SENZA PAROLE, Cap. 16

Isabelle si avvicinò a lui con fluida leggerezza, al fine di non infastidirlo mediante rumori che potessero appesantirlo più di quanto non lo fosse già, e gli posò una mano sulla spalla, chinandosi a donargli un caldo e rigeneratore bacio sulla guancia.

Damian sollevò lo sguardo su di lei, profondo e cristallino come l’acqua che umettava le marmoree spiagge degli atolli sperduti nell’oceano, incontaminati, e Isabelle lo ricambiò con altrettanta intensità, decisa a porgergli il suo completo sostegno in un momento così difficile. Mosse la mano per cingergli la nuca e gli regalò una carezza così tenera, che lui si aggrappò subito alla sua vita, affondando la testa nel suo ventre, cercando quel calore che potesse infondergli la forza di combattere, recuperare le sue intere energie.

Lei gli avvolse la testa con le mani al modo di un amorevole gesto materno, e gli accarezzò dolcemente i capelli. «È meglio che tu vada a risposare, adesso. Lasciami le disposizioni necessarie per poterti sostituire provvisoriamente nelle questioni di routine, le cose più importanti potranno anche aspettare domani.»

Lui accondiscese all’istante, aveva un impellente bisogno di dormire, di mettere a tacere tutti quei fantasmi che occludevano la sua mente, impedendogli di ragionare con la piena nitidezza. «Non ce n’è bisogno, potrai agire anche senza disposizioni, credo che tu sappia cosa fare. Ora scusami, ma sono arrivato, ci sentiamo più tardi.»

E intanto che lui stava apprestandosi ad uscire, Isabelle lo richiamò: «Damian? Magari questa sera non è il caso di recarsi a casa del sindaco, puoi declinare l’invito?»

Damian s’irrigidì, pensoso, ma impiegandovi un ritornato nerbo sentenziò: «No, andremo ugualmente. Passo a prenderti alle sette.»

«Non credo che sia un bene, so che è un evento importante, ma…»

«È deciso, a dopo» la sovrastò, in un rigoglioso impeto, e scomparve dall’ufficio, come un miraggio che stava svanendo ai suoi occhi.

Mentre si stava dirigendo a casa di Isabelle per recarsi al cocktail, Damian convenne che lei, con la sua incontaminata dolcezza e il suo genuino calore, gli aveva offerto un saldo sostegno per far fronte al seguito di quell’insensata vicenda e che, a dispetto di qualunque cosa, non avrebbe mai rinunciato ad andare a quel party.


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Anche quella era, per lui, una questione fondamentale che lo riguardava prepotentemente da vicino. Aveva bisogno di vederci chiaro, tutti gli avvenimenti volgevano ineluttabili contro di lei, come a dimostrare la sua cattiva fede.

Ma lui l’aveva conosciuta nel profondo, senza neanche tante parole. L’aveva vista lì, in ogni occasione, pura, vera, caparbia, e l’aveva sentita perdersi in lui, capace di un illimitato amore.

No, non poteva essere come tutto dall’apparenza risultava, di questo si sentiva sicuro. Tuttavia l’evolversi della sua vita lo aveva forzatamente condotto a voler, dover sempre verificare i fatti in maniera concreta.

Troppe erano state le sorprese che aveva ricevuto in passato, e il tardare scioccamente i chiarimenti lo aveva sempre trascinato in uno stato di profondo malessere, non avendo voluto in precedenza fronteggiare in modo sostanziale la realtà. E Sandra era la prima della lista.

Adesso gli sembrava superfluo, ma ormai gli era sopraggiunto quel tremendo pallino che, qualora non avesse attuato chiarezza per farlo scomparire del tutto, si sarebbe senz’altro trasformato in un gigantesco pallone aerostatico.

All’arrivo della limousine Isabelle stava già uscendo dall’appartamento con il soprabito in mano, e quando Damian scese dall’auto, rimase senza respiro.

Il lungo abito che lei aveva scelto, in seta color grigio chiaro satinato, le calzava indosso come un guanto, avvolgendola alla perfezione e facendola brillare come una stella.

Il décolleté era molto generoso e l’abito le lasciava gran parte della schiena nuda, sericea e lucente, mentre i capelli raccolti, nel lasciare comunque che qualche ciuffo le ricadesse su una spalla scoperta, esaltavano il suo collo tremendamente sensuale, flessuoso come quello di un cigno.

Lui era rimasto letteralmente senza parole, e senza neanche riuscire a strappare lo sguardo da quel mirabile spettacolo, le andò incontro e con raffinata delicatezza le avvolse una mano, su cui sfiorò le labbra, piegato da tanta bellezza.

«Sembri una regina» la decantò, con gli occhi estasiati che risplendevano di piena ammirazione. «E tu, hai anche lavorato come autista in una ditta di traslochi?» la dileggiò, sorridendo deliziato.

«Damian!» lo sgridò, avvampando dall’imbarazzo. «Non prendermi in giro…» Poi si arrestò. «E tu, come lo sai?»

Lui seguitava a ridere, era bellissimo. «Io so tutto di te, Isabelle, forse anche più di quanto ne sappia tu stessa.»

E le sfuggì uno sfolgorante sorriso, felice che Damian sapesse tanto di lei e che l’accettasse nella sua totalità, anche per i lavori più umili e faticosi, alcuni dei quali prettamente maschili, che aveva dovuto svolgere.

«Andiamo» la sollecitò lui, aiutandola a scendere i gradini, e la condusse in direzione del veicolo dove Pierre aveva aperto la portiera per farla entrare nell’abitacolo.

Isabelle era abbastanza impacciata per tanto riguardo. Trattata da vera signora non era stata mai, non in quel modo, magari trattata come una bella donna, ossequiata dagli uomini, anche un po’ a criterio loro, ma con Damian si sentiva una principessa e lui la trattava come tale.

E nel tempo in cui l’autovettura prendeva la via, lei si era ritratta un tantino sulle sue, tutti quei convenevoli l’avevano un po’ disarmata. Sicché, all’idea che la cosa potesse accentuarsi all’arrivo in quell’ambiente, il quale poco aveva a che fare con quelli che usualmente frequentava, di colpo s’irrigidì, assalita dal fulmineo terrore di fare o dire qualcosa di sbagliato, o quantomeno di sconsiderato.

«Cosa c’è, angelo mio?» Era la seconda volta che lui la chiamava in quel modo, e come successe nella prima occasione, anche in quell’istante Isabelle sentì un bruciante calore impadronirsi di lei.

Abbozzò un cenno di debole dissenso, non sapeva cosa dire, temeva di fare la figura della sciocca agli occhi di lui.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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