SENZA PAROLE, Cap. 10

E, malgrado tutto, lei si era offerta di trascorrere la notte per assisterlo, ma la madre, smisuratamente comprensiva come sempre, l’aveva rassicurata riportandole che se ne sarebbe occupata sua sorella.

Si era davvero carenata di un bell’ardire, aveva osservato Isabelle, rammentando che la zia Karen era stata la prima a venire a conoscenza di quei raccapriccianti eventi. Era stata l’unica persona con cui Isabelle si fosse confidata, pervenuta a un fatidico momento in cui non riusciva più a tenerselo dentro, e la donna si era inorridita a tal punto che sembrava quasi avesse voluto strangolare quel vigliacco con i suoi stessi, nauseabondi pendenti genitali.

Ma successivamente la donna aveva ragionato con cura, e le era stata vicino fin quando la nipote non era stata costretta ad andarsene, imponendosi di non aprir bocca al fine di non pregiudicare la situazione.

Isabelle, nonostante il tragico ma segreto epilogo della vicenda, aveva tenuto testa a quel pervertito, e allorquando si era ritrovata abbastanza cresciuta lo aveva minacciato e lui, da buon coniglio quale era, l’aveva subito lasciata stare.

Ora quegli avvenimenti sembravano molto lontani, quegli impedimenti ormai risolti, e adesso non lo odiava più, non provava neanche più rabbia e risentimento. Aveva concluso che quella sottospecie di uomo fosse soltanto un poveraccio e che avrebbe seguitato a condurre una mediocre esistenza, tale come lui.

Nei giorni seguenti fu un incessante ritrovarsi su un campo di battaglia, l’aria era così tesa da poter essere fenduta con la lama di un coltello.

Damian era ininterrottamente sul piede di guerra con lei, non perdeva occasione di riprenderla, sempre sottilmente, ogniqualvolta il suo atteggiamento nei confronti dei suoi colleghi diveniva troppo confidenziale. Era come se avesse gli occhi in ogni dove, e se originariamente lei aveva immaginato di essere perseguitata, beh, ora aveva ben chiara l’idea in mente, di cosa fosse la persecuzione.

E Isabelle non aveva mai perso l’opportunità di rimbeccarlo, aveva smesso il suo ruolo di remissiva e comprensiva assistente, tanto che l’intero staff si guardava bene dallo stare a distanza ravvicinata. I corridoi dell’amministrazione erano quasi sempre deserti, come se in quel posto lavorassero solo Damian e Isabelle.

Henry era stato il gonfaloniere tra tutti, nel tenersi convenientemente lontano dalla donna, convinto d’impersonare lui il casus belli della faccenda, quantunque più volte, e con ogni sistema possibile, Isabelle avesse cercato di rassicurarlo, precisandogli che quella era una questione personale tra lei e Moore, nella quale lui non c’entrava fondamentalmente nulla.


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Ed era così, Isabelle era certa che Damian occultasse qualcosa, che conoscesse qualche particolare su di lei che lo faceva tremendamente irritare, anche se ancora non aveva capito cosa fosse. Ma non aveva desistito neanche una volta, lo aveva sempre affrontato senza concedergli spazio, ostinata, decisa a scoprire quale fosse il reale motivo di cotanto sdegno.

Trascorsero i giorni, quasi settimane, e la situazione anziché placarsi stava divenendo sempre più insostenibile, sinché un pomeriggio Isabelle, stanca di tutto quel parapiglia e avendo deciso di farsene un baffo, convocò Henry, invitandolo a bere un caffè insieme per esortarlo a tranquillizzarsi.

Damian non era in sede, ed anche se l’avesse vista con il suo collega non se ne sarebbe curata affatto. Non voleva che minasse così insistentemente anche le sue relazioni sociali.

E quando si ritrovarono a sorseggiare la calda bevanda, lei gli elargì un largo sorriso.

«Sei così teso, Henry, non devi tormentarti, non ti farà nulla.»

Lui era comprensibilmente agitato, non voleva che una questione di gelosia del tutto infondata potesse compromettere i suoi anni di servizio, anche se, suo malgrado, a discapito della sua buona amica che era stata automaticamente scansata un po’ da tutti, come se fosse stata recintata da miglia e miglia di filo spinato, oltremodo effondente una letale tensione di corrente elettrica.

«Scusami tanto, Isabelle» si prostrò, sconsolato. «Io non volevo allontanarti, ma sinceramente non l’ho mai visto così ed ho temuto per il mio lavoro. Lo so, sono stato molto egoista, ma non avevo altra scelta.»

«Ne sono più che consapevole, Henry» lo risollevò. «Però non hai nulla da temere perché Moore ce l’ha con me e solo con me. E sono sicura che nella sua infinita onestà, lui non se la prenderebbe mai con chi non è coinvolto in maniera diretta, non è il tipo da generarsi insensati capri espiatori.»

«Non sbagli» condivise lui, a malincuore, poi furtivamente indagò: «Ma si può sapere che gli hai fatto?»

«Oh, ha fatto tutto da solo, forse la mia unica colpa è di avergli dato troppo spago ed ora ne sto raccogliendo gli amari, inevitabili frutti.»

«Uhm…» gorgogliò, come in pausa di riflessione. «E come intendi risolverla, voglio dire, questa situazione?»

E avvicinandosi al suo orecchio, in tono baritonale ma greve Henry confabulò: «Sai, te lo dico perché non l’ho visto molto disponibile a sotterrare l’ascia di guerra, anzi, devo asserire tutto il contrario.»

«Hai ragione, è proprio uno zulù, gli manca solo il tanga in pelle di leopardo e ci ritroveremmo direttamente catapultati nel paleolitico!»

Henry, che finora aveva serbato un portamento compassato, si lasciò condurre da una chiassosa risata, e lei si accodò, felice di aver sedato la sua apprensione. In fondo lui non si meritava tutto questo, era solo capitato nel posto sbagliato, al momento altrettanto sbagliato.

I due seguitarono a ridere per prolungati minuti, raffigurando gesti e smorfie tesi ad imitare l’atteggiamento sontuoso del loro capo, quando Isabelle, d’emblée, sentendosi squadrata da uno sguardo galvanizzante, si volse in corrispondenza di quel punto dove anche l’aria aveva smesso di circolare, tanto era il senso di soffocamento che ne pervadeva.

E vide lo sguardo di Damian, indurito di fronte a lei, cupo, inespugnabile, e il definirlo infuriato, beh, è invero carente come termine per poterlo descrivere.

Adesso era decisamente nei guai…

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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