UN RAGGIO DI SOLE, Cap. 4

La donna lo osservò per alcuni secondi, mentre apriva la portiera dell’auto, ed orientò una breve scorsa a Russell che, impassibile, guardava dritto davanti a sé, con il braccio puntato sul bracciolo che gli sorreggeva il volto, fittamente assorto.

«La ringrazio, signor Darryl, ma non reputo sia opportuno che accetti il vostro denaro» ricusò, volgendo di nuovo la sua attenzione a costui. «È stato già un onore partecipare a questa serata, e per me è più che sufficiente. Buonanotte.» E scese rapidamente dall’autovettura.

A quel gesto Russell, sconcertato, si volse di slancio verso Dea, tuttavia lei era già scesa dal veicolo e si stava dirigendo placida all’ingresso dell’hotel. Sicché, quasi strappò via l’assegno dalle mani di Warren e si scaraventò fuori dalla limousine, correndole dietro.

«Dea!»

Lei si ruotò nella sua direzione, abbastanza meravigliata da quell’impeto, e si posizionò di fronte a lui attendendo che la raggiungesse.

«Prendi questo denaro, Dea, hai fatto un buon lavoro ed è più che meritato» attribuì lui, stendendole il piccolo pezzo di carta.

«Eh…!» scimmiottò lei, più che sardonica. «Certo, proprio un buon lavoro…»

«Andiamo, Dea, lo sai cosa intendo. Potresti averne bisogno, prendilo» le consigliò Russell, con una così suggestionante morbidezza, che lei non poté far altro che arrestarsi un istante, muta, con il cuore ingarbugliato in gola.

«Grazie, ma non è necessario, posso farne tranquillamente a meno» promulgò, da ultimo, con un flebile sorriso aleggiante sulle sue labbra.

E prima di voltarsi per andarsene, distillando una plenaria serenità dalla sua inflessione, a tal punto da sbalordirsi da sé per esserci così scioltamente riuscita, Dea gli manifestò: «Ti ringrazio. Comunque sia andata, ho trascorso davvero una bella serata, difficilmente la dimenticherò.»


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Russell la guardò con attenzione allontanarsi da lui, mentre l’abito accompagnava le sue movenze ondeggiando intorno a lei, quasi come se fosse stata una principessa che rientrava nel suo castello dorato, la sua piccola prigione, e senza insistere, notevolmente impressionato, tornò sui propri passi e risalì sulla limousine.

«Allora, Russ…» gongolò Warren, un tantino in fremito. «Andiamo a festeggiare come si deve?»

Russell lo occhieggiò divertito. «No, preferisco rientrare in hotel, sono piuttosto provato ed ho assoluto bisogno di riposare, la serata è stata sufficientemente lunga e per giunta ancora non riesco a ristabilirmi dal jetlag» declinò, eppur meditando che il problema fondamentale non fosse con esattezza questo. La sua stanchezza era stata di sicuro generata dalle vivide sensazioni, sorprendenti emozioni vissute, che lo avevano cospicuamente sfiancato.

«Ah, ottimo, allora andrò da solo al party di Rainier e… ehm, ci penserò io a Jenny… permetti?» giocherellò, lanciandogli uno sguardo facondo, e Russell sorrise.

«Ma certo, credevi sul serio che potessi farlo io?»

«Beh… diciamo che ancora non si dà pace, però la consolerò, non temere!» si galvanizzò l’altro, nel seguitare a trastullarsi smaliziato, zurlante.

«Auguri, allora» lo istigò, e si lasciò condurre da una serena risata, esilarato da quel suo vispo parodiare.

«Già, ne ho bisogno, anche perché non riesce a dimenticarti… Si può sapere che diavolo le hai fatto per farla impazzire così?» lo bacchettò Warren, pur serbando un’intonazione assai scherzosa.

«È stato l’errore di una sera, tutto qui» compendiò Russell, divenendo repentinamente serio.

«Ah, e tu non saresti il tipo da una notte e via?» lo sbertucciò, rincarando il suo tono giocoso, ma che divenne poco meno che sarcastico.

«No, te lo garantisco, mi aveva soltanto dato un’impressione diversa, comunque ci ho messo relativamente poco a capire» ricapitolò, nel ripensare al momento in cui aveva scoperto che genere di donna fosse Jenny, per certi versi addirittura peggiore di Janice. «Te l’ho detto, è bastata una notte.»

«Capisco.» E riflettendo acutamente sull’andamento della serata, «Allora non commettere lo stesso errore anche stasera» malignò, dopo aver infioccato un’occhiata maliziosa, ancor più allusiva della precedente.

«Non darti pensiero, ho imparato la lezione.» Russell scese dall’auto riprendendo a ridere rallegrato. «Mi raccomando, vacci piano, domani mattina c’è la conferenza stampa e non vorrei doverti fare da infermiera.»

L’uomo rise canzonatorio a codesto frizzo, e protraendosi nella loro gaia risata si salutarono, mentre Russell valicava placidamente la soglia della hall dell’albergo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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