SENZA PAROLE, Cap. 14

I due salirono sull’automobile e Isabelle, infilata la chiave nel quadro, si voltò verso di lui per richiedergli dove gradisse andare.

E lo vide perfettamente accomodato sul sedile di fianco, disteso tra lo schienale e lo sportello in modo da riuscire a guardarla nella sua totalità, con il braccio posato sul poggiatesta di lei, assolutamente a proprio agio.

Le sembrò bellissimo, una vera visione.

E prima che lei potesse aprir bocca, Damian, sfoderando un sorriso consapevolmente affascinante, s’inclinò su di lei, e stillando ineffabile morbidezza dalla sua voce proferì: «Allora, Isabelle, voglio trascorrere il resto della giornata con te. Portami dove vuoi.» E con il dorso delle dita prese a sfiorarle la guancia, la bocca, soffermando lo sguardo su quelle labbra che ravvisava terribilmente invitanti.

Lei gli indirizzò un radioso, appagato sorriso, e in ugual tempo sorrise tra sé. Era fenomenale, quell’uomo riusciva a condurre chiunque, con una tale semplicità, ad agire come lui più ambisse, e in maniera quasi mefistofelica, dato che lui faceva, oltretutto, sembrare che fosse l’altro a comandare il gioco, a decidere cosa fare.

Lo guardò ammaliata, con occhi che le brillarono così vividi di sconfinata adorazione, che Damian non poté fare a meno di avvicinarsi e unirsi alle sue labbra, vivo e ardente, la mano dietro al suo collo per farla aderire interamente a quel bacio, divenuto quasi avido.

Poi si scostò, e dopo un lieve sorriso, avvalendosi di una voce sommessa, indicibilmente sensuale le domandò: «Dove andiamo, Isabelle?»

Lei era rimasta incantata dal sapore che quell’incredibile bacio le aveva lasciato in bocca, nella mente e nel cuore, che attese un po’ prima di rispondergli, cercando di assaporare fino all’impossibile quel momento oltremodo coinvolgente. Ma dopo, effigiando una così candida espressione che lui quasi ribollì di desiderio, ironicamente affermò: «Voglio farti conoscere qualcuno.»

Damian sussultò, colto alla sprovvista, e lei, assai compiaciuta, gli lanciò uno smaliziato sorriso.

«Cosa c’è, Damian, non ti fidi di me?»


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E lui rise di cuore, una potente e disarmante musica che invase l’abitacolo dell’autovettura.

«Sì» celebrò Damian, dopo un po’, piacevolmente impressionato. «Posso fidarmi di te

Isabelle s’immise nel traffico e dopo circa mezz’ora si ritrovarono nel Queens, di fronte al suo appartamento.

Lui le inviò un amabile sorriso, dilettato dal suo piccolo scherzo innocente, e in silenzio scesero dall’auto per dirigersi verso l’ingresso.

Mentre stava infilando la chiave, lei avvertì morbida la mano di Damian sulla sua testa, che le accarezzava con smisurata dolcezza i capelli, come se fosse stata una bambina, e fu un gesto che la fece intenerire profondamente.

Entrarono nell’appartamento e subito Rave emise un suono di benvenuto, andando loro incontro con la coda alzata, neanche fosse stato un cane. All’istante si sfregò contro una gamba dell’ospite e lei osservò, seppur bonariamente, che fosse davvero un voltabandiera, proprio un traditore.

Tutta quella confidenza era veramente esagerata, dato che non l’aveva degnata neppure di uno sguardo, nel precipitarsi senz’alcun riserbo tra le gambe di Damian.

«Ehi» si allietò Damian, chinandosi ad accarezzargli il musetto, intanto che l’animale socchiudeva gli occhi per degustare appieno quelle affettuosità.

Era incredibile, si disse Isabelle, accorgendosi che ultimamente quella parola l’aveva pensata proprio spesso, lui era riuscito anche ad affascinare, persino a conquistare il suo fedele amico, e in meno di un secondo.

Ma in ciascun caso era ben felice che a Damian piacessero gli animali, lei li adorava, e quella forse era una piccola necessitante riprova per disegnare un quadro completo su di lui. Chi non li amava, per lei, sarebbe potuto tranquillamente scomparire dalla faccia della terra.

«A quanto pare non servono le presentazioni» ammiccò più avanti. «Lui comunque è Rave, l’uomo di cui mi fido più al mondo.»

Damian la guardò affabile. «Capisco, era lui che volevi presentarmi.»

«Esatto» confermò lei, curvando le labbra in un vago sorriso. «Ti va di bere qualcosa, io sono un po’ disidratata.» E si avvicinò al frigorifero per estrarne una bottiglia d’acqua.

E nel momento in cui stava versando il liquido in un bicchiere, a un tratto percepì, prorompente dietro di sé, una presenza che le stava quasi inviando scariche elettriche. Sentiva l’aria sostituita dal suo profondo magnetismo, era come se la avvolgesse al solo starle accanto.

All’improvviso lo sentì premere il torace contro la sua schiena. Perciò, in tempestoso fremito per quell’intenso contatto, Isabelle si voltò verso di lui, quasi trafelata, vibrante per quella fortissima carica sensuale trasfusa.

Damian aveva lo sguardo carico di passione inesplosa, le stava studiando ogni più tenue lineamento del volto per capire cosa lei volesse fare, se lei avesse desiderato darsi a lui.

Isabelle, in tutta risposta a quella tacita domanda, in un lento, flessuoso movimento dischiuse le labbra, protendendole verso di lui, come in affannata ricerca del suo calore e fu un invito. Lui le circondò il volto con le mani e la baciò con slancio, tanto che lei si sentì barcollare.

Damian le sfilò il giubbetto e con movenze passionali ed assetate cercò di sentirla attraverso il frangibile tessuto rimanente, ma che ancora rappresentava una scomoda barriera per poter fruire della sua pelle. Sicché, delicato ma volitivo, scostò il lembo della t-shirt per addentrarsi sotto di essa, per saziare la propria fame di contatto.

Subito lei sentì un brivido percorrerla in ogni dove, mentre lui prese ad accarezzarle la schiena, le sue mani calde, frementi, come se non volessero lasciar fuori dal loro tocco ogni minuscolo meandro, soffice e invitante.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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