltava il Canterino, si diffuse presto la notizia che il tesoro sarebbe stato notevolmente prezioso per chi lo avesse trovato: restituendolo al Principe, infatti, il vincitore avrebbe ricevuto in cambio mille monete d’oro.

Tutti i partecipanti alla gara partirono per la Caccia al Tesoro e si diressero verso i luoghi più svariati: chi uscì da Palesia e si recò a Giagarta, chi raggiunse Ciccionia, luogo molto rinomato per i ricchi giacimenti minerari ivi presenti, e chi invece andò a Tesoria, sicuro di trovar lì il tesoro.

Gustav era anch’egli ovviamente intenzionato a partire, e faceva parte di coloro che avevano scelto di perlustrare Tesoria. Acquistò pertanto il biglietto di una nave grazie al sostegno economico del fratello maggiore, il quale gli aveva ceduto una cospicua somma di denaro per partire.

Era deciso ad imbarcarsi il giorno seguente l’inizio della gara, ma un essere ignobile, un vecchio Druido di nome Ferdinand, gli mise letteralmente il bastone tra le ruote e gli rubò il biglietto per la traversata partendo al posto suo.

Nel povero Gustav si amalgamarono in un lampo pensieri di amarezza, dispiacere e specialmente di vendetta. Sì, di vendetta, da quel momento e per qualche giorno, l’unico desiderio che si alimentava in lui era di vendicarsi per il vergognoso gesto.

Mentre era intento ad escogitare il suo piano, tuttavia, al giovane Gnomo accadde un evento davvero imprevisto, fuori dal comune: gli apparve dapprima dinanzi agli occhi un bagliore, e poi una Fata, che si presentò col nome di Fata Fotònia.


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La creatura alata, con estrema amorevolezza, accarezzò il paffuto visetto di Gustav e, in seguito, lo invitò a distogliere la sua mente da qualsiasi tentativo di vendetta, ed anzi, lo indusse a rasserenarsi giacché avrebbe comunque avuto successo nella sua impresa.

Incredulo di quanto si mostrava ai suoi occhi, Gustav, tra lo stupore e la meraviglia, decise di assecondare le richieste della Fata. Tornò però a casa con le lacrime agli occhi per la sventura vissuta col Druido, portando in cuore un rimpianto che non accennava a diminuire e che lo accompagnò per l’intera notte che seguì.

Trascorsero tre giorni e Gustav era indaffarato a cercare fiori nella foresta, così com’era suo solito fare nei giorni di “normalità”. Raccoglieva dei girasoli quel giorno, dei fiori che gli devolvevano tanto calore per via del loro incessante “seguire il sole”.

Gustav si ritrovò a raccoglierne alcuni accanto ad un albero di mele. Fu qui che, da lontano, notò un oggetto luccicante che fuoriusciva appena appena dal suolo, sembrava di ferro o forse era di un altro metallo, magari pregiato.

Il giovane Gnomo decise di osservare meglio e, sovvenuto dalla pala, scavò a fondo nel terreno, finché non scoprì che si trattava di un prezioso scrigno.

Elettrizzato, decise di aprirlo ma, un po’ deluso e meravigliato al tempo stesso, vide all’interno soltanto un vecchio foglio di papiro sul quale era inciso: Capita sovente di cercare lontano, quel che in realtà è innanzi ai nostri occhi.

Indescrivibili sono le emozioni che presero vita nel giovane Gustav, era giubilante, il cuore gli batteva a mille da quasi scoppiare, aveva trovato il tesoro ed ancora non ci credeva. Non credeva ai suoi occhietti da Gnomo stupito.

Gli sembrò nonpertanto strano di non aver trovato un tesoro vero, aveva immaginato un qualcosa di concreto, magari di valore anziché una cosa così insolita ed astratta, ma senza darsi troppe spiegazioni in quell’avventura che di cose strane ne aveva avute già abbastanza, decise di rincasare.

Si fece notte e Gustav non riusciva a prender sonno, gli era salita una voglia matta di trovare un filo logico all’accaduto e, soprattutto, di capire perché il tesoro consistesse in una così semplice pergamena. Ma era eppur consapevole del fatto che la comune razionalità, poco poteva essergli utile per scoprire ciò che si celava dietro le stravaganze di quella particolare giornata.

Fissava il soffitto e di tanto in tanto si muoveva per guardare fuori dalla finestra verso il cielo stellato, come per cercare da qualcuno o da un qualche segno la conferma della veridicità di quella sua esperienza. Stette in quello stato per ore, ma non avvenne alcunché.

Proprio mentre stava chiudendo le palpebre, però, nel cuore della notte scorse una lucina che proveniva dalla finestra, questa si espandeva, si espandeva, fino a diventare una figura supremamente aggraziata nelle forme: era la Fata Fotònia che sembrava aver udito il suo desiderio interiore di conoscere la verità.

Gustav la osservava con la stessa meraviglia della prima volta, la luce che ella effondeva pareva coccolarlo ancor più di una dolce madre.

La Fata Fotònia si avvicinò al piccolo Gnomo, e dopo essersi seduta al suo canto principiò: «Piccolo Gnomo, so quel che desideri conoscere e ho deciso di rivelarti la verità. Vedi, io in realtà sono la moglie del Principe Gennaro del Regno Unito, o meglio, lo ero: il mio vero nome non è Fotònia, bensì Costanza. Al presente non vivo più con mio marito al castello, dato che ho scelto di ritirarmi in un luogo isolato all’interno della foresta, dove ho conosciuto delle Ninfe che mi hanno donato i poteri di Fata: il Principe Gennaro mi ha costretta a fuggire a causa della sua avidità e del suo smisurato desiderio di denaro, giacché io non tollero che nella vita si metta al centro del proprio mondo soltanto queste priorità.

La Fata illanguidì la sua espressione, presa dalla nostalgia e dalla tristezza. «Sai, Gustav, la Caccia al Tesoro in verità è stata realizzata per mia iniziativa, in quanto, qualche tempo fa, venni a conoscenza dell’angoscia che provava mio marito non avendomi più al suo fianco, fui allora intenzionata a ideare qualcosa per renderlo nuovamente consapevole dell’Amore che una volta provava per me; col tempo il nostro Amore era svanito del tutto, come neve al sole, ed io, con immensa speranza nel cuore, mi auguravo di ritrovare la gioia degli anni in cui io e Gennaro c’innamorammo.»

Lo Gnomo ascoltava attento mentre ella proseguiva: «Mi venne infine un’idea, feci recapitare una missiva al castello nella quale annotai che sarei ritornata solamente se il Principe avesse trovato un tesoro di inestimabile valore, un tesoro che io stessa avrei nascosto nel Regno. È così che Gennaro, pigro com’è, ha avuto a sua volta l’idea di dar vita ad una Caccia al Tesoro, desideroso di trovare il più grande tesoro del suo Regno, quel tesoro che io stessa avevo nascosto. Durante la gara, mi ero ripromessa di utilizzare i miei poteri in aiuto solo di coloro che si sarebbero rivelati davvero puri di cuore e che avrebbero voluto unicamente trovare il tesoro e non possederlo, a coloro che insomma si sono mostrati felici di partecipare alla gara e per nulla bramosi di ottenere a tutti i costi il tesoro. Tu, piccolo Gnomo, sei l’unico che si è rivelato all’altezza delle mie aspettative.»

Puntando lo sguardo sul foglio di papiro ben custodito da Gustav, la Fata terminò: «Ora ti chiedo di portare questa pergamena, domani al Principe. Mostrati felice nel consegnargliela e vedrai che ti ricompenserà con le mille monete d’oro.» Detto questo, la Fata lo accarezzò su una tonda guancetta per poi svanire in un’aureola di luce rutilante.

Gustav rimase un attimo sbigottito, ma finalmente aveva compreso parecchie cose ed era altresì un bel po’ entusiasmato nel conoscere la vicenda amorosa che si era intrecciata con la Caccia al Tesoro; lui in fondo era amante degli imprevisti, vedeva la vita come un gioco e quella storia rendeva il tutto ancor più vivo e divertente.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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