SENZA PAROLE, Cap. 5

«Non posso crederci, lavora qui da soli due giorni e già mi ha sconvolto l’esistenza» si risentì lui, in perspicuo tono di riprovazione.

Lei farfugliò qualche frase di circostanza. «Non era mia intenzione… non immaginavo che…»

«Cosa! Che cosa non immaginava, miss Kinsley?» la tranciò, stentoreo e imperversato. «Che non può raggirare un uomo in una tale maniera e poi pretendere che sparisca dalla sua vita, senza che lui accenni ad una minima reazione? Anche se convengo che sia un eufemismo, non è certamente minima come reazione!»

Ed avvalorandole fomentato dispregio per mezzo di due occhi precipitosamente infiammati, s’inclinò ancor di più in corrispondenza del suo volto. «Ma chi è lei? Che cos’è!» l’aggredì, ribadendole furioso le medesime parole della sera precedente.

Qui si stava sforando, decisamente.

«Come si permette!» E lo spinse con foga per farlo retrocedere di qualche passo.

«Isabelle» sibilò, a denti serrati, afferrandola istantaneo per le braccia e approssimando ancora il volto al suo, quasi a sfiorarla. «Non provocarmi.» Indurì lo sguardo e socchiuse le palpebre, saettando fuoco dalle sue iridi divenute di un blu riccamente tempestoso. «Io non sono Mike.»

“E meno male!” Fece per divincolarsi ma lui la distanziò da sé, sospingendola con uno scatto fulmineo, e di colpo le diede le austere spalle, infilandosi le mani in tasca.

«Fuori di qui.»

Lei non ebbe il tempo né di reagire né di giustificarsi, Damian non le concesse l’opportunità di fare nulla. Il gelo che cadde nella stanza fu così vibrante, che dové abbandonarla più che alla svelta, senza poter enunciare nessuna parola, neppure una singola vocale.


Advertisment

loading...

E chiudendo la porta dietro di sé, Isabelle rimase qualche minuto lì, ammutolita, con gli occhi lucidi per il dispiacere e il senso d’impotenza che sentiva percuoterla dentro. “Perché ha questa opinione di me, cos’ho fatto di così irrimediabile che ha potuto spingerlo a tanto?”

Mike aveva preso l’iniziativa a recarsi lì, e la sua unica colpa era di averlo informato di essere stata assunta alla Karma. «Ancora per poco…» si rattristò, e si pentì amaramente di averlo fin troppe volte perdonato.

Ancora adesso Mike era convinto che semmai avesse insistito, lei avrebbe da ultimo ceduto, come aveva fatto sempre, reiteratamente, finché alla fine non gli aveva detto basta. Ma stavolta era per sempre.

Ci aveva messo un po’, prima di riuscire a prendere quella decisione conclusiva. Era dovuta finire in ospedale brutalmente malmenata, dov’era stata costretta al successivo intervento di diversi punti di sutura alla testa, per troncare la loro relazione.

In fin dei conti, aveva pazientemente confidato che lui potesse riuscire a dominare i suoi istinti, presto o tardi sarebbe successo, ma purtroppo si sbagliava. Quando si oltrepassava il limite, sopraggiungeva ineluttabile il punto del non ritorno e non era più possibile tornare a quello di partenza.

E si rese penosamente conto di non aver proprio speranze di venir fuori da quel circolo vizioso. Era inammissibile, Mike le aveva rovinato la vita per più di due anni ed anche ora, che non erano più insieme, stava perdurando a distruggergliela, in qualsiasi verso.

Henry le si approssimò, avendola avvistata orribilmente cerea in volto. Era rimasto lì, in corridoio, temendo di dover intervenire, dato che non aveva mai udito il suo capo urlare così forte, nientemeno da far tremare i muri con quel potente impeto, perdere le staffe tanto facilmente per una questione di così poco conto.

Lui immaginava quale fosse il problema di Moore, da un lato perché aveva distinto le sue parole, o più propriamente le sue urla, anche del tutto impreviste giacché non gli era mai successo di sentirlo tuonare con una tale enfasi, sebbene Henry lavorasse alla Karma da parecchi anni ormai, e si erano manifestati molti casi in cui poter ragionevolmente perdere il controllo. Tuttavia lo immaginava principalmente perché Isabelle, in breve, gli aveva riportato l’incidente della sera trascorsa al Kursaal, era stata quasi indotta a farlo dacché il suo collega l’aveva colta nell’attimo in cui, brontolando ad alta voce, stava maledicendo il giorno in cui aveva incontrato Mike.

E comunque Isabelle si era sentita disposta a condividerlo con lui, sicura che Henry le avrebbe riservato una buona parola consentendole quindi d’ignorare l’accaduto, perlomeno nell’orario di lavoro.

Henry le posò una mano sulla spalla e con l’altra le accarezzò una guancia, in un gesto quasi fraterno. «Non preoccuparti, gli passerà e tu avrai modo di spiegargli come stanno le cose, capirà, vedrai. Lo conosco, Isabelle, è un uomo molto ragionevole, direi anche più del dovuto, perciò non hai nulla da temere.»

«Ne dubito» si angosciò lei, ma si mosse, nell’aver percepito dietro di sé la porta che si apriva, e scorse Moore che si arrestò tempestivo, soffermandosi ostilmente su quel gesto ben troppo confidenziale.

Henry ritrasse la mano alla velocità di un bolide, avendo distinto nell’espressione dell’uomo un amplificato stato di collera.

«Bene» certificò Damian, secco e malevolo. «Vedo che non avevo esagerato.» E li oltrepassò, quasi nello spostare l’aria al suo passaggio, sprigionandovi un’aureola di profumo così gradevole e intenso, che troppo Isabelle aveva associato alla sua persona. Era divenuto per lei inconfondibile.

“Di male in peggio…” Si gettò sulla sua sedia e si abbrancò il volto con le mani, abbandonandosi scoraggiata sulla scrivania.

Henry tentò di rincuorarla. «Tu non ne hai colpa, Isabelle, a questo punto credo solo che sia geloso.»

Lei s’irrigidì e lo ammonì subito con lo sguardo. «Ma cosa farnetichi, Henry, non dire stupidaggini. Mi detesta, anzi, mi odia, altrimenti non mi direbbe sempre tutte quelle cattiverie, è una battaglia continua, non ne posso più…»

«Lo sai che le barriere tra l’amore e l’odio sono molto fragili…»

Isabelle si sbigottì. Ci mancava pure che Henry iniziasse a filosofeggiare, questa poi…! Ma almeno aveva una parola di conforto da donarle, non era sola ad affrontare quell’assurda situazione.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

Tag:, , ,



loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *