SENZA PAROLE, Cap. 6

«Sandra…» intavolò lei, tuttavia, pronta e disinvolta, si riprese istantanea per l’eccessiva confidenza esplicata. «La signora Duvall era stata molto scortese, dovrebbe insegnarle un po’ di educazione, visto che lei ne ha da vendere» compitò, insinuandoci un limato doppio senso.

«Sta sostenendo che sono maleducato con lei, miss Kinsley?» Damian lo aveva colto in pieno e, come al solito, con lui aveva fatto centro.

Ecco perché era sempre così di poche parole, o addirittura di nessuna, perché riusciva ad afferrare i doppi sensi e le cose non dette, e Isabelle concluse che, appunto per tale inerente motivo, lui era persuaso che anche gli altri fossero ferrati di siffatta capacità. O li sopravvalutava troppo, oppure giocava con loro, optò per la seconda.

«Faccia lei, ma senz’altro cordiale non è.» E spinse in fuori il mento per guardarlo dritto negli occhi.

«Sono abituato a trattare così con i miei collaboratori e lei non sarà né la prima, né l’ultima» sentenziò, senza scomporsi di uno spillo.

«Vuol dire che è del tutto impersonale?» Lo fissò senza muoversi.

«Certo, aveva qualche dubbio?»

«Se proprio me lo chiede, devo risponderle di sì, a giudicare dal reiterato stillicidio a cui mi sottopone e dai suoi commenti su come svolgo la mia vita privata, sempre snervanti e comunque riferiti a un qualcosa che ancora non riesco a decifrare.»

«Non ci riesce?» Damian incurvò un sopracciglio, in sottile impostazione di sfida.

Eccolo, era tornato, che strazio!


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«No, dottor Moore, direi di no» scandì, manifestamente seccata. «Me lo dica lei, anche in forma abbastanza prolissa, in maniera che finalmente io possa capire bene. Mi scusi, ma sono una povera mortale, io

Lui ghignò ed orientò gli occhi verso il basso, rialzandoli, un attimo dopo, con una luce trasformata in risentimento, avrebbe definito lei, ma ne era emerso soltanto un barlume d’indignazione.

Damian era convinto che fosse Isabelle a giocare, ma si stava stancando, questa farsa era durata a sufficienza. Lei non poteva protrarre a lungo quella maschera d’indifferenza perché sarebbe ben presto ruzzolata in quel giaciglio di rovi che si era costruita con le proprie mani, recandosi di conseguenza male sul serio.

Credeva realmente che lui non sapesse nulla? Che il sindaco gli avesse richiesto di assumerla senza che lui si ponesse delle opportune domande? Era fin troppo facile evincere cosa ci fosse tra loro, anche perché, alla verifica dei fatti, non poteva sussistere nessun’altra spiegazione. Le domande se le era poste, e anche datosi delle esaurienti risposte.

Jordan lo aveva presentato come favore personale, per giunta senza fornirgli nessuna delucidazione, un comportamento che non era da lui, per niente, quantomeno non nei suoi confronti, e peraltro gli aveva raccomandato discrezione assoluta. Ma ciò non toglieva che Damian capisse quale fosse l’effettiva situazione, anzi, era probabile che l’atteggiamento dell’uomo rinvigorisse di netto la sua teoria.

«Voglio che sia ben chiaro che non ho nulla contro di lei, miss Kinsley, come le ho più volte ribadito, non m’interessa formulare giudizi sulle sue scelte, non sono francamente il più indicato. Ma quando la vita dei miei collaboratori va ad intaccare la trasparenza, l’integrità e l’onestà, aspetti che ritengo fondamentali per svolgere una vita dignitosa, anche sul piano professionale, ciò ne risente anche la mia società, che ho fondato in base a questi criteri. Io stesso sono il primo a rispettarli, in quanto ci credo integralmente.»

Sorseggiò il suo aperitivo e completò: «Non sono io a doverglielo dire, miss Kinsley, quanto piuttosto lei.»

Bel discorso, ma non aveva comunque capito. Si riferiva forse a Mike? Tuttavia, se lei avesse insistito chiedendogli a cosa si riferisse, di sicuro lui si sarebbe sentito trattare come uno stupido e la serata, avviata prodigiosamente nel migliore dei modi, di certo si sarebbe, all’inverso, increspata nel più pessimo modo possibile.

Ma tutto sommato era lei a sentirsi un’ottusa per non riuscire a capire cosa volesse intendere. Non riusciva seriamente a stargli dietro, a verificare se l’uomo indicasse un fatto di cui lei era a conoscenza oppure no.

Concluse che indubbiamente non ne era a conoscenza. Forse Mike era stato solo una scusa che velasse qualcosa di più consistente, si era anche informata, presso l’ufficio del portierato, di cosa il suo ex avesse combinato con Damian, ma Arnold le aveva comunicato che i due uomini non si erano neanche incrociati con lo sguardo, di conseguenza nulla era accaduto tra di loro. Ora doveva solo riuscire a scoprire quale fosse questa gravissima cosa a cui si appigliava.

Decise di girarci intorno, magari avrebbe colto qualche indizio per comporre il mosaico. Lui era dannatamente un gentiluomo e non si sarebbe mai permesso d’intavolare per primo una conversazione che, a quanto pareva, non lo riguardava direttamente.

«Capisco, e mi rendo conto che, magari, dovrei riflettere meglio» cincischiò, subdolamente prostrata. «Ebbene, allora, come dovrei comportarmi, secondo lei?» lo blandì, sdolcinata, lanciandogli un timido sguardo, seppur mostruosamente fasullo.

«È abbastanza adulta da individuare la scelta migliore ed è per giunta abbastanza intelligente per cavarsela da sola, con chiunque e ovunque» officiò lui, esibendo un tono più rilassato, convinto che la donna stesse capitolando ed ammettesse, in piena assennatezza, il terribile errore che stava commettendo.

«Abbastanza?» rifece lei, con una calcolata noncuranza.

«Sa perfettamente che non volevo intendere questo, non si appigli al brecciame, miss Kinsley, ma ai massi, sono molto più stabili.» Ora la stava osservando con un’aria comprensiva. «Capisco come possa essere dura, ma ciò che rimane strettamente indispensabile è soltanto la fiducia in se stessi, ed è questo che lei ha da vendere, mi creda.»

Nel frattempo il cameriere, nel servire la prima portata, li distolse dal loro modico alterco, e lei si accorse, con stratosferico piacere, che la pietanza ordinatale da Damian era di suo gradimento.

Come aveva potuto pensare che lui non avesse intuito i suoi gusti? Riusciva ad aprire e penetrare all’interno di chicchessia, senza che lo sventurato prescelto potesse avvisarsene, e Isabelle nella sua mente lo definì un eccellente chirurgo. Ma poi pattuì che, anche se si fosse marginalmente impegnato, Damian sarebbe stato in grado di fare tutto, senza eccezione alcuna, perfino capace di rubare le scarpe a un maratoneta in corsa.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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