SENZA PAROLE, Cap. 17

E così Isabelle, tout court, le raccontò i fatti che l’avevano travolta la sera prima, la scenata di Mike, il bacio di Sandra a Damian, la confessione del sindaco e anche di Benton, che aveva minacciato Damian di sottrargli la sua società.

Subito dopo essere scesa dalla limousine Isabelle aveva preparato di tutta corsa un paio di borsoni, infilandoci indistintamente ciò che più le sarebbe occorso per i giorni a seguire, in maniera da non essere costretta a tornare nel suo appartamento per prendere altro.

Aveva fatto entrare Rave nel trasportino e si era precipitata al Kursaal, fortunatamente ancora in fase di chiusura, per richiedere ospitalità temporanea a Stella, precisandole che le avrebbe spiegato l’indomani con calma il motivo.

Stella, da grande amica di Isabelle quale era, non le aveva ricercato nessuna delucidazione. L’aveva vista distrutta, alla mercé di una fremente, eccessiva inquietudine, e le aveva immediatamente detto di sì, avendo ben rilevato che l’amica urgesse di concedersi ad una rigenerante dormita prima di addentrarsi nei particolari.

Ma al presente Stella ribolliva dalla curiosità, non capiva come mai fosse scappata via da casa a quel modo. Ascoltava con attenzione ogni singola parola, cercando in ugual tempo di ricomporre quest’aggrovigliato puzzle, ma senza tuttavia riuscire ad evincere come poterle essere d’aiuto, poiché Isabelle, la sera prima, mentre rincasavano, le aveva richiesto di fare qualcosa di estremamente importante per lei.

Dapprincipio la donna aveva immaginato che il suo aiuto consistesse semplicemente nell’ospitarla per qualche giorno affinché riprendesse fiato, però non riusciva a comprendere perché mai volesse andare a lavorare alla Benton Enterprises, se era sicura che tra lei e Damian fosse realmente finita.

«Considerando che, secondo me, stai prendendo una grossissima cantonata visto che sono convinta che lui ti ami alla follia, perché vuoi andare a lavorare per quel mafioso, se pensi che tra voi non ci sia futuro?» riepilogò, da ultimo, dopo che Isabelle aveva per sommi capi terminato di narrare la sua storia.

«Non è così semplice, Stella. Io lo so che lui mi ama, lo sento, davvero, però quell’ombra è molto controversa nella vita di Damian. Lui amava tantissimo sua moglie e, a dir la verità, non so nemmeno se lui la ami ancora, ma se non posso stare con Damian, cosa che sinceramente non credo, anche se non ne possiedo l’assoluta certezza, adesso preferisco salvare la sua società ed il resto verrà comunque dopo. Questa è la mia priorità al momento, Damian ha fatto moltissimo per me, ha rischiato d’incrinare il suo rapporto con il sindaco affinché io sapessi che lui è mio padre, e glielo devo, a qualunque costo.»

Stella la scrutò per un paio di secondi. «Sei veramente pragmatica, ma cosa vuoi che io faccia?»

Eludendo temporaneamente quella domanda, Isabelle proseguì il suo discorso: «Intendo andare a lavorare nella società di Benton per sottrargli la procura, perché anche se io sottostessi a tale ricatto, lui, comunque, avrebbe sempre in mano quei documenti. Dubito grandemente che lui possa distruggerla, e la mia intenzione è di agire senza che lui sia allarmato dalla mia presenza, gli farò da assistente e nel frattempo cercherò di scoprire dove la nasconde, o dove nasconde tutte le possibili copie.»


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«Ma sai che questo è impossibile!» guizzò Stella, avvertendosi all’istante parecchio ansiosa per quel folle intendimento. «Come farai a sapere quante copie ha e dove le conserva? È una pazzia, Isabelle, rifletti…»

Ma incurante, lei andò oltre: «È fondamentale che quell’uomo sappia che io e Damian abbiamo interrotto la nostra relazione in maniera da non insospettirsi, lo sai che se seguitassi a vederlo tornerei immediatamente con lui, senza esitare, infischiandomene altamente della moglie o di qualsiasi altra cosa. Sono una debole, è probabile, ma preferisco vivere d’amore anziché di rimpianto, in fondo è ancora vivida in me la speranza che lui possa dimenticarla definitivamente, un giorno.»

«Ah… sei incorreggibile, fai sempre di testa tua… Ma stavolta ascoltami.» Stella era vistosamente in ansia. «Se è vero che quel tizio è immischiato nella mafia e quindi si può ben arguire di che pasta sia fatto, non avrai nessuna speranza di salvarti, potrebbe addirittura ucciderti se sapesse che lo hai ingannato. Certa gente non perdona, anche in nome dell’onore o per punire un semplice tradimento.»

«Non dire idiozie, non siamo mica dentro a un film!»

Stella la incenerì con lo sguardo, era cosciente che l’amica stesse cercando di smorzare la questione tramite una forzata ironia. «Esatto, non ci siamo, questa è la vita vera, Isabelle, e le persone rischiano la vita se giocano troppo impavidamente con tipi così loschi e poco affidabili come lui. Ti prego, ripensaci.»

Ma Isabelle non se ne curò, all’opposto, s’incaparbì. «Stella, sei troppo apprensiva, e in ciascun caso questa faccenda deve rimanere segreta. Lo sai solo tu, e questo soltanto perché sono obbligata, altrimenti non ti avrei mai coinvolta.»

E Stella si rilanciò nuovamente sulle spine. Isabelle ancora non le aveva spiegato nel dettaglio cos’avrebbe potuto fare per lei, e onestamente la cosa la sgomentava non poco, considerate le premesse, figurarsi il resto che non sarebbe certamente sopraggiunto tanto incoraggiante.

«Ho preso una cassetta di sicurezza in Pennsylvania Station e una chiave la darò a te.»

A quella dichiarazione l’amica si sbalestrò in maggior misura, tuttavia attese che Isabelle terminasse.

«Dato che non so cosa potrebbe accadere, lascerò lì tutte le informazioni che riesco a raccogliere, come in una specie di diario di bordo, e vi lascerò tutte le copie della procura che riuscirò a scovare nell’azienda di Benton o a casa sua.»

«A casa sua!» Stavolta si spaventò sul serio.

«Sì, Stella, è necessario che mi avvicini a quell’uomo il più possibile, altrimenti non avrò speranze di salvare Damian. È probabile che debba trasferirmi da Benton, a un dato momento, anche fingendomi invaghita di lui, qualora non riuscissi nell’intento in tempi abbastanza ragionevoli.»

Stella iniziò ad agitarsi. «Questo è un piano impossibile da mettere in pratica… chi ti dice che la procura non sia in mano ai suoi avvocati, lontano dagli ambienti dove vive e lavora?»

«Ne dubito, è troppo guardingo per delegare terze persone. A parer mio ha in mano tutto lui, ben custodito da qualche parte, perciò, svolgendo il ruolo di sua assistente personale, potrò anche individuare dove sono collocate le sue casseforti.»

«Sei pazza, anche se dovessi individuarle come farai a scoprirne le combinazioni?» arrancò.

«Scoverò il sistema, non dubitare, Benton mi sembra un tipo piuttosto banale. Sarà qualche data di nascita o di un evento particolare della sua vita, basterà solo conoscerlo un po’ più da vicino.»

«Ci vorranno settimane, forse mesi…» si spossò l’amica, ormai sfiduciata ai massimi. Isabelle era fin troppo determinata e nessuno, compresa lei, sarebbe riuscito a spodestarle dalla mente l’avventata, irrazionale intenzione di avvicinarsi a quel criminale per salvare l’amore della sua vita.

Ma Isabelle la rinfrancò. «È plausibile, però non aver paura, non ti porrò in pericolo più del dovuto, fidati di me. È per questo che ho deciso di prendere la cassetta, per evitare di lasciare tutto ciò che trovo qui, in casa tua. Sarebbe il primo posto dove Benton verrebbe a cercare i documenti, logicamente dopo il mio appartamento, e non voglio che tu corra alcun rischio, perlomeno non più di quello che corri nell’ospitarmi per qualche tempo.»

Stella sospirò scoraggiata. «È di te che mi preoccupo, lo sai…»

«Ok, ma ora basta, ne abbiamo parlato a sufficienza. Mangiamo, ho una fame mostruosa!»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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