SENZA PAROLE, Cap. 16

Damian le avvolse una mano e di nuovo la baciò, sfiorandone prima il dorso e avvicinandone di seguito il palmo alle labbra, per assaporarne l’inebriante profumo e il contatto soffice e suadente. «Non sentirti a disagio, non ne hai motivo.»

E lei tirò fuori il rospo, non le interessava affatto di fare la misteriosa, diventando quasi pietosa. «Ebbene, io non sono abituata ad essere trattata così, Damian, mi trovo in profondo imbarazzo.»

E pressoché liberata da quel piccolo sfogo, Isabelle ultimò: «E tu hai commesso un grosso errore lasciandoti accompagnare da me. Io non sono una signora e non lo sarò mai, sono troppo selvaggia per poterlo diventare.»

Lui rise di cuore, davvero colpito da tanta franchezza. Con sublime morbidezza le lasciò cadere la mano e le si fece più vicino, al fine di sentirne più intensa la fragranza che gli stava offuscando, in guisa pressappoco irrimediabile, oltre che i sensi anche la mente.

«Mia dolce Isabelle.» La sua voce era identica ad un carezzevole, armonico fruscio. «La classe che hai tu, supera di gran lunga quella finta e artefatta di moltissime delle donne che ho conosciuto in alta società.» Le donò un fuggevole, ma sensuoso bacio sulle labbra che la fece persino tremare e perfezionò: «E devo dire che, per la prima volta, mi farò accompagnare a uno di questi party noiosi e frivoli, da una vera signora.»

Isabelle chinò lo sguardo riccamente intimidita, non sapeva proprio cosa replicare a quelle parole. Le aveva di nuovo chiuso il becco, pensò.

Ma d’improvviso l’automobile si arrestò, erano arrivati, e le salì un brusco nodo alla gola. Scesero dal veicolo e lei, oltremodo impressionata dallo spettacolo che le si prospettava innanzi, si aggrappò a Damian che con sommo tatto la sostenne, nell’avvertire tutto il suo prepotente disagio.

Eppure, avanzando nell’esorbitante salone gremito di gente dove riconobbe personalità emergenti di politica e alta finanza, nonché alcune celebrità del mondo del cinema e dell’arte contemporanea, Isabelle cominciò pian piano a rilassarsi, nell’aver rilevato che fosse più facile di quanto avesse presupposto.

Tutte quelle persone erano intente a conversare tra loro e non le avevano rivolto il benché minimo sguardo, sebbene fosse al braccio del presidente della Karma Communication, accompagnato da lei, anziché dalla sua sofisticata moglie Sandra.

Ad un certo punto avvertì Damian arrestarsi e contrarsi lieve, e lo guardò incuriosita. Era scuro in volto, non tanto da essere notato da una persona che lo conoscesse appena, ma lei sì, ormai riusciva a riconoscere i suoi stati d’animo, li sentiva quasi a pelle.


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Mosse i suoi occhi in direzione della sala dove lui aveva trattenuto lo sguardo, ed intravide il sindaco attorniato da alcune persone, tra cui c’era anche il signor Jordan.

Poi lui riprese a camminare. «Andiamo» le dispose, in tono secco e inespressivo, e lei silenziosamente lo seguì, perennemente abbarbicata al suo braccio sinistro.

Ma mentre attraversavano la sala, i presenti si voltarono per osservare la regia coppia che disinvoltamente si dirigeva verso l’ospite del party.

“Ho parlato troppo presto, come al solito…” si deplorò Isabelle, silente, sentendosi di colpo tutti gli occhi puntati contro, e iniziò a delinearsi in lei una distinguibile agitazione che Damian non poté fare a meno di rilevare, insinuandosi in lui un sottile sospetto.

Si avvicinarono a Peterson e quando quest’ultimo li avvistò, rimase un istante immobile, ma tremulo e pulsante, con lo sguardo saldato su Isabelle.

Damian si fece educatamente largo tra i presenti e gli porse la sua accompagnatrice, tenendola bloccata, protratta verso di lui. «Buonasera, signor sindaco, come sta?» esordì, stringendogli con decisione la mano.

L’uomo ricambiò calorosamente la stretta. «Molto bene, grazie.» E si voltò verso Isabelle, gli occhi lucidi per la commozione.

Damian colse al volo l’attimo. «Le presento miss Isabelle Kinsley, è la mia assistente personale, nonché la donna di cui sono innamorato» proclamò, in tono asciutto, la postura fiera, lo sguardo altero.

Isabelle stava per svenire, ma cercò egualmente di contenersi, di frenare la gioia che le avevano devoluto quelle semplici ma memorabili parole. E subito adornò un inchino con il capo per omaggiare il sindaco, tendendogli anche lei la mano, mentre Jordan, a pochi passi, era manifestamente impallidito, sull’orlo di un autentico colpo apoplettico.

Peterson guardò Damian con attenzione, destinandogli nel contempo uno sguardo genuinamente benevolo, a tal punto che la moglie al suo fianco credé che fosse quasi felice, senza però riuscire a spiegarsene il motivo. E nel momento in cui il sindaco prese con tenerezza la mano di Isabelle avvolgendola tra le sue, vividamente commosso, Damian non ebbe più dubbi. Un pesante macigno liberò la sua austera figura che in un palpito, come per incanto, riconquistò tutta la sua maestosa altezza.

Ed anche Jordan, che aveva assistito alla scena paventando un esito avverso, alla fine si rilassò, felice e vitalmente sollevato che i suoi timori fossero stati infondati.

Isabelle percepì che il corpo di Damian si era improvvisamente disteso, gli emanò repentino una profonda serenità, e questo le erogò un supremo senso di tranquillità.

Lo sentì accostarsi al suo orecchio e bisbigliarle: «Sorridigli per congedarlo e vieni, Isabelle, voglio ballare con te.»

E lei lo seguì, avrebbe danzato con lui anche accompagnata dal semplice suono della sua voce, eternamente rapita.

Si spostarono al centro della grande sala ricolma di sfarzi, e allorquando lui le cinse la vita posando morbido la tempia sulla sua, Isabelle sentì dolce il respiro di Damian accarezzarle l’orecchio, il collo, penetrando in lei al modo di un magnetico, elettrizzante spasimo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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