IL LEONE E LA FORMICA di Roberto Trevaglia

C’era una volta una formichina, che faticava tanto per nutrire la sua famigliola, trottava e trottava, quanti chilometri faceva!

Ogni mattina, quando passava di fronte ad un branco di grossi felini, vedendoli continuamente poltrire esclamava: «Ah, quanto vorrei essere un leone! Re della foresta e re del non fare niente!»

Di tanto in tanto vedeva qualche leonessa partire all’attacco, per procurare cibo ai suoi cuccioli e a tutta la compagnia, mentre il pomposo leone sbadigliava pigro, aspettando che fosse servito il pranzo.

Un bel giorno si fermò sotto al leone e gli domandò: «Che fai tutto il giorno, non ti annoi?»

Il leone, naturalmente, dalla sua alta maestosità non udì, cosicché la formichina si arrampicò fin sopra, lesta lesta, fino a raggiungergli il naso su cui si appollaiò.

Trovandosi la formichina sul naso, il leone restò perplesso, per qualche istante sbalordito.

«Allora» ripeté la formichina. «Perché non vai a caccia anche tu?»

Il leone cacciò fuori un grosso sbadiglio, pressoché annoiato. «Le leonesse sono più brave ed abituate, il loro compito è di badare alla famiglia.»

«E se dovessi rimanere solo?»

«Sciocchezze, io sono il re!»

«Bah… per me dovresti accorciarti le maniche e partecipare, non è così che si fa» lo bacchettò la formichina, balzando tutta fiera ed impettita dal naso del leone.


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Stava finendo l’estate, ed il lavoro per la formichina si faceva sempre più duro e frenetico, senza posa. Ma, per i felini, era invece giunto il tempo degli amori, laddove la frenesia era d’altro stampo.

Le formiche si tenevano a distanza, era un continuo ruggire, combattere, la savana un vero campo di battaglia, tra i leoni che dimostravano il loro valore per ottenere le grazie delle leonesse.

Ogni giorno si presentava un intruso, intenzionato a spodestare il re e prendere il suo posto come capofamiglia. Le lotte erano pressappoco sanguinarie, il terreno tremava, l’aria risuonava di versi inquietanti, per la formichina pareva la fine del mondo.

Per un po’ il nostro leone resistette, tuttavia la stanchezza ed i combattimenti si facevano sentire, dacché gli assalti erano ripetuti, anche più volte al giorno. Baldi leoni e giovani, molto più di lui, avevano la ferrea intenzione di sostituirlo a capo del branco.

La formichina ogni tanto si fermava e guardava incuriosita, concentrata. Guardava la solitudine del leone, in questa sua guerra personale. Neanche i suoi cuccioli che erano diventati già abbastanza grandicelli, lo sostenevano per salvarlo da possibile morte.

“Se fosse successo ad una delle nostre famiglie, i nostri figli ci avrebbero di certo aiutato” pensava la formichina, raggiungendo pian piano la convinzione che essere re non era poi così tanto bello, perché se nella maggior parte del tempo poltriva ed aveva sempre il piatto pronto, nei momenti cruciali e veramente importanti non c’era nessuno che lo aiutasse.

Arrivò il giorno decisivo, in cui sopraggiunse a questa specie di torneo un leone possente, più giovane e determinato, che ferì quasi a morte il nostro re.

Il re, stanco e ormai sfibrato da tutti quei giorni di combattimenti spietati, soccombette dopo pochi minuti. Il cambio fu quasi immediato, il ruggito che annunciava il nuovo re riecheggiò per tutta la valle come un boato.

Il leone era rimasto tutto solo, ferito, senza nessuno che provvedesse al suo sostentamento. Ai lati della savana, si leccava instancabilmente le ferite doloranti. Aveva fame, ma non aveva più forze.

La formichina, a trambusto terminato, bel bello si avvicinò al leone, lo osservò per qualche minuto e poi esordì: «Non era meglio aiutare la tua famiglia, di modo che saresti stato aiutato a tua volta?»

Il leone non ce la faceva nemmeno a parlare, e mortificato appese il muso da un lato. La formichina non volle infierire e, dopo un amichevole saluto s’allontanò, raggiungendo quasi salticchiante l’altro leone, il nuovo re.

«Non fare lo stesso errore del vecchio leone» gli consigliò, appena quest’ultimo la adocchiò.

Il giovane leone ebbe lo sguardo perplesso, non capiva di sicuro, ma se anche avesse capito poca probabilità c’era che avrebbe seguito il consiglio della formichina.

E da quel giorno la formichina imparò una grande lezione, così come il vecchio leone, che la forza è nel numero, la vita nella comunità, nel sostegno, nella fratellanza, nella collaborazione, e la formichina non invidiò più il leone, perché di certo sarebbe vissuta più di lui, e non avrebbe mai rischiato di rimanere sola.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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