SENZA PAROLE, Cap. 15

Ma Damian, nel figurarsi il volto di Jordan in quella possibile eventualità, si lasciò sfuggire una calda risata, esilarato. «Di sicuro sarebbe un duro colpo per lui, rimarrebbe inorridito.»

Isabelle lo imitò, ridendo di rimando. «Sì, credo di sì.»

E lui, ravvisandola ridere spensierata, il viso angelico da cui spariva ogni più piccolo cruccio, si sentì cullato da tale suadente musica, e con il volto divenuto improvvisamente serio le accarezzò la fronte, soffermandosi con lo sguardo fisso, immobile su di lei.

Rimase così, perdurando nel godersi tale incantevole spettacolo, e dopo qualche breve ma vividissimo istante, la guardò intensamente negli occhi e le sussurrò: «Ti prometto che sarai felice, Isabelle.»

Lei si arrestò, riordinandosi dalla sua gioiosa, riecheggiante risata, e gli destinò uno sguardo di immenso amore, davvero puro e incommensurabile. «Ma io lo sono già.»

Damian si sentì quasi morire, e riprese a baciarla con una tale tenerezza che ne rimase scioccato lui stesso. La pressò al suo corpo con le braccia decise e, stanco di aspettare l’esplodere di quell’attimo infinito, in un soffio si unì a lei, lento ma impetuoso, consentendole persino di sfiorare il delirio per le incontrollabili, travolgenti sensazioni provate, in quel mondo di luce bianca e magica che d’improvviso comparve ai loro occhi, quell’empireo rasentato. La vetta più alta del mondo, l’apice dell’estasi completa.

E rimasero un istante dopo, quasi senza fine, a fissarsi, e tutte quelle parole non dette cominciarono a prendere forma nei loro sguardi, carichi di un’emozione mai vissuta.

Come Isabelle aveva intuito, Jordan entrò di sorpresa nell’ufficio e ritrovò la neocoppia in piedi, in prossimità della scrivania. Damian si stava sistemando la cravatta e Isabelle era intenta ad abbottonarsi la giacca.

Entrambi avevano lo sguardo sognante, paghi del momento appena goduto.


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Nel vederlo sulla porta, i due amanti si scoccarono un’occhiata divertita, lo sguardo complice, e diedero all’unisono in una gaia risata, lasciando l’uomo interdetto che facendosi avanti, con voce piuttosto tirata annunciò: «Hanno lasciato questo per te, Damian, è da parte di Benton.»

Damian afferrò il plico e lo aprì, intanto che Isabelle, in appropriata discrezione, abbandonava la stanza per lasciarli soli.

Jordan rimase in attesa e fremeva come un ragazzino. «Allora, cosa vuole quell’uomo ancora da te?» Ma in seguito ebbe un’istantanea domanda da porgli, seppur abbondantemente a scoppio ritardato: «Posso sapere, con precisione, cosa c’è tra te e Isabelle?»

«Non farmi domande inutili.»

E Jordan, a quel punto, si contrariò sul serio. «Damian, io non sono tuo padre e ne sono cosciente, ma devo ricordarti che sei un uomo sposato. Come intenderai giustificare il tuo comportamento?»

Damian, che stringeva in mano il plico semiaperto di cui stava leggendo il modico contenuto, con l’altra estrasse un documento dal cassetto e glielo lanciò sulla scrivania.

«Che cos’è?» s’incuriosì l’uomo, drizzando la testa.

«I documenti per il divorzio» semplificò lui, seguitando a consultare, assai pensieroso, i documenti che sorreggeva in mano.

«Ah… non dirmi che Sandra li ha firmati…» dubitò, diffusamente scettico.

«Sì, ieri mattina.»

«Ed ha accettato remissivamente le tue condizioni, in tempi così brevi?» rincarò, ancor più dubbioso.

«Non sopravvalutarla, Jordan, i soldi sono un potente elemento di persuasione.»

«Non le avrai per caso ceduto una parte della società, vero?» sospettò, temendo che quella fattucchiera lo avesse incantato per la millesima volta.

«Il denaro le è bastato, non temere, almeno per quanto riguarda questa circostanza» gli puntualizzò, iniziando percettibilmente a stranirsi.

«Che intendi dire? Come per questa circostanza?» Era palesemente sulle spine, Damian aveva la capacità di farlo tribolare con le sue mezze parole.

Poi lo vide indicare con lo sguardo i documenti che aveva in mano e istintivamente gli chiese: «Cosa dice?»

«Intende citarmi in giudizio, se non accetto spontaneamente di rispettare il contratto.» Era scuro, tetro, la mandibola serrata.

«Ma questa faccenda non l’avevi già risolta? Non avevate distrutto i documenti, la stessa procura?» Jordan si sorprese, questa davvero non se la sarebbe mai aspettata, convinto che Damian, ancora una volta, fosse riuscito a risolvere definitivamente la questione, come sempre nel modo migliore e il più brevemente possibile.

«Evidentemente quella era una volgare copia.»

E con pieno livore trasparso dal tono della sua voce, Damian incorporò: «Ed altrettanto evidentemente, Sandra avrà avuto la brillante idea di riferirgli che la procura era autentica, dopo aver firmato i documenti per il divorzio.»

«Non capisco… quell’uomo non ha paura che Sandra ne esca danneggiata, legalmente e socialmente?» persisté l’altro, alquanto ingarbugliato da quell’ennesima novità.

«Credo che non gli importi più di Sandra, a questo punto, Jordan.»

L’uomo lo fissò allibito. «Scusami, ma in base a cosa puoi asserire questo, in fondo quando vi siete incontrati era lapalissiano che ci tenesse a lei.»

«Mira a qualcos’altro. È disposto a non far valere i suoi diritti, se sono disposto a fargli una concessione.» Damian era impassibile, tuttavia un’espressione coriacea si era istoriata sul suo volto. Era lampante che in quel momento stesse riflettendo con attenzione, cercando di sfruttare appieno la sua lucidità, intera la sua sagacia.

E Jordan lo guardò attento, via via più confuso. «E quale sarebbe questa concessione?»

Damian si arrestò ad osservarlo impenetrabile, e assediato da una feroce morsa che gli stava spietatamente annodando il petto asserì: «Forse è meglio che tu ti sieda.»

«Isabelle, vieni nel mio ufficio.» La voce di Damian era concitata e lei dondolò un istante.

E allorquando si ritrovò nella stanza, si avvide subito che i due uomini la stavano guardando con un’aria abbastanza controversa. Più che visibile era l’inquietudine che trapelava dalla loro espressione, e così s’immobilizzò, un tantino disorientata, per tanta apprensione manifestata, soprattutto in sua presenza.

«Siediti» la esortò lui, mentre Jordan le scostava gentilmente la sedia per farla accomodare.

Damian era seduto di fronte a lei, era assai inquieto, e Isabelle decise di attendere con assoluta calma ciò che avesse da dirle.

«Ho ricevuto una missiva intimidatoria di Benton» infine propagò, imperscrutabile, quasi artico, non appena lei si fu accomodata davanti a lui, «in cui minaccia di trascinarmi in tribunale per avvalorare il contratto stipulato con Sandra.»

E Isabelle si proiettò subitamente col pensiero a quando, tempi addietro, c’era stato tutto quel putiferio. Ricordò la foto su quella rivista, l’articolo che riportava un imminente assorbimento della Karma da parte della Benton Enterprises, eppure la cosa era passata in secondo piano nella sua mente, per evidenti motivi, posto che, comunque, Damian non aveva sperperato una sola parola al riguardo, e lei aveva da ultimo concluso che tali informazioni fossero state prive di fondamento.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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