UN SOGNO D’AMORE di Francesca Fioraso

Alle prime luci dell’alba, un sole timido si affacciava all’orizzonte tra le colline verdeggianti e i ruscelli gorgoglianti. I fiori si aprivano al tocco dei caldi raggi del sole, gli scoiattoli saltellavano da un ramo all’altro, le lepri facevano capolino dalle loro tane, le farfalle variopinte svolazzavano allegramente ed i piccoli abitanti riprendevano le loro mansioni quotidiane: il Mondo Fatato di Alfea si stava risvegliando.

Come ogni giorno, la Fata Flora controllava minuziosamente che tutto procedesse alla perfezione nel prato dei fiori nascenti. Era guardiana e protettrice delle piccole Fate che, da lì a poco, avrebbero visto per la prima volta la luce del sole.

Ma quello non era un giorno come gli altri: era il 21 giugno, il giorno del Solstizio d’Estate.

La Leggenda narrava che, tra le piccole Fate, solo una sarebbe stata in grado di salvare la Magia di Alfea diventandone la Regina: la Regina Azzurra aveva infatti cento anni, che per una Fata non sarebbero poi molti, tuttavia era abbastanza indebolita e la sua luce dorata si era affievolita.

Disgraziatamente, gli Umani non credevano più all’esistenza delle Fate e della Magia e non avevano più sogni, per questo nel Regno di Alfea i colori dei fiori erano sbiaditi, non si scorgeva più un arcobaleno da ormai qualche anno, e gli Gnomi del Regno vicino non potevano più far visita alle amiche Fate.

Il sole si fece alto nel cielo limpido e azzurro e Flora cominciò a percepire lievi movimenti nei fiori nascenti, si preparò così ad accogliere le piccole Fate che, una ad una, uscirono dai boccioli. Solamente un fiore non si era ancora schiuso e non dava segni di volersi aprire.

Flora, un po’infastidita, si mise a scuotere delicatamente il fiore ed ecco che, in un attimo, uscì una Fatina dai lunghi capelli color oro, la quale si stiracchiò come da un risveglio dopo un lungo sonno.

Nei giorni che seguirono Flora si occupò di queste Fatine, insegnando loro tutto ciò che una Fata apprendista deve conoscere; nel gruppo si distingueva Alina, l’ultima nata, Fatina un po’ pasticciona e ribelle che preferiva giocare con gli animaletti del bosco e non perdeva occasione di sgattaiolare via, per tornare ore più tardi e venir puntualmente sgridata dalla Fata Guardiana.

Un giorno Alina si spinse più lontano del solito, curiosa di sapere cosa ci fosse al di là dei confini del Bosco Incantato. Lo si poteva oltrepassare solo pronunciando una formula segreta che unicamente le Fate esploratrici conoscevano, ma Alina le aveva furtivamente seguite e scoperto le parole magiche dell’incantesimo.

Giunta nel mondo degli Umani, svolazzando tra pini e cipressi, casette di campagna e pascoli, si posò sul davanzale di una graziosa casetta circondata dal verde, da cui in lontananza si intravedeva una città.

Scrutando attraverso il vetro della finestra, Alina vide una bambina simile a lei, dai capelli color oro e guance rosa, era solo molto più grande…


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“Dunque sono questi gli Umani” pensò. Ancora assorta nei suoi pensieri, non si accorse che la finestra si era aperta e cadde all’interno della stanza. Si trovò così faccia a faccia con la bambina che, dopo un’iniziale momento di stupore le chiese: «Tu chi sei? Sei così piccola ma bellissima… Io mi chiamo Asia, e tu?»

Alina si rese conto che stranamente non aveva paura, bensì era affascinata da quella particolare creatura, aveva occhi dolci ed un sorriso rassicurante. Iniziarono a parlare, dapprima timidamente, poi come se si conoscessero da sempre; Asia raccontò ad Alina della scuola, delle sue amiche, dei ricordi d’infanzia quando la mamma, la sera prima di addormentarsi, le narrava Fiabe di Fate, Gnomi, Folletti e Principesse. Ricordava con nostalgia i giochi col suo papà all’aria aperta e le gite al lago, eppure, man mano che gli anni erano trascorsi i suoi genitori erano diventati più cupi e pensierosi ed avevano smesso di sorridere e giocare.

Alina subito capì che i genitori della bimba avevano dimenticato i loro sogni e si ripromise di far qualcosa. Erano però passate ore dalla sua assenza da Alfea, si sarebbe presa una bella lavata di capo e dové pertanto salutare la nuova amica, ma non prima di prometterle di ritornare l’indomani. E così fece.

Era domenica e a casa di Asia c’erano anche i suoi genitori; la giornata era splendida, Asia giocava in giardino con altre bambine, rivolgendo di tanto in tanto lo sguardo speranzoso a mamma e papà, concentrati ognuno nelle proprie faccende.

La Fatina sentì crescere dal profondo del suo cuore un portentoso desiderio e, con le mani protese verso di loro, avvolse i genitori di Asia con una polvere luccicante. E, magia delle magie, in un istante essi abbandonarono quel che stavano facendo e si unirono allegramente ai giochi briosi delle bambine.

Alina sparse la sua polvere magica in ogni paese e città e su tutti gli abitanti che diventarono allegri e spensierati, consapevoli sì delle loro difficoltà ma fiduciosi nel futuro. Alina aveva restituito loro la speranza.

Rientrata ad Alfea, Alina si ritrovò trasformata: le sue ali avevano assunto i magnifici colori dell’arcobaleno e, carica dell’energia dell’Amore e della speranza ricevuta nel mondo degli Umani, la nostra Fatina riuscì a far tornare rigoglioso e prospero l’intero Mondo Magico.

Divenne così la nuova Regina delle Fate. Da ogni parte del Regno accorsero gli abitanti fatati ad acclamare la nuova sovrana che regnò per centinaia di anni (nel Mondo Fatato è solo un battito d’ali), sempre sotto lo sguardo vigile della saggia Fata Flora.

Ancora oggi, Asia fa visita all’amica fatata con un permesso speciale.


© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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