PAURA DEL BUIO, Cap. 2

Con un po’ di confusione in testa aprì la porta dell’aula, e allorquando alzò gli occhi di fronte a sé, in un palpito si sbarrò, nell’aver avvistato l’ossessionante oggetto dei suoi pensieri notturni, intenta a discorrere con una sua allieva.

Sulle prime aveva dovuto aguzzare la vista per discernere che fosse lei, in quanto presentava un aspetto nettamente opposto a quello del giorno precedente. Indossava un paio di comuni jeans, seppur attillatissimi, tanto da esaltare prepotenti le sue morbide e flessuose forme, ed una semplice t-shirt rosa confetto con qualche strass sparpagliato sopra, che brillava come ad illuminarla.

I lunghi capelli ondulati erano sciolti sulle spalle, e in quell’istante lui si rese conto che riflettevano di un oro oltremodo scintillante e intenso, una specie di corona che la circondava ad avvolgerla in una sorta di fascio luminoso, mentre il volto era più fanciullesco, radioso, quasi etereo.

Somigliava ad una ragazzina, diabolicamente affascinante nella sua semplicità, persino nella maniera di colloquiare con la sua interlocutrice, come se fosse stata una sua coetanea.

Stette fermo lì, quasi paralizzato, ma poi si ammonì furioso per essere stato così facilmente vittima di un tale spettacolo, senza dubbio studiato nei minimi dettagli da quella piccola e ingegnosa faina.

Emise un colpetto di tosse per far avvertire la sua presenza, e quando lei si volse per intero lui si sbaragliò, inesorabilmente centrato dalla luce che sprigionò l’oltremare dei suoi occhi, in quel momento privi di qualsiasi barriera che ne potesse ostruire la sconcertante lucentezza.

Scostò immediatamente lo sguardo. «Buongiorno, signori. Prendete posto, cortesemente.»

I presenti risposero al suo saluto e si accomodarono per prepararsi a seguire la lezione.

Katherine obbedì silente e si sedé nel medesimo posto in cui aveva partecipato il giorno prima, assumendo l’altrettanto medesima postura.

Lex cercò di non guardarla, solennemente scombussolato dalla propria reazione, dall’effetto che quella donna aveva agito su di lui, sempre e singolarmente inspiegabile.


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Mosse alcuni gesti inconsulti per apprestarsi ad incominciare, quando lei, rilevando il suo percettibile nervosismo, con aria tripudiante debuttò: «Professor Lukas, intenderà anche oggi disquisire sul guardaroba delle donne rampanti, o ritiene che ci siano aspetti più attinenti per collocare un individuo nell’ambiente societario?»

Lui la incenerì con una salace occhiata. «Vedo che l’assenza di lenti le conferisce una maggiore arroganza, dottoressa Reims.»

«Forse ha ragione, ed è per questo motivo che ho indossato lenti a contatto, di modo che lei possa meglio guardarmi negli occhi, come desidera» lo sbeffeggiò, centrandolo con un altro bagliore emerso dalle sue iridi, «e non giungere a conclusioni affrettate, nonché superficiali, attenendosi unicamente al mio criterio di abbigliarmi.»

Lex le rivolse un sorriso di perfida ironia. «È proprio questo il punto. Non creda che indossare un paio di pantaloni perfettamente aderenti alle sue curve possa mutare l’idea che ho di lei, anzi, è presumibile che in codesta modalità confermi altamente la mia opinione che, a ragion veduta, non è poi così errata.»

«E mi dica, quale sarebbe questa opinione?» lo pungolò, sfoderandogli una candida espressione, ingenua, allo scopo di poter capire, rischiarare in toto ogni più piccolo dilemma riguardo al fattore scatenante di quel suo comportamento così rudemente refrattario.

Lui alzò il mento in evidente aria intimidatoria, e scese lievemente le ciglia per inoltrarle uno sguardo coriaceo. «Mi stupisco di lei, dottoressa, eppure l’aver ottenuto tanto agevolmente il suo incarico dovrebbe essere il risultato di una emerita, elogiabile intelligenza insita in lei. Ma a quanto vedo non è questa la reale cagione per cui ha conseguito, e in così breve tempo, una tale incombenza.»

Lei si agitò sulla sedia e restrinse le labbra per dominarsi. «Forse è troppo abituato a trattare con gente similare, professor Lukas, ed è quindi automaticamente portato a fare di tutta l’erba un fascio.»

«Già» avvalorò lui, e le riservò un sorriso molto più che tagliente. «E le somigliano tutte, in una misura esorbitante.»

L’aula si elevò ad un ronzio confuso, a dir poco interdetta dal match improvvisamente intrapreso tra i due insegnanti, ma in particolare per l’atteggiamento del docente di quel corso, che prima d’ora non era mai stato scorto talmente bellicoso.

Lex si avvide all’istante dell’imbarazzo generale e seduta stante si ricompose, meravigliato lui stesso di essersi lasciato trascinare in una simile schermaglia, interamente al di fuori del suo stile.

Di regola non era indisponente ed offensivo, in primis con persone prevalentemente sconosciute, ed abitualmente preferiva ovviare discorsi allusivi e provocatori con i suoi colleghi, soprattutto di fronte ai suoi studenti. Però quella donna possedeva la capacità di fargli dimenticare il mondo intero e di provocargli una tale agitazione da non riuscire a sedare, abbandonando in tronco la sua usuale compostezza, la sua nonchalance nel mettere a tacere con poche ma efficaci parole, un suo eventuale antagonista.

«Perfetto» irruppe intanto Katherine, destandolo dalle sue logoranti elucubrazioni. «Allora non dovrò dissipare tempo per farmi conoscere da lei, dato che a questo punto, ha già un quadro completo su di me.» E si issò dalla sedia con le spalle dritte. «È stato un piacere, professor Lukas, tuttavia reputo che la mia presenza qui non sia più necessaria. Ormai è ben chiara la sua opinione, ed era quello che m’interessava sapere.»

Gli rifinì un esiguo inchino e terminò: «Buona giornata, dottore», scandendo bene l’ultimo termine, nell’alludere alla sua totale mancanza di tatto e di educazione, che non era certo riconducibile alla sua riconosciuta qualifica di luminare, di uomo eccellentemente acculturato.

Immobile e rigido, senza proferir parola Lex la osservò abbandonare impettita l’aula, ma non prima che lei gli sguainasse un luccichio facondo dal suo sguardo indignato, il quale lo irrigidì ulteriormente, per poco non lo stordì.

Ma prontamente si ripristinò, e con freddo tono sarcastico, «Buon proseguimento anche a lei, signora» corroborò, insinuando per l’ennesima volta un affilato, svillaneggiante doppio senso. Eppure lei non lo calcolò di uno spillo, perseverò a mostrargli le spalle e si dissolse dietro la soglia.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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