SENZA PAROLE, Cap. 7

Lei emise una sorta di miagolio. «Tesoro, non hai capito nulla, lo sai che amo solo te e che non farei mai qualcosa che possa nuocerti.»

«Ma davvero» ghignò, sfumando visibile astio dalla sua espressione, nonché dal tono spigoloso e malfidente, nel sentirsi ancora beffato da lei. «Credi che sia uno stupido?» s’inasprì, serbando ancora la sua posizione di spalle.

«Damian, guardami, per favore» lo impetrò, e lui, inspirando con violenza, sbattendo con forza le palpebre per mantenere la calma, si voltò e la fissò immobile, lo sguardo velato di amarezza e saturo di risentimento.

Attese che lei avanzasse le sue pretese ma Sandra restò in erudito silenzio, era consapevole di quale tipo di gioco intraprendere. Sapeva che in quel frangente doveva sfoderare le sue armi di dolcezza e seduzione, comparendo quasi vittima, sofferente, piangente.

Era sicura che a quella vista lui non avrebbe resistito, suo marito era un uomo troppo sensibile per non considerare tutta la sua afflizione, intero il suo pentimento. Lo guardò con occhi patinati, remissivi, supplichevoli di quel perdono che di certo sarebbe arrivato, come di consueto.

Damian non manifestò minimi segni di cedimento, nulladimeno la sua espressione era imperscrutabile e, per la prima volta da quando si erano conosciuti, Sandra non riuscì a capire cosa gli stesse passando per la testa. Si era così serrato in sé, da divenire totalmente ermetico, cosa che con lei non si era mai verificato.

Passò all’attacco e gli avviluppò delicatamente il volto con le mani da cui emergeva un luminosissimo brillante a ventiquattro carati, il loro anello di fidanzamento, il quale rifletté la strana luce negli occhi di Damian, balenata in un soffio, al tocco delle spugnose dita sulla sua lievissima barba, leggermente canuta, perfettamente curata.

E Sandra, prendendo atto che lui perseverava a rimanere statico, altrettanto delicata cercò di avvicinare le labbra alle sue, quando all’improvviso, fatto che la sbalordì non poco, Damian voltò la testa di scatto alla sua destra, rimanendole di profilo. Aveva ancora le mani in tasca.

Lei svelò un impalpabile ma incisivo gesto di stizza, avviava a stancarsi, non poteva mica supplicarlo all’infinito! Perché opponeva tutta quella resistenza?

«C’è un’altra donna?» gnaulò, da ultimo, zuccherina e melensa agli eccessi.


Advertisment

loading...

Lui si voltò, ancora di scatto, con quella luce negli occhi intensificata, quadruplicata. «Non riesci proprio a farne a meno, vero, Sandra?» la biasimò, filtrando oberato malanimo dalla sua voce. «Quando non riesci ad asservirmi, tiri subito fuori motivazioni che ti distanziano sempre più dalle tue responsabilità.» Ora era freddissimo, ma poco lontano dall’infuriarsi.

Abbozzò un cenno con le labbra, indefinibile se di disprezzo o di tormento, e si ritrasse. Brandì con forza lo schienale della poltrona direzionale e tirandola a sé, ci si sedé, in palese stato di agitazione.

«Ho molto lavoro da fare, Sandra, dimmi per cosa sei venuta» la freddò, più che marmoreo, tenendole separato lo sguardo.

«Come, non lo hai capito?» tubò lei, inviandogli uno sguardo lezioso e seraficamente affatturante. «Sono qui per spiegarti come stanno le cose.»

«Mi sembrano già abbastanza chiare» condensò lui, rapido ed essenziale.

«Questo non è vero, non mi hai dato l’opportunità di spiegarti.» E accarezzandosi i lisci capelli neri con fare sensuale, lei convogliò: «Devi convenire di aver reagito piuttosto volgarmente nel buttarmi fuori di casa in quella maniera, senza concedermi nessuna facoltà di difendermi. Sono rimasta ragguardevolmente delusa dal tuo comportamento poco signorile, hai agito come un animale, rude, non avrei mai immaginato che potessi nascondere in te, un lato così primitivo e irragionevole», pacatissima.

La poltrona stava tremando sotto il peso di Damian, il quale iniziò a contrarsi violentemente. «Non cambiare le carte in tavola, Sandra.» La voce cominciò ad essere tuonante, minacciosa. «E se vuoi vedere veramente l’animale, sei sulla strada buona.»

Con un balzo si eresse dalla poltrona e, premendo le colleriche mani sul laccato ripiano di mogano, volse la testa nella sua direzione e la guardò dritto negli occhi, rigido ma burrascoso, permeandone una crescente energia compressa, decisamente in via di decompressione.

«Prima che tu vada oltre e ti penta irrimediabilmente di aver insistito con le tue sporche bugie…» Tranciò la frase ed estrasse dal primo cassetto un rotocalco, lo aprì alla pagina interessata e glielo scagliò dinanzi, laddove Sandra, che nel frattempo si era posizionata al di là della scrivania, di fronte a lui, osservò la foto sbigottita, leggendo il trafiletto che sarebbe dovuto essere il titolo dell’articolo, ma che era piuttosto un romanzo.

«Ma… Damian… non crederai mica a tali nefandezze?» s’impappinò, urtando contro la sedia, evidentemente colta in fallo. «E da quando credi a quello che scrivono i giornali?»

E recuperando intero il suo autocontrollo, nel tentare una via di fuga, «Non posso credere che tu abbia cominciato a leggere tali riviste squallide, Damian, sono costernata» lo criticò, ed afferrò il rotocalco lanciandolo aggressivamente nella sua direzione.

Damian non accennò un ridottissimo movimento per spostarsi dalla traiettoria della rivista, che quasi lo sfiorò prima di cadere a terra, vicino ai suoi piedi.

«Mia signora…» la schernì, in tono fortemente sarcastico. «Adesso verrai anche a raccontarmi che quello non è altro che un fotomontaggio, dico bene?»

«Esatto, non ho nulla a che fare con quel bieco individuo. Ho soltanto avuto modo di conoscerlo ad un ricevimento a cui ero intervenuta senza di te» ripiegò, con studiato rancore, alludendo alla questione che fin troppe volte Damian le aveva permesso d’intervenire a quegli eventi mondani da sola, o quantomeno senza di lui.

Poi, astutamente seccata, dopo essersi tirata all’indietro i capelli dalle spalle con fare altezzoso, Sandra potenziò: «E lui avrà venduto la storia ai giornali, visto che gli ho reso ben noto che non ero affatto interessata a lui. È probabile che quell’uomo non sia abituato a ricevere un rifiuto e magari con questo sistema avrà voluto colpire anche te, che sei il suo maggior antagonista.»

Damian confezionò un sorrisetto acre, sgomento da quanta falsa innocenza potesse esprimere, riuscendo a camuffare magistralmente che tipo di persona fosse.

Si raddrizzò in tutto il suo metro e ottanta, ed issò il mento per guardarla dall’alto, inevitabilmente verso il basso. «Ho parlato personalmente con Benton, Sandra, ed ho visto la tua firma su quel contratto, congiuntamente alla mia, sulla procura che mi hai estorto con l’inganno.»

«Ma…»

«Niente ma, Sandra, ti ho fatta seguire, so tutto.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

Tag:, , ,



loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *