LA QUERCIA DI MAGO MERLINO di Antonio Almirante

In tempi antichissimi, i Celti si erano insediati in quasi ogni parte del mondo, Italia compresa.

Erano politeisti ed i loro sacerdoti erano i Drudi, chiamati anche “Gli Uomini delle Querce”, poiché la Quercia è albero sacro, diretto collegamento tra il mondo degli uomini e quello delle divinità: con gli alti rami che salgono fino a toccare il cielo e le profonde radici che s’inerpicano nella terra, unisce le forze della Terra e del Cielo. I boschi di Querce attirano gli Spiriti dell’Altro Regno e del mondo delle divinità, e grazie ad esse l’uomo può mettersi in contatto con entrambi i mondi.

Al termine dei loro riti, che avvenivano dunque nei boschi di Querce, i Druidi si riunivano intorno a questo albero e parlavano con lui, come si fa con un vecchio e caro amico, perché attraverso la Quercia le loro parole salivano verso il cielo, fino a raggiungere le orecchie degli Dèi. Ogni tipo di rito interessava la Quercia, anche semplici cerimonie e come anche gli stessi matrimoni.

Famoso Druido è Merlino, chi non lo ricorda? La Quercia è fonte di immenso potere, elargitore massimo d’energia allo stato grezzo, infatti si narra che Merlino ricavò la Tavola Rotonda dalla Quercia, utilizzandone il legno e tutto il suo grande potere.

Merlino aveva la sua Quercia, e sembra che esista ancora… alcuni dicono sia nel Galles, a Carmarthen, la sua città natale, altri nella foresta di Paimpont in Bretagna, dov’è situato anche il suo sepolcro, un maestoso Dolmen, antico monumento funerario celtico, in cui fu rinchiuso per mano della Dama del Lago. Si dice che nella foresta veleggi ancora il suo Spirito, che vibri il suo canto, al quale si uniscono le danze di Elfi e Fate che mormorano alle orecchie dei visitatori le eroiche gesta di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda.

Si narra che, nella sua longeva vita da potente Mago e profeta, Merlino s’innamorò una volta soltanto, e per questo rinunciò ai suoi poteri magici, per vivere ed amare come un comune mortale, come un uomo normale.

E fu così che una notte, l’ultima sua notte da Mago, Merlino si recò dinanzi ad una Quercia, la più solenne che sorgesse a Nord della foresta. Conficcò il suo famoso bastone magico a terra ed allargò le braccia, con gli occhi rivolti al cielo, pronunciando le fatali parole magiche che restano tuttora segrete.

Si dice infatti, che quell’incantesimo non esistesse, fu forgiato appositamente per quella occasione, e per una volta sola, di modo che nessuno avesse potuto mai scioglierlo, né effettuare un contro incantesimo per appropriarsi del suo potere trasferito all’albero.

Fu la più grande delle sue Magie, una formula magica che ebbe la forza di svegliare l’Universo…

Il cielo si aprì, in un attimo le nuvole fecero spazio ad un potente fulmine che colpì nel bel mezzo la Quercia, sembrando che stesse per spaccarsi in due.

Ma la grande Quercia restò integra, nemmeno bruciò, anzi, si ricoprì di una fitta spuma di verde, simile ad un muschio, che dopo secoli ancora occupa i rami dell’albero.


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Merlino ora era libero, libero di amare come un mortale.

Questo però fu la causa della sua distruzione, poiché la giovine di cui s’innamorò era proprio lei, Viviana, altrimenti detta la Dama del Lago, che dapprima si fece confessare tutti i suoi segreti magici, lasciò che si trasformasse in un semplice uomo e poi lo intrappolò all’interno del tronco di Quercia stesso, oppure, secondo altre leggende, in quel Dolmen che ora rappresenterebbe la tua tomba. Od un grande castello di cristallo, la Torre di Vetro in cui si dice che il suo Spirito vaghi ancora, intrappolato e sofferente.

La Quercia è ancora lì, millenaria, sgorgante del suo naturale potere arricchito dei gloriosi poteri magici di Merlino, alta, maestosa, ancora sorprendentemente verde… è difficile localizzarla, pochi sono riusciti a trovarla, a vederla, perché sembra che per incanto scompaia dalla foresta, e nessuno ha mai potuto disegnarne una mappa, una volta vista, una volta persa… si tramanda che aspetti un Cavaliere di cuore puro, l’erede di Merlino, un Cavaliere che vada a riscattare il suo potere, magari un altro come il grande Artorius, il mitico Re Artù…


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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