UN RAGGIO DI SOLE, Cap. 1

Comunque, a fronte di ciò, lui aveva vagliato con cautela i personaggi da impersonare, ognora diversi per scomparire dietro di essi e non essere identificato in loro, per conservare la sua individualità. Ma sceglieva sempre quelli che più sentiva avvicinarsi al proprio essere, deciso a carpirlo integralmente, in qualunque possibile senso.

Di fondo, lui era bramoso di far affiorare di sé qualunque lato nascosto, forse oscuro, dottamente dissimulato dal suo subconscio, o magari soltanto soffocato dalle esigenze del prossimo, un atteggiamento comune per un qualsivoglia individuo che lasciava farsi sopraffare da altrui pretese con il fine ultimo di essere ben accetto, accettato dalla società in cui viveva. Una condizione che non gli avrebbe pertanto generato problemi di sorta, come generalmente ogni singolo soggetto attuava per essere benvoluto e amato da tutti.

Tale genere di selezione lo aveva condotto ad eccellere nelle sue interpretazioni, dato che in codesta metodica selettiva riusciva a concedere il massimo di sé, perpetuamente vero e passionale. E questo era stato positivamente recepito dalle varie case di produzione cinematografica, nonché dagli innumerevoli ammiratori di Russell che lo avevano innalzato ad una specie di icona, per le vivide, autentiche emozioni che riusciva a trasmettere attraverso il grande schermo.

Cionondimeno lui era rimasto con i piedi ben saldati in terra. Anche in quella particolare occasione, dove avrebbe potuto vincere l’Oscar per il suo ultimo film, non si era scomposto più di tanto ed aveva serbato un doveroso distacco, per non dire indifferenza, nel saggio proposito di non montarsi la testa e, di conseguenza, non perdere di vista la nuda realtà.

Del resto, ciò di cui era alla ricerca non erano indubbiamente onori e gloria, benché provasse un’esponenziale soddisfazione per i risultati conseguiti mediante la sua carriera. Ma quel che più gli premeva, sopra ogni cosa, era di riuscire alfine a capire chi fosse in realtà Russell Bowen, un uomo come tanti, alla continua e affannata ricerca del suo Io.

Sin da ragazzino, nell’ambito dov’era cresciuto, si era sempre sentito estraneo a qualunque situazione di cui era stato partecipe o marginalmente coinvolto, e si era sempre riconosciuto dissomigliante dai suoi coetanei, così come ora si sentiva sensibilmente, profondamente diverso dai suoi colleghi del mondo del cinema. O perlopiù si percepiva a miglia e miglia di distanza da quell’ambiente effimero, fondato su basi friabili di acqua e sabbia, meri castelli senza fondamenta né solida struttura.

Tutti quei convenevoli, quei party, quelle conferenze stampa, i suoi interventi a trasmissioni televisive o radiofoniche, sostanzialmente erano una gran fatica da sostenere. Non che non si sentisse in grado, ma erano per lui dei fattori prettamente superficiali, una perdita di tempo per se stesso e per il regolare decorso della sua vita interiore, anche se di certo indispensabili per rafforzare la prosperità della sua carriera.

Quel mondo era così artefatto, talmente ricolmo di persone costruite dalla testa ai piedi, che in dati momenti s’infastidiva ai massimi, giungendo talora ad esibire delle reazioni piuttosto turbolente. Lui era essenzialmente una persona semplice, anche se eticamente complicata, addirittura esigente, e questo in prima istanza nei rapporti interpersonali, nei contatti sociali di un certo calibro e di una data profondità che quel background non era sicuramente prodigo a fornirgli, ma innanzitutto non gli devolveva un minimo di quel che ricercava in essi.

Tirò un lungo sospiro e cercò di ricacciare quei suoi sfibranti pensieri, tuttavia l’idea di quell’interminabile serata non gli era tanto d’aiuto. Avrebbe rinunciato volentieri a trascorrere un’ennesima, estenuante maratona tra falsi sorrisi e forzata calorosità, fermo restando che ricevere quel premio sarebbe stato per lui un ottimo traguardo, la piena dimostrazione a se stesso e a tutti coloro che non avevano creduto in lui, di aver realizzato qualcosa d’importante, di essere approdato dove pochi erano arrivati, sebbene per lui fosse un punto di partenza e non certamente un punto d’arrivo.

Aprì la portafinestra che prospettava sul grande terrazzo della suite e ne uscì per fruire dell’aria tiepida di Los Angeles, dalla quale, pur essendo in febbraio, non si percepiva affatto che fosse inverno inoltrato.


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Aveva sempre adorato quella città e forse, in fondo, era più felice di trovarsi lì per perdersi in essa, piuttosto che per partecipare alla cerimonia. Avrebbe preferito giovarsi di quella breve permanenza e perché no, riscendere le lunghe e desertiche strade verso il sud, arrivare nella Baja California, magari in Messico, e tuffarsi in quell’avvincente cultura, ricolma di misteri ed elevatamente introspettiva.

Ma sfortunatamente ciò non gli era concesso, troppi impegni saturavano la sua agenda, e Warren era in aggiunta tenacemente sfiancante, nientemeno asfissiante, pervenendo talvolta a non concedergli un unico attimo di respiro.

D’altra parte, però, qualsiasi situazione, seppur meravigliosa, possedeva il proprio rovescio della medaglia e tale era il suo, quello di non poter essere libero di girare come un essere comune, sia per le sue persistenti incombenze, sia per la sua notorietà che a stento gli permetteva di poter anche solo attuare una rasserenante passeggiata nel parco.

Consultò il suo orologio e si accorse che era arrivato il tempo di cominciare a prepararsi mentalmente a quell’indesiderata nottata, iniziò a svestirsi e in un secondo gli ricomparve alla mente l’immagine di quella donna.

Sorrise. Chissà quali patimenti stava subendo tra le mani di Warren, così sempre esasperatamente smanioso, ma dopotutto se ne allietò. Almeno il suo agente lo avrebbe lasciato qualche ora in pace, senza tormentarlo mediante i suoi perenni piani organizzativi, a volte scarsamente necessari, come in cosiffatta, particolare circostanza.

Tutto considerato non era la prima volta che interveniva ad una manifestazione di un’analoga levatura, era già avvenuto in precedenza. Aveva partecipato proprio a quella in oggetto, grazie ad alcune pellicole in cui aveva recitato agli inizi della sua carriera, senza comunque esserne stato protagonista né aver ricevuto nessuna nomination.

Ma siccome in questa edizione era prevedibile che gli occhi di tutti sarebbero stati puntati su di lui, in effetti avrebbe dovuto esibirsi in gran, se non perfetta forma. Da questo punto di vista Warren non errava, quindi un po’ di preventivo riposo era più che appropriato, al fine di presentarsi sereno e pacifico, seppur tremendamente annoiato e reticente.

Sì, era giunta l’ora di farsi forza per presentarsi al meglio, di rasserenarsi. D’altro canto le prospettive non erano talmente massacranti, dato che in concreto la serata non sarebbe stata poi così lunga, e in ultimo si sarebbe potuto concentrare sul suo prossimo film, l’unica cosa che gli interessava, la sola cosa per cui valeva la pena di compiere questo modico, anche se incisivo sacrificio.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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