UN RAGGIO DI SOLE, Cap. 3

«Benone, grazie, non credevo di potermi sentire così.» E si ruotò d’istinto verso Dea, che in quel mentre aveva curvato lo sguardo in corrispondenza delle sue mani, trastullandosi nervosamente con il bracciale che indossava al polso.

Cosicché, con prodiga, discreta morbidezza lui adagiò una mano sulle sue, avvolgendogliele entrambe, e frenò subito quei gesti impulsivi, esplicitamente tesi a distrarsi dall’inquietudine che istantanea, implacabile, l’aveva investita, perspicuamente turbata.

«Puoi rilassarti, Dea, è quasi finita» la risollevò, con tono amabile, smodatamente comprensivo, e lei avvampò.

Innalzò i suoi occhi su di lui, e inalberando un atteggiamento pressappoco implorante, impossibile da governare per farlo divenire freddo e scostante, «Io non credo» gli confessò, quasi al volerlo supplicare, ma di lasciarla stare, di smettere di giocare con lei.

Russell ritrasse la sua mano ed inclinò il capo. «Non aver paura, non ne hai motivo.»

E Dea si agitò ancor di più, senza riuscire a capire a cosa lui si riferisse, se fosse per quella dannata serata o meno.

Però poi rinsavì, non doveva permettergli di entrare così irruentemente in lei, di asservirla a tal punto da non riuscire ad articolare neanche più di due parole. Sicché, rianimandosi in toto, si rimise eretta sulla poltrona, saldamente decisa a non farsi più circuire, blandire per mezzo di quelle affermazioni decisamente a doppia vettura.

«È per il party, ho paura di non essere in grado di conservare un’adeguata freddezza e magari di dire, o anche soltanto di fare qualcosa di sbagliato» mentì, a dir poco svergognatamente. Ma in fin dei conti, meditò, era giustificabile, dato che in sostanza era l’unico, il solo sistema per svicolare dalle inconcepibili sensazioni e reazioni che l’avevano dominata fino ad allora.

Eppure la sua espressione la tradì e Russell, non avendole minimamente creduto, ma risoluto a non disporla in rinnovato imbarazzo le enunciò: «Stai andando bene, non temere, sei in grado più di quanto tu possa immaginare.»

«Ne è realmente convinto?» dubitò lei, scrutandolo scettica, forse malfidente.


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«Sì» sorrise. «Io non mento, Dea, e mi piacerebbe che tu te ne convincessi e che la smettessi di diffidare di ogni mio gesto, di ogni mia parola.»

«Non è così semplice, se ne rende conto, vero?» rinviò lei, schietta e di una veridica ingenuità, avendo inconsciamente dissolto le sue barriere protettive.

Russell le destinò un dolce sorriso, sempre più inebriato da quella fresca spontaneità. «Sicuro, ma porre costantemente le mani avanti, non ti aiuterà di certo ad avere più fiducia nelle persone.»

Lei lo guardò sbalordita. E lui che ne sapeva? Come faceva a sapere che codesto era il maggior limite che pilotava la sua esistenza, da quando era stata poco più di un’adolescente? E come diamine riusciva a leggere di continuo nei suoi pensieri, lasciandola perennemente a bocca aperta?

Oppure, forse, lui era così esageratamente sicuro di sé, da dare quindi per scontato che lei fosse rimasta impressionata dal suo fascino.

Era vero che di fondo i suoi gesti, le sue movenze, le sue espressioni rivelavano appieno i suoi stati d’animo, magari anche i suoi pensieri, giungendo a non riuscire a dissimulare nulla alle persone con cui era a contatto, però quell’uomo non la conosceva affatto. Si erano incontrati solo poche ore prima e non avevano, tra l’altro, neanche avuto la possibilità di scambiare più di due sostanziali parole, benché, in tutta onestà, lei dovesse ammettere sorprendentemente significative.

Ma chi era? Una specie di guru travestito da frivolo attore hollywoodiano, particolarmente curato dalla testa ai piedi, impeccabile nella sua raffinatissima figura?

Scrollò appena il capo e si diede della sciocca, tutte quelle considerazioni erano prevalentemente inutili, era probabile che lui tirasse a indovinare ed aveva colpito nel segno. Dopotutto la maggior parte degli esseri umani deteneva simili problematiche e lei non era indubbiamente l’unica e sola.

«Perché, lei ne ha? Voglio dire, fiducia nelle persone?» lo interrogò, ponendosi saviamente sull’offensiva, per depistarlo dalla centrante idea che si era profilato su di lei.

«In genere no, ma non mi precludo mai l’opportunità di conoscerle, prima.»

Lei rimase infastidita dal suo tono requirente. «Forse perché la sua strada è stata sempre in discesa, signor Bowen» lo saettò, scandendo con allusiva cura il suo nome.

Russell piegò le labbra in un sorriso sardonico, parendo quasi un ghigno, ma con una calma così smobilitante le puntualizzò: «Io sto salendo, Dea, e non sai quanto questo sia d’ostacolo alla mia carriera.»

La donna, in seguito a quelle parole, s’irrigidì con lo sguardo fisso su di lui, sconcertata da esse, ma forse solamente per l’intonazione amara con cui erano state pronunciate. Pertanto si costrinse a non intentare una sorta d’inutile guerriglia, posto che alla fin fine lui non c’entrava per nulla con i suoi problemi, incontestabilmente, e prendersela con quell’uomo soltanto a causa della fortuna che possedeva per essersi ritrovato in quel contesto celebrativo, era oltre che infantile, anche stupido e condannabile, grossolanamente superficiale.

«Mi dispiace, non volevo essere scortese, ma sono un po’ nervosa, data la situazione. È del tutto nuova per me, e questo mi rende intrattabile, magari anche troppo sfacciata. Le assicuro che non mi permetterò ancora di giudicarla od offenderla, soprattutto in un modo così gratuito» si scusò, gli occhi bassi e l’espressione avvilita, mortificata.

«Non mi sono offeso, anzi, è piacevole aver a che fare con persone che parlano chiaro, così raro in questo ambiente che purtroppo sono costretto, mio malgrado, a frequentare. È una specie di boccata d’aria fresca e gradirei che tu seguitassi ad essere così con me, a dirmi ciò che pensi.»

«Non reputo che questo potrebbe volgere a suo favore!» cinguettò lei, di getto, cercando di disperdere, o anche solo di mitigare la tensione che quei discorsi alquanto angusti le avevano causato.

Lui rise di cuore e le rivolse un’occhiata divertita. «Non ho dubbi.»

Dea rise di rimando, e con gli occhi tersi, involontariamente luminosi, «Allora, probabilmente, dovrebbe darmi il benservito e spedirmi dritta a casa, altrimenti è questo che potrebbe nuocere e compromettere di netto la sua carriera» lo avvisò, inviandogli un ammiccamento significativo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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