PAURA DEL BUIO, Cap. 3

«Non volevo elaborare allusioni, né ancor meno offenderla, sono mortificato» si scusò l’uomo, accennandole un deferente inchino con il capo. «Posso farmi perdonare offrendole un caffè?»

«Con piacere, è gentile da parte sua» si placò, volgendogli uno sguardo bendisposto per travalicare il loro iniziale contrasto, e s’incamminarono insieme verso il bar di facoltà.

«E lei, di quale disciplina è docente?» s’interessò Katherine, dopo un po’, con un sorriso genuinamente cordiale.

«Diritti dell’Uomo e Giustizia Sociale.»

E adesso fu lei a essere piacevolmente impressionata. Forse era ancora in tempo per collaborare con un suo collega per strutturare un ottimo programma accademico, visto che quel corso rientrava nell’area di studio di Filosofia.

«Sono compiaciuta, è un’ottima materia.»

«Grazie» si appagò lui, riservandole un ulteriore sorriso affabile. «Ha già dato inizio al suo corso?»

«Per la verità, ancora no, avevo deciso di seguire un paio di lezioni del dottor Lukas prima d’iniziare, ma a quanto pare non è stata una proficua iniziativa. Comunque prevedo che fisserò la prima lezione per domani, ormai è inutile aspettare.»

«Non è stata di suo gradimento?» ipotizzò Jeffrey, mentre indirizzava un cenno al barista di servire loro due caffè, dal tavolo al quale si erano accomodati.

«Non ho detto questo, ma il professore non mi è stato d’aiuto, cioè, non per ciò che avrei inteso fare.»


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«E sarebbe?»

«È molto semplice. Ogni college, sebbene alcune materie rimangano tecnicamente le stesse, ha un suo metodo di organizzare la didattica, e gli avevo semplicemente richiesto un po’ di supporto per intraprendere ottimamente il mio lavoro, magari collaborare per un breve periodo insieme, con l’obiettivo d’impostare un’adeguata pianificazione di studio. Certo, mi rendo conto che manca poco allo scadere del semestre e ormai, come dire, i giochi sono fatti, ma desideravo rendere al meglio in questi ultimi mesi, anche per creare eccellenti premesse ai nuovi corsi autunnali. Però a quanto sembra mi sono illusa, non è facile entrare nelle sue grazie, anzi, direi impossibile.»

«Non ha accettato?»

«Non esattamente, non mi ha neanche concesso l’opportunità di assistere tranquillamente ad una sua lezione, perdurando in piccanti ed incresciosi commenti sul mio conto.»

«Posso capire, in fondo Coral Marshall è la sua compagna, ed avrà di certo presunto che lei si sia imposta per insediarsi nel suo posto.»

«Beh, si sbaglia di grosso!» si urtò lei, in un impulso incontrastato, ma subito diminuì il tono. «Anche il rettore mi ha resa nota la probabile motivazione della sua malevolenza, però alla base io lo reputavo un professionista e, a dire il vero, è preferibile che sia andata così, almeno non ho perso tempo» deliberò, sbandierando un gelido moto d’orgoglio, il quale rivelava comunque la sua trivellante amarezza, se non abnorme delusione.

«Bene.» L’uomo sorseggiò soddisfatto il suo caffè. «Se lo gradisce, posso aiutarla io ad integrarsi equamente nell’organico.»

«Le sono grata, ma non vorrei esserle di troppo disturbo. D’altra parte avrà un gran da fare e temo che le ruberei del tempo prezioso.»

«Non dica sciocchezze, dottoressa» la contraddisse lui, donandole un tono squisitamente rassicurante. «Sono convinto che collaborare con un simile criterio non possa che essere positivo per entrambi, anzi, ammiro la sua dedizione. Si intuisce subito che c’è passione nel suo lavoro, e questo non può che essere un onore per me.»

Katherine s’interrogò alla svelta su quel precipitoso proponimento, chiedendosi se non fosse puramente una mossa strategica per tentare di adescarla, seppure in una foggia così galante.

D’altronde il primo approccio era stato tutt’altro che professionale, ma quegli occhi limpidi e formali, in poche parole sinceri, nell’elaborare la sua proposta, la convinsero che l’uomo avrebbe scisso le due cose e che pertanto non si sarebbe lasciato andare a miseri tentativi di seduzione, perlomeno non nell’orario di lavoro.

E poi, se fosse germogliata una bella amicizia, non poteva che farle piacere. A conti fatti era un uomo molto interessante ed osservandolo meglio, era proprio un bel tipo.

«Ho detto qualcosa che non va?» si meravigliò lui, rilevando il suo improvviso, sopraggiunto silenzio, nonché l’assenza di risposta alla sua offerta.

«Oh, no…!» si riconquistò, drizzando guizzante le spalle. «Ne sarei lusingata.»

«Allora è deciso» formalizzò, flemmaticamente. «Possiamo cominciare oggi stesso, non ho lezione per tutta la giornata, in maniera che domani potrà iniziare nel migliore dei modi.»

«La ringrazio, è davvero gentile e disponibile. Ricambierò, non appena ne avrò l’occasione.»

«Non se ne faccia un problema, dottoressa. Posso chiamarla Katherine?» istanziò a bruciapelo, pur serbando un’aria assai formale.

«Sicuro, tutto sommato un po’ di confidenza non farà che renderci più agevole intavolare questo sodalizio lavorativo.»

Lui rise di cuore. «Allora posso anche darti del tu

«E sia, non sono così cerimoniosa» ostentò, scortata da una lepida e benivola espressione.

«Lo sai, sei proprio singolare, Kate!»

«Ah, adesso non esagerare» lo rabbuffò, ma gingillante.

«Ok, ok» accordò lui, sollevando le mani in postura solenne. «Giuro che limiterò la mia confidenza, d’ora in poi!»

«Via, stavo solo scherzando!» giocò lei, ridendo come una ragazzina. «Puoi chiamarmi come vuoi, Jeff!» si trastullò, abbreviando di rimando il suo nome, così come aveva fatto lui, felice di aver trovato qualcuno con cui smorzare le sue ansietà, al di là dei suoi onerosi progetti professionali.

Quel testone di Lukas era ormai lontano, pressoché dissolto dai suoi pensieri, e il suo nuovo collega l’avrebbe magari aiutata a stemperare questa presenza ingombrante. Si era rivelata un po’ troppo incisiva nella sua mente, per concederle di affrontare da sola e con conveniente armonia i primi giorni del suo nuovo lavoro, ma forse anche tutti gli altri a venire.

Roger era stato sempre presente e prodigalmente protettivo con lei, in ogni fatto scottante della sua carriera o doloroso della sua vita, e le aveva devoluto di continuo un saldo sostegno per fronteggiare le situazioni, anche le più dure. Tuttavia in quel frangente non avrebbe potuto affidarsi a lui, chiaramente, visto che Lukas aveva già esternato i suoi dubbi su di loro, e di conseguenza lei non sarebbe potuta correre tra le gambe del rettore per essere difesa dalle sue ali protettive.

Anche gli altri insegnanti avrebbero potuto fraintendere, soprattutto perché Roger era un uomo molto attraente, inoltre la sua aria autorevole ne acutizzava il fascino. I tratti somatici e la scura chioma lievissimamente sfumata di grigio non rivelavano affatto l’età che possedeva, per non considerare la sua giovialità e il suo savoir-faire, l’innata classe insita in lui.

Quindi sarebbe stato ben facile supporre che lei avesse ceduto a delle sue ipotetiche avance, e non era il caso di consolidare l’idea generale di una loro relazione ambigua, quantunque il loro rapporto fosse pulito e del tutto privo di malizia, inversamente a come quell’uomo impossibile aveva malignamente congetturato.

E seguitarono a ridere per prolungati minuti, deliziati, senza nemmeno rendersi conto di aver attirato l’attenzione dei presenti, che si chiesero incuriositi la genesi di tanta ilarità.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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