SOLSTIZIO D’ESTATE SU O’CAMIÑO DE SANTIAGO di Mara Novajra

Dal diario di Leonardo N., Torino (Italia)
27 maggio 2013

Suggestivo, affascinante, attraente come una grossa elettrocalamita. Tale mi era sempre apparso il Cammino di Santiago di Compostela. Ma, sai com’è, avevo da fare. Prima al liceo e all’università, poi alle prese con il mio primo lavoro, le vacanze con la mia ragazza dove piacevano a lei… insomma, il Cammino era rimasto uno di quei sogni nel cassetto da ricordare nelle serate piovose d’inverno. Tutto qui.

Ecco però che mi ritrovo, su due piedi, a far parte delle ahimè ormai lunghe schiere dei disoccupati. Niente lavoro, pochi soldi, la mia ragazza che mi lascia. Benedetta crisi!

Stufo di gironzolare alla ricerca di un’occupazione retribuita che non c’è verso di far saltare fuori e solo come un cane bastonato, decido di mettermi in cammino sulle impronte dei pellegrini che mi hanno preceduto nei secoli. Non è che io sia uno tutto casa e chiesa, resti chiaro, ma mi sembra ugualmente una buona idea.

Siamo a fine maggio e parto in treno verso i Pirenei.

Dal diario di Leonardo N., Galizia (Spagna)
21 giugno 2013

Cerco sull’i-Pad le indicazioni per raggiungere As Penas das Rodas, un po’ distanti dal percorso tracciato. Ricordo di aver letto su Internet una storia accattivante su queste due rocce gemelle. Leggende.

«Ehi! Manco a farlo apposta!» E mi avvicino di fretta alla vecchina, minuta e rinsecchita, appena sbucata dalla macchia di castani. «Perdone, señora, me puede indicar donde estan As Penas das Rodas?»

«No soy de’ aquí, pregunte a otra persona. Bo’ camiño!»

Stranito, ma quasi divertito dall’esemplare di tipologia galega, tale quale me l’avevano descritta, decido di rivolgermi al dio Google Air, sicuramente più disponibile nei miei confronti.

Un’ora dopo, le rocce sferiche, sospese da due fili invisibili sullo sfondo blu intenso, appaiono davanti a me.


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«Ci siamo!» Sfinito come sono a questo punto, non mi soffermo più di tanto sulla magica visione. Scivolo a terra senza neanche sfilarmi di dosso lo zaino.

«Capperi! Non è possibile!» Mi sono svegliato di soprassalto. L’orologio mi mostra le 21:21 del 21 giugno. Facendo il Cammino, ho perso il senso del tempo. È stata una combinazione che mi sia venuto a trovare qui proprio oggi e per la precisione a quest’ora? Sempre stato uno pragmatico, io.

Visto che ci sono, non perdo di certo l’occasione. Trovandoci ad Ovest, il sole non è ancora tramontato, ma ci manca poco. Di corsa mi rizzo in piedi e m’infilo nel cono formato dai raggi dorati che filtrano tra le due pietre.

Abbracciato da un’energia mai prima sentita, mi vedo girare attorno in un vortice a tornado tutti i simboli e personaggi di cui avevo letto: Solstizio d’Estate, rituali magici, sacerdoti e sacerdotesse Druidi, e chi più ne ha più ne metta.

«Ma va’, ancora?» Mi sono risvegliato steso a terra. Il sole è ormai alto. Le 09:09, e di nuovo il 21 giugno sul display. «Mi sa che mi sono disorientato di brutto, addirittura indietro nel tempo si va qui! Ma dài!»

La stanchezza mi ha sicuramente giocato un pessimo scherzo. Non male, comunque. Erano mesi che non dormivo così profondamente, ne avevo proprio bisogno. E poi, anche solo per l’immagine di queste benedette Penas è valsa la pena di arrivare fin qui, verbalizzo mentalmente, e ne rimango alquanto sorpreso e soddisfatto: presumevo che gli ultimi eventi avessero pressoché annichilito il mio personalissimo acume!

Indosso lo zaino e mi rimetto in cammino. Che sensazione fantastica di forza, di motivazione, di potere, ma veramente. Gran bella cosa il sonno!

«Excuse me, lady, pode indicar a mi Penas das Rodas?»

«No soy de’ aquí. Pregunte a otra persona. Bo’ camiño!»

Il ragazzo inglese non ci aveva capito un’acca. Si guardò incerto intorno e decise di lasciar perdere; proseguì sul sentiero tracciato. Poco più in là, imboccava nuovamente il Cammino anche un ragazzo italiano. Va’ a sapere dove aveva trascorso la notte.

Né l’uno né l’altro guardavano la vecchina che s’inoltrava nel castagneto. Se si fossero solo girati per un nanosecondo, avrebbero potuto distinguere la sua sagoma minuta mentre si scioglieva in un turbinio di polvere scintillante.

Concluso il Cammino, il ragazzo inglese tornò nella sua città, alla sua solita vita; niente di nuovo sotto il sole per lui. Alle sue spalle, però, un’occasione unica mancata di cui non avrebbe mai saputo.

Perché la Magia, cari amici, illumina soltanto la vita di coloro che ne sanno scovare i segreti, scavalcando ogni confine, avventurandosi anche al di là dei limiti imposti dal tempo e dallo spazio.

Bo’ Camiño!


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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