UN RAGGIO DI SOLE, Cap. 2

«Nessuna delle due, non allarmarti, fidati di me» cadenzò lui, destinandole un così ammaliante sorriso, che Dea si sbarrò un secondo, dirigendo in basso lo sguardo, con la sanissima intenzione di non far scorgere all’uomo l’immediato rossore che quella movenza, quelle turlupinanti, maledette parole le avevano scatenato sul volto.

Ma dopo cercò di contenersi. Dilatò i suoi polmoni per riacquistare un po’ di compostezza, dandosi della stupida per perdurare in quelle sue assurde reazioni sconvenientemente incontrollate, e gli asseverò: «Bene, allora gradirei che non mi ponga più in imbarazzo mediante i suoi commenti alquanto fuori luogo, e che non approfitti del fatto che sono una persona comune, o perlomeno che non sono come lei.»

Russell sorrise compiaciuto. «Dea, ritengo che, io e te, siamo molto più simili di quanto tu creda. Non dar retta a tutto quello che scrivono i giornali o a ciò che senti dire in Tv, io sono più comune di quanto tu possa pensare.»

Lei si addentò il labbro inferiore, quell’assoluta franchezza la disarmò un attimo. Ma, confidando che fosse una sua mera tattica da rinomato rubacuori quale era, per come lo ritraessero su tutti i rotocalchi del globo, «Immagino di no, signor Bowen, altrimenti non avrebbe bisogno di me in questa occasione» lo smentì, ponderando che la selezione della sua accompagnatrice fosse stata ostica, non avendo a disposizione una professionista. Una qualunque sua amica o conoscente avrebbe potuto fraintendere un invito tanto considerevole, e lui aveva pertanto optato per la soluzione meno compromettente. «E può anche smetterla di deliziarmi con le sue ripetute blandizie, io non sono quel tipo di donna che si lascia incantare facilmente, e in particolare con delle così vacue parole.»

«È questo che pensi?» approfondì lui, in un fruscio suadente, inclinando il capo e protendendosi leggermente verso di lei, lei che a quel gesto fu trascinata via da un repentino, incisivo tuffo al cuore. «È strano, ma ero convinto che tu non fossi una persona agevolmente influenzabile.»

«E da cosa lo avrebbe capito?» s’indispettì Dea, per darsi una tempestiva scossa. «Legge forse nel pensiero?»

Russell sorrise ancora. «Era semplicemente una sensazione e non credo di sbagliarmi. Forse la tua è soltanto paura, Dea, presumo che tu abbia paura di me e che voglia, in qualche maniera, porre le mani avanti per proteggerti.»

«Non pensa di essere un po’ troppo sicuro di sé, signor Bowen? Ed anche abbastanza insolente?» lo apostrofò, accendendo uno scintillio sdegnato negli occhi.

«E tu non pensi di dare le cose per scontato?» rilanciò lui, mediante una tale, così spodestante calma, da farla all’istante rabbrividire.

Quest’uomo era pericoloso, rimuginò Dea, il suo fascino era davvero disarmante, forse addirittura inquietante, dunque era consigliabile che lei, non solo dovesse rimanere con i piedi ben piantati in terra, ma guardarsi anche debitamente alle spalle.


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Ma sorrise tra sé, ripensando alla circostanza in cui l’uomo le aveva allacciato il collier, laddove lei non lo aveva proprio effettuato, le spalle non se l’era esattamente guardate, e se non lo aveva messo in atto in fisico modo tangibile, era indubbio che riuscire ad eseguirlo umanamente, sarebbe stato forse, anzi, sicuramente utopico.

D’un tratto l’auto si arrestò, e un lampo di terrore attraversò i suoi occhi. Lo sportello fu aperto e Dea, nell’intravedere l’esorbitante pedana rossa che si estendeva dinanzi a sé, non ebbe il minimo coraggio di muoversi, neanche di emettere un solo respiro.

Russell e Warren scesero tranquillamente dalla limousine e lei si sentì istantaneamente persa, nel non saper quale comportamento adottare, poiché in meno di un baleno tutte le disposizioni di quel Darryl riguardo alla manifestazione erano scomparse dalla sua mente, dissolte spietate, lasciandola drasticamente smarrita.

Russell, nel constatare che la donna era rimasta inchiodata al sedile, lo sguardo a dir poco agghiacciato, s’inchinò verso di lei e, dopo aver foggiato un bellissimo sorriso, le porse il suo braccio, invitandola con gli occhi a scendere dall’autovettura.

Dea rimase incatenata a quegli occhi così soavemente incoraggianti, sempre più magnetici, e senza avvedersene lo seguì, oltremisura rapita da quel lustro argento divinamente suggestivo.

Si strinse trepida ma vigorosa al suo braccio, con il capo prudentemente chino per non soccombere al panico che tutta quella ressa avrebbe potuto provocarle. E fu bizzarro, però quei centosessanta metri di tappeto rosso furono percorsi in un battito d’ali, sublimemente sovvenuta dalla sicurezza di quell’uomo così fortemente carismatico, il quale elargiva sorrisi ed alzate di mano per ricambiare il saluto dei suoi calorosissimi ammiratori, sommamente conquistati dal suo innato charme.

Tuttavia, quando si arrestarono a pochi passi dall’ingresso del Kodak Theatre e Dea infine sollevò lo sguardo di fronte a sé, fu subito trainata da una sorta di tenue deliquio, avvistando una torma di fotografi e di telecamere dell’ABC puntate su di loro.

Russell avvertì di prepotenza la mano di Dea che gli aveva stretto l’avambraccio, talmente energica da quasi riuscire a conficcare le unghie in esso, per quanta agitazione si fosse impadronita di lei, sicché, accostando le labbra al suo orecchio, amabilmente le sussurrò: «Sorridi, Dea, sei perfetta.»

E quel suggestionante tono di voce, congiuntamente a quelle semplici ma simboliche parole, la rincuorò in una misura così portentosa, che in un secondo rilassò completamente i suoi muscoli ed emise un profondo, rasserenato respiro.

Intensificò al culmine l’indaco opalescente delle sue iridi, e d’inavvertito istinto sbocciò in un lindo sorriso, plagiata da quell’elettrizzante invito, illuminando il suo viso a tal punto, che sembrò che ambedue risaltassero in un prodigioso, fulgido diadema di luce, giungendo a colpire tutti i presenti che non poterono far altro che inviare loro grida di piena ammirazione, per cotanto bagliore effuso.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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