UN RAGGIO DI SOLE, Cap. 5

«Janice, la mia compagna, non ha affatto problemi familiari come ti ha specificato Warren, sono io che le ho impedito di venire a Los Angeles, e questo prima di tutto perché avevo bisogno di riflettere sulla nostra relazione, che ultimamente aveva riportato risvolti abbastanza sgradevoli.»

«Ti ha tradito?» desunse lei, a bruciapelo, pur pentendosi tempestiva per un’analoga sfrontatezza. «Perdonami» s’inibì, tossicchiando. «Sono sempre la solita istintiva, mi rendo conto che non sono affari miei.»

Lui ornò sulle sue labbra un sorriso pregno di ammirazione. «Dea, è questo che mi ha indotto a riflettere, la tua spontaneità, il tuo essere semplice e naturale nel dire e nel mostrarti, la tua lodevole trasparenza, e ciò mi ha forse ridato un po’ di fiducia nelle persone. Io amavo queste cose di lei, aspetti che Janice, in questo ambiente, ha sgraditamente smarrito e non ha mai più ritrovato, come tutte le donne che ho avuto e quelle con cui ho contatti quotidianamente, in questo entourage così artefatto e finto.»

«Non è difficile» lo sollevò, sorridendogli melodiosa. «Basta semplicemente conoscere gente comune, per poter ritrovare queste qualità.»

«Credi realmente, Dea?» contravvenne lui, dubbioso, anche un po’ accigliato. «Credi che una qualsiasi altra donna possa manifestarsi così con me, o magari non cambiare stando con me?»

Dea si aggredì un angolo della bocca con i denti, meditando sul come, forse, lui non avesse torto. «Già, questo è il problema di voi artisti, circondati da cose bellissime, una vita invidiabile, da mille e una notte, ma in fondo tremendamente soli, sempre con la paura che gli altri possano non esser sinceri, oppure stare con voi per interesse, di qualunque genere esso sia.»

E incominciando a sciogliersi, facendosi ormai una ragione che quest’uomo fosse spropositatamente al di fuori del suo raggio d’azione, Dea andò avanti: «Ma sono sicura che lei ti ami, tutto sommato eravate insieme anche prima, perché mai dovresti dubitare di lei?»

Russell effuse un ghigno amaro, dichiaratamente risentito. «Sai, non so se tu abbia tirato a indovinare, comunque è vero, lei mi ha tradito.»

Dea sbarrò gli occhi, solennemente incredula, nell’iniziale ipotesi di esserselo immaginato, per quanto potesse essere inverosimile come eventualità, inconcepibile. Chi era quella pazza che aveva rischiato di giocarsi un uomo del genere?

«Ne sei sicuro?» dubitò, anche un filino impudente, però di base non riusciva a credere che si potesse tradire un uomo simile, per lei tecnicamente perfetto, e che una donna andasse a cercarsi altrove un qualcosa che era di certo in lui, ovverosia il meglio. «Voglio dire, è possibile che lei se lo sia inventato, magari per farti ingelosire, d’altronde tu sei sempre attorniato da donne stupende e plausibilmente avrà voluto farti tribolare un po’.»


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«Sei troppo clemente con lei, Dea, e comunque basta parlare di questo, mi sta tornando quel dannato cerchio alla testa che non fa che perseguitarmi, ogniqualvolta in cui ripenso a tutta quella squallida faccenda.» Si arrestò un istante ed ammorbidì i lineamenti del suo volto. «Ma dimmi di te, piccola Cinderella, raccontami qualcosa della tua vita, fammi respirare un altro po’ d’aria fresca.»

«Ehi!» scalciò lei, fingendo di essersi infastidita in seguito al suo sottile sarcasmo. «Non prendermi in giro, sai!»

Russell diede in una inebriata risata. «Sei molto permalosa, forse anche più di me, è solo che io ho imparato a non darlo a vedere.»

«Beh, presumo che tu debba recuperare un pizzico della tua istintività. Questo ti farebbe bene, lo sai?»

«Ah!» declamò, appena ironico. «Parli proprio tu… L’ultima volta che l’ho eseguito, mi hai riempito di parole e mi hai aggredito con una tale foga, neanche fossi stato la strega cattiva di Biancaneve!»

Lei arricciò le sopracciglia e in tono burlesco appuntò: «Vedo che hai una particolare predilezione per le favole.»

E Russell stavolta rise di cuore, nella deliziante conclusione che questa donna possedesse una così naturale capacità di alleggerirlo dai suoi voluminosi e gravosi pensieri, che era come se si ritrovasse in una piccola oasi, circondato da potenti raggi solari che gli erogavano una smisurata energia, mentre il refrigerio dell’acqua fresca del piccolissimo specchio d’acqua accerchiato da una fitta seppur scarsissima vegetazione, non gli offriva il desiderio di aspirare ad altro, e si sentiva completo, quasi riempito. «Hai ragione, magari credo un po’ troppo alle favole, o forse ci credevo.»

“Ma chi è, un marziano?” elucubrò lei, nel sentirgli enunciare quelle del tutto inimmaginabili parole, così trapelanti una perforante amarezza che la intenerirono immediatamente, nel profondo. Avvertì in lui una stupefacente sensibilità, lui di un animo talmente genuino e vero, ma purtroppo disilluso, imprigionato nella vana speranza che il mondo non fosse in realtà come sembrava, lasciandolo pertanto rassegnato, distintamente avvilito.

Già, forse quella corda se l’era legata ben bene, e il boia stava aspettando che lei esprimesse il suo ultimo desiderio, prima di mettere in atto la sua esecuzione.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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