SENZA PAROLE, Cap. 17

Isabelle si era barricata nel suo appartamento ed era in balia di un’impareggiabile, straripante disperazione, perdurando nell’angoscioso pensiero che, come aveva temuto in precedenza, partecipare a quel cocktail era stata una pessima idea, benché per un motivo diverso da quello presagito.

Erano trascorse più di due ore da quando aveva lasciato di corsa la casa del sindaco, e da allora non aveva fatto altro che piangere, pianse come una fontana.

E per quanto la situazione l’avesse travolta, non era riuscita neanche a svestirsi dell’abito che aveva indossato per l’occasione. Era rimasta sul letto, sdraiata, scossa dagli inarrestabili singhiozzi.

Ad un tratto udì bussare alla sua porta.

«Va’ via!» si sgolò. «Chiunque tu sia!»

Ma i battiti si fecero sempre più insistenti e lei fu costretta ad aprire.

Damian aveva trascorso quelle ore a casa di Peterson, dove, al cospetto della tragica vicenda che si stava consumando davanti ai suoi occhi, aveva preso in mano la situazione e tempestivamente chiamato un’ambulanza, la quale aveva sollecitamente trasportato il sindaco in ospedale.

Ed era rimasto ad attendere, insieme a Jordan ed alcuni invitati, il responso dei medici, e per grande fortuna l’epilogo fu positivo. Peterson fu sottoposto ad attenti e minuziosi esami clinici e dichiarato successivamente fuori pericolo, pertanto era stato ricondotto a casa sua, luogo in cui tutti lo stavano aspettando in ansia e con grande trepidazione.

L’uomo, non appena aveva visto Damian, ormai consapevole che lui fosse a conoscenza della verità, gli aveva rivolto un’apprensiva richiesta.


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«Vada da Isabelle e cerchi di starle vicino, io purtroppo non posso farlo…» aveva sospirato, sterminatamente sconfortato da quella sconvolgente, inaccettabile notizia.

E ora Damian era di fronte a lei, sentitamente angosciato, avendo rilevato il suo fibrillante, insanabile perturbamento.

«Va’ via, Damian, non voglio vederti.» Fece per richiudere la porta, che lui si fece impetuosamente largo e tentò di afferrarla per consolarla in un caloroso abbraccio.

«No, lasciami, vattene via» si scansò, dandogli le spalle.

«Continuo a non capire, Isabelle…» Un sospiro coprì le sue parole. «Perché non me ne hai parlato, perché ti sei tenuta dentro questo peso?»

Lei deglutì, nel tentativo di sciogliere la sua gola poderosamente stretta in un nodo doloroso, e ricominciando a piangere, nel perdere smodatamente il controllo, «Ma che cosa vuoi, Damian, che faccia la vittima?» gli urlò, tremante dalla testa ai piedi. «Cosa vuoi che ti dica, che il mio patrigno mi ha molestata quando avevo solo undici anni, che mia madre è rimasta con lui e io ho dovuto abbandonare quella casa come se fossi stata una ladra. Che non ho mai conosciuto mio padre perché si è sempre infischiato di me. Che ho dovuto cavarmela da sola per tutti questi anni lavorando come un uomo per mantenermi agli studi e che la maggior parte degli uomini che ho avuto mi ha usata, picchiata e degradata come un oggetto? È questo che vuoi! E allora va bene, faccio la vittima… Sei contento, adesso?»

E si accasciò in terra con il viso imprigionato tra le mani, sforzandosi di nascondere le lacrime che lo avevano addirittura sommerso. «Dio… come vorrei aver avuto un fratello, ma forse magari solo mio padre… se solo lui mi avesse dato la forza per non arrivare fino a questo punto…»

Era disperata, sfiduciata, distrutta.

Damian, percosso per tanta sofferenza, travolto da quelle insostenibili rivelazioni che lo avevano nientemeno privato del suo respiro, le andò incontro e s’inginocchiò dinanzi a lei, prendendola con delicata decisione tra le sue braccia, dove Isabelle si lasciò andare ad un pianto irrefrenabile, aggrappandosi a lui come alla vita stessa.

Le accarezzò teneramente i capelli scompigliati e stette in devoto silenzio affinché quel pianto si placasse, forse per ricostituirsi anche lui da quelle sconcertanti verità. Stava quasi fremendo dalla rabbia, ma forse follia, per quelle inammissibili violenze subite, fisiche e psicologiche, e quando lei stava pian piano tranquillizzandosi, si scostò lievemente e la guardò negli occhi con sterminata dolcezza. «Io ti avevo fatto una promessa, ricordi?»

Lei rimase a guardarlo con un’espressione avvilita, spossata da tutte quelle lacrime, e facendola alzare in piedi Damian dichiarò: «Tu sarai felice, Isabelle, te lo garantisco, dovesse essere l’ultima cosa che farò.»

Le prese il soprabito e glielo adagiò morbidamente sulle spalle. «Andiamo, c’è qualcosa che devi sapere.»

Nel tragitto verso casa di Peterson i due non aprirono bocca, lui la teneva su di sé, stringendola forte per farla sentire integralmente al sicuro, e lei si giovò di tutte le soavi carezze che Damian aveva munificamente seguitato ad elargirle.

E allorquando giunsero a destinazione, l’aria era notevolmente diversa da come lo era stata ore prima. L’abitazione era quasi deserta ma ancora s’intravedeva la confusione che c’era stata, nonostante il personale di servizio avesse ripulito e riordinato tutta la casa.

«Ho bisogno di parlare con il sindaco, gli dica che sono con miss Kinsley» aveva richiesto Damian a una sorta di maggiordomo che li aveva accolti, e non appena l’uomo era svanito dai loro occhi per annunciare la visita, Isabelle gli aveva bisbigliato: «Non serve, Damian, è inutile che cerchi di riparare al guaio, non ci sono speranze di poter rimediare. Che vergogna, sono così imbarazzata…», essendo persuasa che lui intendesse riabilitare la sua immagine così brutalmente infangata.

Lui non aveva detto nulla, non l’aveva neanche guardata, e allorché si ritrovarono in una stanza della casa adibita a studio dove il sindaco li stava aspettando insieme a Jordan, Damian la spinse delicatamente nella sua direzione facendola sedere di fianco, su un elegante divanetto in stile vittoriano.

Lei non oppose nessuna resistenza, era sfinita, e si lasciò andare al suo volere. Scorse negli occhi di Peterson una strana luce, era triste, e Isabelle non capì.

Poi l’uomo proemiò: «Cara Isabelle…» La voce era prevaricata dall’emozione. «Ora sono convinto che Damian abbia ragione. Mi è bastato vederti adesso, così, per decidere che sia giunto il momento che tu sappia tutta la verità.»

Isabelle si voltò per un istante verso Damian, in piedi dietro di lei, immobile, assolutamente deciso a non intervenire.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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