SENZA PAROLE, Cap. 16

«Che cosa intendi fare, a questo punto?» Jordan fissava Damian angustiato e quest’ultimo blandamente gli rispose: «Non lo so, Jordan, ho bisogno di tempo per riflettere. Lasciami solo.»

«Va bene, se hai bisogno di me, sai dove trovarmi.»

«Ti ringrazio, ti farò sapere.»

Rimasto solo nel suo ufficio Damian tentò di riconquistare la sua lucidità, era rimasto a dir meno scombussolato da quell’inimmaginabile richiesta ed ancora non riusciva a capacitarsene. Benton aveva mollato la presa con Sandra, perché mai si era fissato su Isabelle? Era persino disposto a rinunciare alla Karma per lei, e solo per averla in qualità di assistente personale.

E si persuase che dietro suddetta istanza si celasse irrefutabilmente qualcosa di più concreto, era uno scambio del tutto impari, almeno dalla parte di quel tizio. Cosa bramava da lei, che gli facesse da spia per conoscere i segreti più ragguardevoli della sua azienda?

Probabilmente le aveva usate entrambe e seguitava tuttora a farlo per impadronirsi della sua società, ma poi Damian stimò che l’avrebbe potuta ottenere comunque, avendo in mano quei documenti. E allora perché?

Non riusciva ad uscire da questo baratro, ad allontanarsi dal precipizio in cui stava inesorabilmente per inabissare.

Ora il problema era come risolvere la questione. Sandra era riuscito a portargliela via e poteva pure tenersela, non gliene poteva cadere un filo, ma non gli avrebbe mai dato Isabelle, lei no, in nessun caso e per nessuna ragione.

S’imprigionò irruente il volto con le mani, e chino su quel dannato plico sospirò, abbattuto, per poco non annientato.

Quando sarebbe finita questa stramaledetta storia? Quand’era che sarebbe pervenuto il definitivo tempo di far scomparire quell’uomo dalla sua esistenza? Era divenuta una vera e propria persecuzione, ne aveva seriamente a sufficienza.


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Udì bussare timidamente alla porta e ne vide comparire Isabelle, perspicuamente ansiosa per l’accaduto.

«Hai bisogno di qualcosa, Damian?» tremolò lei, apprensiva e titubante.

«Sì, vieni, ho bisogno di stringerti» esternò, in un suadente sussurro, e si alzò verso di lei.

Isabelle gli corse incontro e gli si scaraventò tra le braccia, sconsolata. «Damian… mi dispiace.»

«Ehi…» Le posò le dita sotto il mento per poterla guardare negli occhi. «Non ne hai nessuna colpa, non rattristarti» la rasserenò, morbido e sempre dolcissimo. «È una questione in sospeso tra lui e me, da molto tempo ormai, e tu sei divenuta solamente un pretesto. Capisci?»

Lei annuì trepida, e scostandola delicatamente da sé, Damian procedé: «Ora vai a casa, farò prepararti la limousine, io devo rimanere qui, come puoi intuire ho un po’ da fare. Ci vedremo domani mattina.» E le donò un tenero bacio sulla fronte che la rincuorò.

«Va bene, a domani.»

Quando Isabelle fu a casa sua, in procinto di svestirsi e sistemando subito dopo il suo completo sull’appendiabiti, rammentò come Damian l’avesse guardata ammaliato appena lei lo aveva indossato. In seguito il suo sguardo si trasferì a quello splendido vaso di rose ed anche all’abito che le aveva regalato in occasione del cocktail, ripensò a com’era stata eccitata all’idea di accompagnarlo a quella serata e a come adesso sarebbe stata, considerati i fatti.

La notte ebbe un sonno tormentato, era stata fortemente in ansia per lui, non si erano sentiti per tutto il tempo e lei si era preoccupata non poco. Tuttavia era fornita di una sconfinata fiducia in lui e quindi aveva tentato di non angosciarsi più di tanto.

“È incredibile quanto lo amo” aveva meditato tra le lenzuola, ora divinamente consapevole dell’immenso sentimento che provava per lui.

Damian riusciva a farla sentire al sicuro, favolosamente amata, e se nei primi tempi lei lo aveva percepito, adesso ne era cosciente nella fantastica assolutezza. Sapeva che lui eclissava, dietro quella maschera di freddo cinismo, una profonda sensibilità ed un nobile animo, capace di amare come pochi a questo mondo. Era un uomo meraviglioso, a dir niente magnifico, rarissimo, e per giunta era anche un amante straordinario, dolce ma terribilmente passionale, di una sensualità unica, davvero incomparabile.

Eh sì, lei non aveva mai fatto l’amore così prima di quel tempo, con nessun uomo, soltanto con Damian aveva toccato il cielo con un dito. Solo con lui il suo cuore era esploso, ed era unicamente grazie a lui se quel fiabesco, bellissimo sogno si era realizzato, se ora la sua vita era divenuta piena, indescrivibilmente felice.

Il suo sogno di bambina si era avverato.

Il mattino successivo Isabelle sostò per svariati minuti davanti al suo armadio, indecisa sul cosa indossare, poi si diede un colpetto sulla testa, e ridacchiando di se stessa optò per dei classici pantaloni, finemente convenzionali.

In men che non si dica si trovò nell’ascensore della Karma, aveva un prepotente desiderio di vederlo, di toccarlo, per confermare palpabilmente a se stessa che tutto ciò che aveva vissuto negli ultimi due giorni non fosse soltanto un’illusione, bensì la pura, splendida realtà.

Lanciò i suoi effetti sulla scrivania e si precipitò nell’ufficio di Damian. Lui la invitò ad entrare e lei, quando lo vide, lo guardò con infinito amore, con tutta la candida dolcezza di cui era capace.

Damian esibiva un’espressione insolitamente stanca, era estenuato dalla notte che aveva appena trascorso e gli si leggeva stagliato in volto che non fosse tornato a casa. Indossava gli stessi abiti del giorno prima e lampante le fu, che l’avesse trascorsa nell’azienda.

«Sei ancora qui?» s’intristì, ma con un’inflessione melodiosamente comprensiva.

«Non sarei comunque riuscito a dormire. Tanto valeva impegnare il mio tempo in questioni di sopravvenuta urgenza, anziché girarmi ripetutamente nel letto tentando di prendere sonno.» Era proprio esausto.

«Non dovresti angustiarti così, Damian» brusì lei, nivea e sempre più melodiosa. «Che cosa avresti potuto risolvere in una notte, quello che avresti potuto affrontare stamane con riacquistata energia?»

Lui le riservò un sorriso che le sembrò irresistibile. «Hai ragione, ora mi ritrovo ancor più confuso e oltretutto stanco, davvero stanco…» Si massaggiò la fronte socchiudendo debolmente gli occhi. «Ora di sicuro riuscirei a dormire.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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