PAURA DEL BUIO, Cap. 3

Lex aveva terminato la sua lezione ed era tuttora irritato a causa dell’incontro-scontro sostenuto con la Reims. Ancora non era riuscito ad elaborare il dovuto punto della situazione in merito a quel battibecco, ma forse cruenta contesa.

Era come se entrambi scattassero non appena uno dei due aprisse bocca, in flagrante, perenne contestazione l’uno contro l’altra.

Poi, come se ciò non bastasse, ancora non riusciva adeguatamente a risollevarsi dall’estenuante nottata che aveva trascorso, e quelle due ore di lezione lo avevano considerevolmente sfiancato, forse a causa dell’energia costretto ad utilizzare per contrastare l’immagine di quella donna che ancora, inspiegabilmente, irriducibilmente, gli occupava, dominava la mente.

Senza pensarci troppo si avviò verso lo snack-bar per bere un caffè, essenziale a quel punto per risvegliarsi da questo sovversivo torpore, ma la sua attenzione fu subito catturata da alcune risa che provenivano da un tavolo a pochi passi da lui.

E fu spodestato da un violento brivido, allorché identificò quel volto persecutorio che decorava un’espressione maliosa nei riguardi di O’Bryan che, dal canto suo, si manifestava visibilmente appagato da quella maliarda compagnia.

E non ci ragionò sopra, neanche nell’avvicinarsi indignato a quei due, in lampante stato di disapprovazione.

Katherine si accorse all’istante della sua presenza e le si stroncarono le parole in gola, torreggiata da quella figura rigida e austera che la fissava sferzante.

«Vi state divertendo?» li stigmatizzò Lex, un tono sardonico intriso di ridondante, mirata cattiveria. «Voglio rammentarle che questo non è un mercato, dottoressa Reims, né tanto meno un bar di provincia, bensì una rispettabilissima istituzione accademica che reclama un determinato contegno.»

Le saettò un’occhiata corrosiva per potenziare le sue prossime parole: «Ma probabilmente il suo stile di vita non le consente di dimostrare riguardo a chi affronta questo lavoro con dignità, che riserva rispetto ed educazione nei confronti di coloro che lo prendono con la massima serietà.»

Katherine gli sguainò uno sguardo animoso, e raccogliendo al galoppo la sua provocazione lo rimbeccò: «Allora dovrebbe ricordarselo anche lei, professor Lukas, invece di palesare ostilità ad alcuni suoi colleghi per questioni meramente personali, le quali non mi riguardano e non riguardano neppure il collegio dei docenti, e per esteso tutta l’università. Se la prenda con chi di dovere, senza riversare su di me i suoi assurdi pretesti, e vada a leccarsi altrove le sue ferite, questo non è irrefutabilmente il luogo adatto», per scagliargli una sfida a dir poco dirompente, ed erse il mento impavida per attendere la sua prossima mossa.


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«Andiamo, Lex» s’interpose O’Bryan, esibendo una dovuta calma, con lo scopo di disperdere l’inqualificabile tensione che si era dispiegata in pochissimi secondi. «Questa è una zona relax del college, non vedo quale sia il problema.»

Lex gli scoccò un’occhiata furente. «Mi stupisco di te, Jeffrey, devo forse presumere che anche tu le abbia permesso di abbindolarti con qualche sguardo ammiccante?»

Lei s’imbufalì. Era sopraggiunto il limite, ora sì, seriamente.

«Cosa le dà così fastidio, dottor Lukas?» s’incendiò, ben vicina ad esplodere in una sequela di mortificanti insulti. «Ce l’ha con me perché non le ho rivolto nessuno degli sguardi a cui si riferisce, dato che come può ben vedere, lei non mi interessa affatto?» lo assaltò, trattenendosi a stento dal saltargli al collo e prenderlo a sberle.

Lex fece per rispondere che il suo collega, individuando una poco promettente espressione sul suo volto, per evitare di regalare ulteriore spettacolo lo anticipò: «Suvvia, piantatela di giocare, gli altri penseranno che facciate sul serio, e similari chiacchiere non sono opportune, in special maniera tra gli studenti sui quali perdereste di netto la vostra autorità», per fare esplicitamente leva sul loro buonsenso di insegnanti, ma innanzitutto di persone adulte.

«Sì, Jeff, hai ragione» si ammansì lei. «Scusami, mi sono fatta troppo lasciare prendere la mano, anche se è molto difficoltoso non raccogliere provocazioni da un soggetto che, in clamorosa evidenza, predica bene e razzola male.» E lanciò a Lex una mezza occhiata di sufficienza.

“Jeff?” Lex s’indurì. E tutta questa intimità da dove proveniva? Si conoscevano forse? Erano già amici prima che lei entrasse alla Columbia?

No, non era verosimile, Jeffrey glielo avrebbe senz’altro riferito qualora avesse conosciuto la sostituta di Coral. Non si frequentavano ma avevano instaurato, in quegli anni, un sano rapporto di stima e di fiducia reciproca, pertanto non avrebbe di sicuro esitato a metterlo al corrente.

Però poi la fissò con attenzione. Ma sì, forse aveva circuito anche lui, in definitiva era una donna splendida, e a dispetto delle sue trame subdole e grottesche, deteneva all’apparenza un volto pulito e una freschezza d’animo non indifferenti, una trasparenza e una genuinità irresistibilmente seducenti.

E capì, capì come il suo collega non avesse potuto resistere, opporsi a quegli occhi così coinvolgenti, a quella trascinante vitalità e a quella raffinata, seppur calcolata, foggia di presentarsi.

S’infastidì. Non poteva di certo soccombere anche lui a quel fascino ingannevole e insidioso, perciò dimenò il capo ancor più indurito, al fine di ricacciare quelle imprudenti, pericolose considerazioni.

Katherine lo guardò senza muoversi, attendeva una sua reazione, tuttavia Lex continuò a fissarla impassibile, senza che lei potesse capire cosa gli stesse passando per la testa.

Poi di colpo lo vide socchiudere gli occhi e voltarle le spalle, alzando con furore i tacchi per allontanarsi da loro.

«Beh, è decisamente contrariato.»

«Come dici?» si svegliò lei, che per qualche interminabile istante era rimasta incantata dalla postura fiera che le aveva mostrato le spalle.

«Rimarcavo soltanto che non l’ho mai visto comportarsi con un tale malanimo. Lo conosco da anni, quindi una reazione del genere mi risulta insolita e mi lascia altresì piuttosto perplesso» vagliò Jeffrey, come se stesse riflettendo ad alta voce.

«Io, invece, conosco solo quell’aspetto di lui» crocchiò lei, riccamente infastidita.

«Guarda, se non lo avessi visto con i miei stessi occhi, non ci avrei assolutamente creduto. Sei sicura di non avergli dato un ottimo motivo per imbizzarrirsi in un modo così apparentemente insensato?»

«No, te lo giuro, anzi, non mi ha neanche dato la capacità di farmi conoscere. Ha posto subito le mani avanti, aggredendomi ed elaborando vituperanti allusioni sul mio conto.»

«Da qualche parte si sarà pur scatenato il suo astio nei tuoi confronti, di fondo Lex è una persona molto razionale e riflessiva. Non è affatto un istintivo e raramente si lascia trasportare da simili impeti.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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