SENZA PAROLE, Cap. 4

«Se non è di tuo gradimento la condizione, potrai fare anche a meno di chiamare perché non intendo più rivolgerti la parola. Addio, Sandra, e buona fortuna.»

Era proprio un gran signore, non c’era dubbio, ma tutto ciò le suonava veramente insolito. Fino alla sera prima si struggeva di dolore per lei e adesso non sopportava neanche più di sentirne la voce, si era ripreso in fretta, oppure… ma sì, era puramente un metodo per farla uscire totalmente di senno al fine di poterla interdire, chiaro, il documento che aveva stenografato faceva agevolmente desumere che la principessa avesse sforato con i suoi diritti di moglie di uno dei più grandi magnati delle industrie di comunicazione del paese, quindi adesso doveva essere rimessa al suo posto. Che tristezza, il business era davvero senza cuore.

Come poteva trattarla così… In un attimo provò commiserazione per lei, del resto non era neanche colpa sua se aveva sposato un uomo calcolatore come Moore, che disgrazia.

D’improvviso le tornò il cerchio alla testa che l’aveva assaltata la mattina prima, appena sveglia. Un altro ennesimo tarlo, era ora di farla finita!

«Qualcos’altro?» postulò lui, con voce incolore.

«No, per il momento. Mi scusi, ma ho bisogno di un cachet.»

Damian sorrise mentre osservava la donna abbandonare la stanza, valutando che, alla prova del caso, non tutti i mali venivano per nuocere. Quell’intrepida presenza imposta avrebbe potuto girare a suo favore ed eliminargli qualche noia di troppo, senza che lui si esponesse eccessivamente in prima persona.

S’inarcò sullo schienale della poltrona ed emise un prolungato sospiro. Non era un bel comportamento da adottare nei confronti di Sandra, però non aveva altra scelta, aveva rischiato già abbastanza. Era l’inizio della fine, la fine di molte cose, troppe.

Isabelle rivoltò letteralmente la sua ventiquattr’ore per scovare qualche prodigioso medicinale che le stroncasse quella terribile emicrania, e per buona sorte vi trovò un blister con un solo cachet rimanente. Lo inghiottì fulminea ed attese qualche minuto, tentando di rilassarsi il più possibile affinché le facesse effetto alla svelta.


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Sembrava che lavorasse in quel posto da anni, tante erano le emozioni provate, e concluse che in quella sede non si sarebbe mai girata i pollici, questo era innegabile.

Mentre il fluire dei suoi pensieri si dirigeva a Moore, a quanto l’avesse stupita nell’ultimo frangente, convincendosi senza più alcun’ombra di dubbio che quell’uomo fosse proprio imprevedibile, il trillo del telefono la destò.

«Ciao.» No, anche lì adesso!

«Mike, sei impazzito, dopo di quello che hai combinato ieri sera, hai anche il coraggio di richiamarmi!»

«Sì, beh, ho preso una bella botta, in ogni senso…»

«Ora basta!» si quasi spolmonò. «Lasciami stare una volta per tutte!» E gli riagganciò il ricevitore in faccia.

Questa poi, aveva veramente un bel grugno di bronzo! Ora cominciava a perseguitarla anche sul posto di lavoro, come sarebbe riuscita a scrollarselo di dosso?

Le aveva provate tutte, cercava di non andare nei posti dove sapeva di poterlo incontrare, cercava di non rispondere alle sue telefonate, ma quand’era che avrebbe desistito? Ormai erano trascorsi più di quattro mesi e se il tempo guariva ogni ferita ed affievoliva, sopiva i sentimenti, perfino quelli più spropositati, a quell’ora lui, di norma, sarebbe già dovuto essere a buon punto.

Ma poi considerò che Mike in fondo era un tipo fuori dall’ordinario, dopotutto era ciò che più l’aveva affascinata di lui, e la sua ostinazione, la sua forte personalità che adesso vedeva vacillare, l’avevano fatta innamorare, o più che altro era rimasta incantata, ora atrocemente disincantata…

Quando lo aveva conosciuto al Kursaal, durante il periodo in cui lei lavorava lì, le era parso così diverso, carino e disponibile, anche se di certo molto esuberante.

Mike, a quei tempi, non aveva ancora dimostrato in modo esplicito la propria irascibilità ed aveva sempre dominato i suoi attacchi d’ira, anche se, nei confronti di qualsiasi uomo che avesse tentato di corteggiarla, era stato oltremisura protettivo e grossolano. Ma lui non se l’era mai presa con Isabelle, o quantomeno, non all’inizio.

Era stato bravo a camuffare la sua doppiezza, ma allorché la loro relazione si era consacrata in qualcosa di più stabile e lui aveva appurato che la donna si fosse innamorata e decisa a costruire una vita insieme, Mike, persuaso di potersi spostare oltre, aveva avviato a dare in escandescenze, incolpando inequivocabilmente Isabelle di elargire eccessiva confidenza agli altri uomini.

Mike, in sostanza, reputava che questo fosse il fondato motivo, unitamente al suo abbigliamento alquanto lascivo, per cui gli uomini fossero troppo espansivi e sfrontati nei suoi confronti.

E siccome lei non aveva ceduto a nessuna intimazione, tutt’altro, aveva perseverato nel comportarsi e nel vestirsi come più avesse ritenuto opportuno, lui aveva principiato ad esser violento. E mentre dapprincipio Isabelle, colta di sorpresa e incredula che Mike potesse approdare a tanto, le aveva prese di santa ragione, più tardi aveva iniziato a difendersi, soprattutto perché stanca di presentarsi al lavoro esibendo lividi e lesioni sul volto che a un determinato punto, intensificandosi le lotte, non riusciva neanche più ad occultare grazie al make-up.

Con un poderoso brivido rivisse, in un sintomatico istante, un paio di occasioni in cui lo aveva guardato con occhi obiettivi, a come lui fosse in realtà e alle miserevoli azioni che aveva compiuto, e tra sé sospirò: “Mai più, mai più…”

Dall’altra stanza comparve una figura altera che, con un’espressione interrogativa acquerellata sul volto, la fissava, tentando di comprendere la genesi di tutto quel chiasso. «Stava parlando con mia moglie?»

“Ah, ora è di nuovo sua moglie!”

«Dio, lo strozzerei!» brontolò, pianissimo.

«Chi?» inquisì lui, con fare ancor più interrogativo.

«Nessuno, pensavo ad alta voce. E no, non era sua moglie» specificò, ponendo bene l’accento sull’ultima parola. Mica il mondo girava intorno a loro, e che diamine!

«Va bene, senta, devo recarmi presso un cliente molto importante. Qualora insorgessero complicazioni può chiamarmi al cellulare» la ragguagliò, avviandosi flemmatico e impostato verso l’ascensore.

Poteva chiamarlo? Ma che gli era preso, ricordava bene che, il giorno prima, lui le aveva ordinato di cercarlo sul telefono portatile solo in casi urgenti, in particolare quando si fosse recato ad appuntamenti o a meeting di un dato peso, e questo ne era lindamente la fattispecie.

Tramò di fargli uno scherzo, però poi si pentì. Stava diventando una bambina dispettosa, ma che le succedeva?

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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