IL PRIMO E ULTIMO VIAGGIO DI UNA GNOMA di Leg

La luna scivola sul manto nero, pare offesa. I bottoni d’argento, suoi eterni compagni, sembrano opachi e più distanti del solito, persino il respiro è immobile.

Fergus contempla malinconico l’orizzonte. Per l’ennesima notte, le sue domande sono cadute nel nulla. Scrolla la testa, rammaricato, ha sempre temuto che sarebbe successo di nuovo.

Chiude gli occhi cercando conforto nel ricordo della figlia ma, di tutte le giornate passate insieme a lei, solo una continua a tormentarlo, l’annuncio che era esploso nella stanza: «Ho deciso, papà, parto!»

Due lenti rotonde, sorrette da una montatura d’osso, erano scivolate sul suo naso a punta. Le mani si erano arrestate dimenticando, in un soffio, secoli di esperienza con il legno. Perplesso, aveva iniziato a meditare una risposta non riuscendo a trovarne una adeguata.

I secondi erano sfilati preziosi cristallizzandosi nella segatura, ma l’attesa non era fatta per i giovani.

Lilith aveva cominciato a dare segni d’impazienza e si era avvicinata a lui per ottenere un cenno esplicatore. Si era fatta piccola piccola, portando le mani dietro la schiena per intrecciarle e piegando la testa da un lato. «Papà… mi hai sentita?»

Lui aveva per un istante osservato i capelli dorati di sua figlia, senza vedere l’adulta che era diventata: aveva visto una bambina, la sua bambina, che fiduciosa aspettava.

«Ti ho sentito, Lilith. Ti ho sentito…»

Le parole di sua moglie, di quel lontano giorno, la sera di quello stesso giorno ritornano alla sua memoria: «Presto o tardi tutti raggiungono l’età adulta, sempre troppo presto per noi genitori e sempre troppo tardi per i giovani. E, comunque la si voglia mettere, giunge il momento di staccarsi dalla famiglia per intraprendere il proprio cammino personale.»

Egli aveva osservato le spalle di sua moglie che preparava il tè, tirando una boccata alla pipa, poi un’altra. «Quindi tu lo sapevi…»


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«Lo sospettavo.»

«E non mi hai detto nulla?» Il suo disappunto era stato chiaro.

«Un sospetto non è una certezza.» Il profumo delle erbe aromatiche aveva invaso la stanza. «Prenderesti il miele, caro? È quasi pronto.»

«Uno di questi giorni mi cadrà la barba dall’esasperazione» aveva sbuffato alzandosi dalla poltrona. «Tu e tua figlia siete riuscite a lasciarmi senza parole per ben due volte nello stesso giorno!» Lo sportello della dispensa aveva cigolato per sottolineare la sua disapprovazione.

«È un record notevole, non trovi?» Con le tazze in perfetto equilibrio, Emily lo aveva baciato sulla guancia e si era accomodata a tavola senza attendere la risposta.

«Smettila…» Lui aveva finto di brontolare mal celando un sorriso. «Sono preoccupato per Lilith… l’ultima volta che una femmina della nostra razza è partita per un viaggio, ero piccolo. Parliamo di secoli fa, ormai in pochi lo ricordano, e sarà difficile, se non impossibile, che il Re le conceda il permesso di lasciare il villaggio.» Sprofondando nella sedia imbottita di paglia, aveva avvicinato la tazza alle labbra. Il fumo si era attorcigliato ai suoi baffi disegnando spirali che si erano alzati al soffitto, e lui aveva accompagnato con lo sguardo le figure irregolari perdendosi nei ricordi.

Sorniona, Emily aveva silenziosamente versato un cucchiaino di miele nel tè. Trecento anni di convivenza le avevano sicuramente insegnato che era vano interrompere le sue elucubrazioni.

Sorseggiando, aveva atteso l’epilogo dei mille pensieri.

«Quand’ero piccolo adoravo ascoltare le storie sugli Gnomi viaggiatori che mi raccontava mio padre prima di dormire, e così ho fatto con la nostra piccola, ma non avrei dovuto… ho istigato in lei l’istinto sbagliato, soprattutto perché le ho omesso determinati particolari che non ritenevo necessari, essendo convinto che lei non sarebbe mai partita e non volevo angustiarla inutilmente.»

Da giovane, la storia che più lo aveva spaventato era stata quella di Erik lo stolto, uno Gnomo che durante il suo viaggio aveva perso il quarzo e non era più tornato a casa. All’epoca, non capiva perché il padre gliela raccontasse così spesso, essendo non affatto gradita e piacevole per un piccolo della sua età, ed infatti tutte le volte che lo vedeva prendere in mano quel libro sapeva già che avrebbe passato la notte con l’incubo di smarrirsi nel bosco. Ora, adulto e genitore a sua volta, ne comprendeva invece l’importanza. Perdere l’unico oggetto che poteva indicare la strada anche nella nebbia e, al tempo stesso, mettere in contatto con la famiglia in caso di necessità, era una disgrazia dalla quale non si usciva facilmente incolumi, bisognava possedere una conoscenza approfondita delle mappe o una guida esperta al proprio fianco, per proseguire il cammino e tornare a casa. O una grossa dose di fortuna, come diceva suo padre, ma lui aveva imparato che se una cosa poteva andare storta era sicuro che lo avrebbe fatto, giacché la fortuna abbandonava anche gli audaci se si comportavano come Erik lo stolto. E sua figlia aveva tutte le intenzioni di comportarsi come lo Gnomo delle fiabe, di cimentarsi in un’avventura più grossa di lei senza il minimo delle conoscenze di base.

«L’istinto del viaggio è insito in tutti noi, Fergus.» Sua moglie aveva abbozzato cenni di giustificazione, risvegliandolo dalle sue rimembranze.

«Ma soltanto i maschi rispondono al richiamo e partono, è la tradizione!» si era inquietato.

Emily lo aveva osservato in tralice. Palesemente, non le era piaciuto il verso che aveva preso il discorso.

«Non volevo dire esattamente questo.» Lui aveva cambiato posizione sulla sedia, cercando di recuperare: «È ovvio che anche le giovani del villaggio sentano il desiderio di partire, come ogni creatura vivente, ma di solito non lo seguono concretamente. Questo lo sanno tutti, Re compreso, perciò sarà difficile ottenere il permesso per il viaggio, come ti dicevo prima.» Aveva appoggiato i gomiti al tavolo e posato la tazza sul piattino. «Tesoro, il viaggio consente a noi Gnomi di trovare noi stessi, per noi maschi è un passaggio obbligatorio per diventare adulti. Esplorare il mondo affina le conoscenze e le capacità, ma quante volte è successo che un giovane, convinto di essere un orafo provetto, tornasse con il desiderio di specializzarsi come erborista? O artigiano, o falegname. Proprio com’è accaduto a me.»

«Te ne do atto… le riunioni dei gruppi serali che le matrone del villaggio tengono tutte le settimane hanno, per le giovani, lo stesso scopo. In questo modo comprendono l’importanza della famiglia, le proprie attitudini e possono confrontarsi fra loro.»

«Appunto.» Lui aveva sorriso. «E, sopra ogni cosa, si mette a tacere la fame di conoscenza. Solo pochi Gnomi non riescono a saziarsi a sufficienza e scelgono di viaggiare per tutta la vita, diventando forestieri in casa loro e non voglio questo per la mia piccola.»

«Allora il problema non è convincere la Comunità, ma ammettere che tua figlia sia diventata grande e che ha il diritto di prendere la sua strada, anche se questa la porterà lontano da te» lo aveva stanato sua moglie, e infatti lui si era abbandonato contro lo schienale accusando il colpo.

L’aria era stata satura di chiacchere e profumo di erbe, e lui aveva incrociato le braccia per raccogliere il fiato. «Va bene, ragioniamo: ammesso e non concesso che io stia esagerando con l’unico scopo di tenere Lilith a casa, nessuno ama sentirsi dire cosa fare, tanto meno il Re. Vedranno solo una novità che sconvolge il ripetersi di una centenaria tradizione maschile, una disarmonia nella pace quotidiana, e comunque la famiglia di ogni Gnomo che chieda il permesso deve portare una tesi convincente, bisogna tracciare un percorso, esporre obiettivi e soprattutto dimostrare di essere in grado di utilizzare il quarzo-bussola anche come comunicatore. Di tutte queste cose non ho mai discusso con Lilith, non è a conoscenza dei reali rischi, ed ora abbiamo solamente dieci giorni di tempo, dato che le richieste vanno presentate prima della Cerimonia d’Iniziazione, che come sai si svolgerà la prossima notte di luna piena.»

«Sai perché ipotizzavo che te lo avrebbe chiesto?»

«Non mi hai ascoltato…» aveva sospirato lui.

«Lasciami finire, amore» aveva replicato sua moglie leggermente indispettita. «Lo avevo immaginato perché ho trovato mappe delle terre conosciute e manuali per l’uso del cristallo-bussola in camera sua. Sono quasi due mesi che torna tardi ogni volta che la mando a raccogliere erbe nel bosco, e le sue spiegazioni sono sempre vaghe. Ho idea che stia già esplorando i sentieri nei dintorni per imparare a muoversi.»

«Quindi ha già cominciato il lavoro senza di me.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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