SENZA PAROLE, Cap. 13

Isabelle era distrutta, non riusciva ad alzarsi dal letto. Non sapeva se tale stanchezza provenisse dall’aver ricominciato a svolgere un lavoro notturno che di conseguenza l’aveva resa difficoltosa a prender sonno, oppure perché quel maledetto chiodo fisso su Damian non le consentisse di dormire.

Si era girata e rigirata nel letto tutta la notte, e nel proseguire la giornata consecutiva, tentando di riposarsi per sostenere una nuova nottata tra ferri e fuoco, perdurò nel costante pensiero di non esser proprio in vena di addentrarsi nell’ambiente del Kursaal. E sebbene fosse di sabato sera, alla fine convenne che Oscar di sicuro non le avrebbe negato la serata libera.

Del resto era sempre stata onesta e lui non avrebbe certamente dubitato sulle sue reali intenzioni. Se gli richiedeva una tale concessione era appunto perché ne avvertiva la concreta necessità, non sarebbe mai andata altrove per divertirsi di nascosto, frattanto che i suoi colleghi svolgevano anche il suo lavoro.

Ci rimuginò più di una volta e poi decise, chiamò l’amico e gli spiegò con calma di non sentirsi troppo in forma e che gli sarebbe stata grata, in caso le avesse prodigalmente concesso quella piccola licenza.

Oscar non esitò nemmeno per un istante. «Nessun problema, riposati e non preoccuparti» la tranquillizzò, prima che lei si dilungasse inutilmente.

Con immane sollievo si rituffò nel lettone insieme al suo amico Rave, ma per un attimo si pentì, perché semmai avesse trascorso il resto della giornata in casa, chissà quali pensieri avrebbero potuto tormentarla.

Tutti i suoi buoni propositi erano pietosamente crollati. Le era bastato vederlo per un secondo affinché stramazzassero tutte le sue barriere, unitamente alle sue solide intenzioni, ora non più tali.

Ma inaspettatamente riuscì ad assopirsi, riposò per qualche ora, finché il rumore di alcuni passi che a rilento si approssimavano alla sua porta, sulla quale poi qualcuno bussò, la destò di scatto.

“Oh, no!” si agitò, credeva che Mike avesse finalmente demorso e quella situazione la stupefece, anzi, le irruppe dentro al pari di un fulmine a ciel sereno. Non ne azzeccava una, quando ricominciava a sentirsi tranquilla, eccolo che ricompariva a darle il tormento!

Rimase muta e statica, attenta a non rilasciare il minimo rumore affinché l’uomo alla porta desumesse che lei non era in casa. Non aveva proprio alcuna voglia d’intraprendere un round con Mike.


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Dopo pochi minuti, nel constatare che dall’interno non proveniva alcuna risposta, si udì bussare nuovamente. Ma quando mai l’avrebbe lasciata in pace!

Cionondimeno, bastò poco che la presenza sostante dietro l’uscio sollevò i tacchi, e si udirono dei passi allontanarsi.

Isabelle sbuffò di cuore, anche per questa volta avrebbe dovuto racimolare le sue forze per andare al lavoro, non poteva certo rimanere in casa. Se Mike fosse ritornato alla carica ed avesse percepito qualche rumore o avesse udito il televisore acceso, si sarebbe piantato lì, fintantoché lei non gli avesse aperto, riavviando il teatrino di sempre.

Decise che sarebbe stato meglio sgobbare tutta la notte piuttosto che rischiare un accadimento simile, con quel pazzo furioso che le dava la caccia. Già ai tempi di quando stavano insieme aveva patito reiterate magre figure con gli abitanti del circondario, e non ambiva affatto ricominciare proprio ora, ora che Mike non significava più niente per lei.

Si preparò con cura e si diresse al Kursaal, erano quasi le dieci ma era in tempo per cominciare il turno completo.

Allorché Oscar la vide all’ingresso rimase parecchio sorpreso, tanto che Isabelle valutò che non ce ne fosse alcun motivo, dato che lei avrebbe potuto cambiare idea, oppure aver ingerito un cachet ed aver dormito saporitamente, recuperando di conseguenza intere le sue energie.

Ma il comportamento dei presenti fu alquanto sospetto. Non era mica in punto di morte, pensò, tutta questa perplessità era davvero eccessiva.

Ed ebbe la riprova che sussistesse nell’aria qualche balzana cosa di cui non era a conoscenza, quando Stella le si avvicinò con un’espressione speculativa dipinta sul volto, mostrandosi la più discreta possibile. «Pensavo non venissi…» sondò.

«Beh, dopo aver chiamato Oscar sono riuscita a riposare e adesso mi sento un po’ più in forma. Non potevo permettere che vi accollaste anche il mio lavoro, visto che mi sento meglio. E comunque so che Oscar ha licenziato Brenda, non so se appositamente per prendere me al suo posto, ma in qualsiasi maniera mi sentivo obbligata.»

«Non dire scemenze, ti si arriccia il naso quando menti, non ne sei capace!» starnazzò Stella, rallegrandosi in un batter d’occhio.

«E va bene, hai ragione. Mike è venuto a casa a cercarmi e non volevo trascorrere tutta la notte tentando di mandarlo via» ammise, sprigionando un fioco sospiro rassegnato.

Stella la guardava attenta. «Sei sicura che sia solo questo?»

«Ma sì, ehi, ma che faccia hai… si può sapere che vi prende?» si corrucciò, sbuffando al parossismo.

Stella continuava a fissarla meditabonda, poi, prendendo atto che Isabelle non stesse mentendo le comunicò: «È venuto qui.»

«Chi, Mike?» rinviò, immediatamente sconfortata, o più che altro scoraggiata, nell’aver ricevuto la deprimente conferma che non sarebbe stato affatto facile giungere a farlo sparire dalla sua vita.

«No, Moore.»

Isabelle si arginò all’istante, e nello stesso tempo un dolore acuto le attraversò il petto fino a raggiungerle la testa. Non riusciva ad emettere nessun suono.

«Ti cercava, Isabelle, ed era molto preoccupato» evidenziò Stella, in tono piuttosto grave, e se dapprima Isabelle aveva ricevuto un forte colpo al cuore, adesso era finanche in procinto di esser spodestata da un infausto e sanguinario attacco cardiaco.

Divenne pallida in volto e, mentre stava per subissare Stella di domande, in un battito si sbarrò, statuendo che in teoria sarebbe stato meglio non sapere.

«Non sapevo cosa dirgli, Isabelle, tu avevi chiamato Oscar per comunicargli che non ti sentivi bene, che non saresti venuta per questa sera, e Moore mi ha detto che aveva urgentemente bisogno di vederti, di parlarti, che non avrebbe potuto aspettare.»

E intanto che ravvisava Isabelle perdurare nel suo silenzio quasi funebre, Stella terminò: «Non l’ho visto per niente bene, Isabelle, e ho deciso di dargli il tuo indirizzo. Spero di non aver agito male.»

“Accidenti…” imprecò lei tra sé. Allora era stato Damian ad aver bussato alla sua porta, non era stato Mike, e non si era soffermata neanche per un secondo, non aveva avuto nessun dubbio che fosse lui. Ma subito si persuase di aver troppo agito per banale deduzione.

Il modo di camminare, di bussare, non era quello di Mike. Avrebbe dovuto riconoscerlo, che stupida che era stata…

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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