UNA VACANZA FANTASTICA di Caterina Sardanelli

Si narra che, tanto e tanto tempo fa, in un luogo lontano lontano esisteva un bosco speciale dove vivevano molti animali davvero eccezionali.

Nel bosco c’era la giostra Loto che usava una Magia divertente. In questo bosco abitavano anche tre pappagallini: Pan, Pen e Pin, che passavano il tempo a dondolarsi sui rami di una grande grande quercia. Di tanto in tanto, pedalando sulle loro bici andavano a trovare gli amici, a chiacchierare e a giocare.

Un giorno successe una cosa più straordinaria delle solite.

All’improvviso i tre pappagallini si addormentarono con la luce di un bel mattino. Le farfalle e gli uccellini cercavano di svegliarli, cantando ed urlando a squarciagola perché l’orso Bau Bau parlava strano: dalla sua bocca spuntavano parole dentro bolle di sapone che volavano fino a scoppiare, e le letterine uscivano all’esterno delle bolle con blac, pupiffite, pirimpi, blao, cao.

I tre pappagallini alla fine si svegliarono e ne udirono le parole ma non capirono nulla.

Nel frattempo, si trovava di passaggio in quel bosco il gufo Doroteo. Era fuggito dal parco perché aveva litigato con il pavone.

Viaggiava con un trenino elettrico per smaltire la rabbia; era anziano e non volava più da tempo e per questo motivo il pavone lo prendeva in giro. Il pavone spavaldo gli mostrava la sua coda color dell’arcobaleno in tutto il suo splendore e canzonava il povero gufo: «Non sei bello, ed anche se riesci a girare gli occhi come una trottola non fai ridere nessuno.»

«Non ti ascolto nemmeno, povero sciocco, vado via da questo parco e con il mio trenino farò un bellissimo viaggio. Tu stai qui a guardarti la tua coda» ribatté stizzito Doroteo. Fu così che Doroteo si mise in viaggio e giunse nel bosco speciale. Ascoltò le parole di Bau Bau.

Doroteo era il Mago più potente ed era bravo a capire tutte le lingue però aveva un problema, poverino, era sordo come una campana. Passò un po’ di tempo prima di decifrare le parole di Bau Bau, e allorché il sole stava per andare a dormire affermò: «È facile da spiegare! La giostra Loto vuole fare una vacanza fantastica per mare e per cielo con gli animali del bosco, ma le mancano tre biciclette per far sedere i cagnolini Toe, Tata e Tutù.»

Svolazzando, i tre pappagallini si accomodarono sulle selle delle bici per verificare se funzionassero.


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La bici rossa era triste e pensava: “Adesso mi gettano nel fosso, ho le gambe ingessate… con questa febbre alta e pure la tosse che non mi dà pace, come faccio? Uffa!” E sbuffò.

«Sentite questo cigolio continuo?» esordì Pan.

«Guardate una delle bici, è proprio sgangherata! Non solo ha il campanellino che squilla stonato e il manubrio è storto, ma è proprio da buttare. Fa un sacco di rumori: granc granc, crok… come si fa?» replicò Pen.

Pin si avvicinò. «Avete visto come scotta? Ha la febbre alta e le gambe sono ingessate. Qui ci vuole l’intervento della Fatina!»

Detto fatto, dal cielo volteggiava un puntino luminoso: era Celestina, la Fata del Bosco. Era vestita di blu come i suoi occhi e la luce del sole li faceva splendere ancora di più. Alta e snella, volava come una farfalla e i suoi lunghi capelli ramati le cadevano sulle spalle; la luce che la avvolgeva era radiosa e si sfaldava in piccole luci che volavano come stelline.

I pappagallini erano contenti e la accolsero con tanti baci. «Fatina del Bosco, puoi aiutarci?»

«Vi aiuterò, ma anch’io ho bisogno della vostra collaborazione.»

«Come ti possiamo sostenere?» s’informarono incuriositi.

«Devo risolvere una faccenda. Ora vi spiego: mentre volavo nel bosco come ogni mattina, ho visto due bambini legati con una fune ai rami di un albero.»

La curiosità si fece copiosa. «E chi li ha legati?»

«Il Mago del Bosco.»

A quel punto sgranarono gli occhietti sbalorditi. «Cielo, e perché?»

«Per fargli uno scherzetto» precisò con calma la Fata.

«No?!» schiamazzarono in coro.

«Sì, ma il Mago vuole soltanto impaurirli. Corriamo, corriamo, non perdiamo tempo» li spronò Celestina alzandosi in volo.

«Aiuto! Aiuto!» gridavano intanto Giulio e Mattia impauriti.

La scimmia Talli si arrampicò sull’albero, cercò di sciogliere i nodi della fune senza successo e i pappagallini prontamente la becchettarono. Nel mentre, la Fatina accarezzava dolcemente i bambini per rassicurarli.

Cosicché, in aiuto corse il picchio canterino che martellò sulla fune fino a spezzarla. In un batter di ciglia, Celestina prese in braccio Giulio e Mattia e librandosi li portò sulla giostra.

In seguito la Fatina, pensò alla bici rossa che era triste. Decise che con una parolina magica le avrebbe donato delle ali come quelle delle aquile, così non avrebbe fatto più fatica a pedalare.

Guardandola, disse fra sé e sé: “È meglio se la sistemo, così pedalando potrà ammirare i fiori, gli alberi del bosco, il ruscello e gli uccellini che sfiorano l’acqua per bere.”

Ciò fatto, la bici rossa esclamò alle sue amiche: «Ehi! Guardatemi, sono guarita!»

Le tre bici si abbracciavano, ridevano felici e cantavano una canzoncina allegra. Ma smisero subito di bisbocciare quando videro in lontananza l’orso e il gufo.

L’orso Bau Bau e il gufo Doroteo si avvicinarono alle bici per caricarle sul trenino elettrico e udirono delle vocine: «Oh, come siamo belle!»

Doroteo e Bau Bau si guardarono stupiti. «Chi ha parlato?»

Le bici risposero briosamente: «Noi, non ci vedete? Siamo davanti ai vostri occhi! Ma non vogliamo salire sul trenino e nemmeno fare questo viaggio con Loto. Abbiamo paura di volare e oltretutto soffriamo di vertigini.»

«Invece è un’opportunità bellissima» evidenziarono costoro. «Dall’alto vedrete le cose e gli alberi minuscoli come puntini, e da vicino nel cielo toccherete il bel faccione della Luna.»

«Va bene, ci avete convinte, facciamo questo viaggio per accontentare Toe, Tata e Tutù; di sicuro saranno felici. Durante il viaggio però staremo con i fari spenti.» Sicché, salirono sul trenino diretto verso la giostra Loto.

Loto, scorgendo il trenino di Doroteo, a gran voce propose: «Miei cari amici del bosco, festeggiamo con un brindisi prima di partire.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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