IL LIBRO DI VELLUTO E LA FATA CUSTODE di Francesca Mirabile

«Tesoro, non dovresti essere a letto?»

La piccola Giulia si passò stancamente la mano sugli occhi, nel vano tentativo di scacciare il sonno, ed in seguito mentì: «Mamma, non ho sonno… voglio che mi racconti ancora una storia, per favore ancora una…»

«E va bene, ma dopo subito a nanna. Forza, andiamo in camera.»

Le presi dolcemente la manina e la condussi nella sua camerina rosa, dove vi era un’intera parete ricoperta da variopinte immagini di creature fatate e di bacchette magiche… Io mi sedetti sul bordo del letto e mi fermai un attimo a pensare a cosa raccontarle, indecisa, poi seguendo uno strano, incontrollabile impulso iniziai: «Tanto tempo fa, c’era…»

«Vuol dire che ora è tutto finito?» Giulia aveva già la preoccupazione dipinta sul bel faccino rosato…

«Hai ragione, grazie. Sai, Giuly, questa storia parla di Magia e la Magia è una cosa che non ha inizio né fine… quindi giusto, ricomincio:

 

Tanto tempo fa c’era, come c’è tutt’oggi, una Fata. Era una Fata bellissima, con lunghi capelli neri ed occhi dolci come il miele e dorati come il grano maturo quando viene illuminato dal sole.

Era una Fata normale, come tutte le altre ma quel che la rendeva speciale era il suo compito. Doveva proteggere a tutti i costi un libro preziosissimo, l’unico esemplare esistente al mondo. Nessuno sapeva bene cosa contenesse, ma correva voce che dentro vi fosse trascritta la vita di ogni Fata e che, se fosse caduto in mani sbagliate, niente avrebbe potuto fermare la distruzione di ogni magica creatura.

Fino al momento in cui ha inizio questa storia, questa Fata Custode non aveva dovuto fare un grande sforzo, in quanto il suo Paese era molto tranquillo e pacifico, al pari di tutte le creature che lo abitavano, ma sfortunatamente una Fata malvagia che abitava ai confini del Regno, in cambio di non si sa quale privilegio rivelò al loro peggior nemico che, probabilmente, all’interno di tale libro ci fossero tutte le ricette per ogni tipo di pozione magica, e finanche l’elenco dei veleni che avrebbero potuto uccidere una Fata.

Siffatto nemico era un Elfo spietato, di perfida stirpe, non come i buoni Elfi che popolavano il loro Paese, e con cui le Fate convivevano pacificamente. Elfo reietto e bandito, con al suo seguito Elfi spietati come lui, intendeva impadronirsi del libro con il solo scopo di rendere schiave tutte le altre creature magiche: gli Gnomi, i Folletti, i Troll e i Draghi, che, al contrario di quanto comunemente si dice, sono Animali molto gentili e generosi, e possono assumere qualunque aspetto essi vogliano. Pensa che persino Buddy, il nostro tenero micio, potrebbe essere un Drago.


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Ma torniamo alla nostra Fata che, non ti ho detto, si chiamava Gloria.

Allora… Gloria era disperata, perché doveva proteggere anche la sua famiglia oltre al libro magico. Aveva una meravigliosa Fatina di pochi mesi ed un marito tanto amato, il quale però era dovuto partire per combattere contro gli Elfi che volevano invadere il Regno Fatato.

Così rimase in casa, ad attendere sospirosa, con la bimba in un braccio ed il libro in un altro… Tempi interminabili, in cui non desiderava altro che suo marito Iacopo tornasse da lei, per dirle che non c’era più alcun pericolo e che potevano continuare la loro vita assieme, come prima e per sempre. Eternamente.

Ma, ahimè, quando un giorno andò ad aprire la porta non vi trovò il marito, bensì una Fata sua migliore amica che, tra lacrime insopprimibili, le annunciò che le Fate stavano inesorabilmente perdendo la guerra e che Iacopo era stato ritrovato privo di vita, trafitto da una freccia al cuore.

Gloria esplose in roboanti lacrime per la disperazione, ma sapeva anche che doveva cercare di salvare ciò che le era rimasto di più prezioso: il libro e la sua piccola, bellissima bambina. Così si recò da Buddy, un Drago suo amico, e lo scongiurò di aiutarla.

Subito il Drago le disse con il suo vocione possente: «Gloria, amica mia, dobbiamo assolutamente andarcene. Andremo solo io, tu e la piccola.»

«Sì, hai ragione, odio dover lasciare tutto così, abbandonare il mio amatissimo popolo in un momento talmente tragico, ma devo portare a termine il mio compito.»

Stabilirono che il luogo più sicuro fosse il mondo degli umani e così, grazie ad un incantesimo segreto, varcarono il portale che congiunge il mondo degli uomini con quello delle Fate, ma per impedire che creature malintenzionate vi avessero accesso, una volta in salvo lo distrussero.

Per loro fortuna sulla Terra era già notte fonda e nessuno si accorse delle tre figure comparse dal nulla, che si dirigevano verso una casetta al limite della città.

Devi sapere, piccola Giuly, che le Fate hanno una casa in ogni Regno, da usare in caso di emergenza. E, ancora oggi, Gloria, Buddy e la bimba, che ormai ha circa sette anni, vivono in quella casa, nella vivida e perpetua speranza che il loro mondo sia salvo.

Ma non essere triste per loro: vedi, hanno nascosto il libro sugli scaffali della libreria in casa e, non appena la bambina diventerà più grande, sua madre le insegnerà come utilizzare i suoi poteri ed insieme potranno ricostruire un nuovo portale che le riconduca a casa, la loro vera casa: certamente qualche Fata è sopravvissuta e così potranno dare inizio ad un nuovo Regno, basato sull’Amore e sulla pace.

Ma per ora devono essere pazienti e vivere la loro vita come persone normali, anche se in fondo non è un gran sacrificio perché la gioia più immensa per Gloria è vedere sua figlia, viva e bellissima, l’esatto ritratto del padre che rinnova perennemente il suo amore per lui.»

 

«Mamma…»

«No, Giuly, hai promesso che adesso avresti dormito.»

«Volevo solo sapere se anche io ti ricordo il mio papà, dato che non l’ho mai conosciuto.»

Pungenti lacrime mi salirono agli occhi. «Sì, sì, bambina mia, sei come lui, anzi sei più bella e sono fiera di te.»

«Mamma, era una leggenda?»

«Sì, tesoro, soltanto una leggenda, tranquilla.»

«Peccato… avrei voluto che esistessero le Fate» sussurrò lei, prima di chiudere i suoi dolci occhioni verdi.

Le spostai una ciocca ribelle dietro le orecchie e le diedi un bacio sulla fronte. «Buonanotte, amore. Vieni, Buddy, ti do un po’ di carne in scatola.» Uscii dalla camera seguita dal nostro micio e mi diressi in salotto.

Mi misi a sedere sul divano e controllai con un’occhiata che il libro di velluto rosso fosse ancora sullo scaffale in alto, al suo solito posto, poi quando mi girai dall’altra parte sussultai: «Mi hai fatto paura!»

L’enorme Drago di screziato viola mi fissava con occhi malinconici. «Perdonami, non volevo… ma è questa la mia forma originale! Non ne posso più di vivere sotto forma di un gatto!»

«Ti capisco, queste lenti mi annebbiano continuamente la vista!» E me le tolsi, rivelando i miei occhi color dell’oro. «Ma dobbiamo resistere ancora un po’, in fin dei conti non manca molto… solo qualche anno. Spero.»

«Già…» sospirò Buddy, illanguidendo il suo sguardo.

Guardammo fuori dalla finestra e vedemmo la Luna, che seppur bella e sempre magica, amica e complice, non poté alleviare la nostalgia di casa…


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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