PAURA DEL BUIO, Cap. 2

Lo aveva visto numerose volte prima di allora, quantunque non gli avesse mai rivolto la parola, e tanto d’eccelso era stato enunciato su di lui, cosicché Katherine aveva edificato nella sua mente una sorta d’immagine sacra su Alexander Lukas. Un uomo incredibile, sensibile e raffinatamente brillante, di un’intelligenza sopra la norma e per di più così affascinante, bellissimo con quei capelli color dell’ebano, nerissimi come la notte più buia e stravolgente, quegli occhi di un grigio blu come il cielo invernale, ma luminescente, vivo.

Ma forse Roger non era in errore, forse lui era così innamorato da non guardare in faccia la realtà. O magari non voleva, chissà, dunque avrebbe difeso la sua principessa a fil di spada, distruggendo qualsiasi manigoldo che avesse tentato di farle del male. Un cavaliere dell’epoca estinta.

Sospirò. Coral Marshall era fortunata, tanto fortunata, e subito se ne rammaricò, perché alla fin fine tutte le persone indegne non facevano che cavarsela, ovunque e in ogni evenienza, anche a dispetto della propria reputazione niente affatto favorevole.

Lei per contro era stata indotta a fuggire, aveva dovuto abbandonare la sua casa e i suoi amici per fugare la spregevole condizione nella quale era stata meschinamente trascinata. E nonostante fosse stata prosciolta e riaccolta nell’organico di Princeton con migliaia di reverenti scuse, la sua fama non era stata conciliante con lei, l’aveva sistematicamente preceduta, sinché non era stata costretta a lasciare il suo lavoro, per non parlare della sua casa, della sua città.

E, a ragion ben veduta, il destino di quella tizia era assai più benevolo del suo. Camminava a testa alta e per giunta, al fianco di un uomo come Alexander Lukas.

Lex era intento a recarsi verso l’auditorio, ancora braccato dai suoi pensieri che non lo avevano graziato nemmeno per un secondo, durante tutta la notte. Era marcatamente spossato in seguito alla nottata trascorsa insonne, sebbene avesse riposato a tratti e comunque, in dati momenti, sgravato la sua mente.

Coral era stata a casa sua con il proposito di trascorrere una serata piacevole e rilassante, dilettandosi in una romantica cenetta e nella visione di un buon film affittato in una videoteca, ma ad un certo punto la donna si era parecchio allarmata, avendolo distinto assiduamente assente ed immerso in chissà quali subissanti riflessioni.

Anche nel momento in cui si erano spostati nella camera da letto, lui aveva perseverato nel suo atteggiamento scostante, e Coral gli aveva più volte domandato la genesi di quell’inconsueto, oltre che costernante comportamento. Aveva temuto, a un dato istante, che il suo uomo avesse generato dubbi su di lei.

Tuttavia Coral non poteva neanche lontanamente immaginare che il chiodo fisso di Lex fosse stato quella donna, la dottoressa Reims, e lui, ovviamente, non aveva ritenuto opportuno renderglielo noto, dacché era presumibile che si sarebbe ingelosita, quand’anche, a onor del vero, non ne avrebbe detenuto alcun valido motivo.


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Infatti, non aveva concentrato i suoi pensieri su quella donna perché ne fosse rimasto colpito, bensì perché, malgrado la sua avvenente presenza lo avesse un tantino frastornato, aveva tentato di sbrogliare rettamente il bandolo di quella matassa, di riuscire a scovare una soluzione per convincerla a dimettersi dal suo incarico, affinché Coral avesse conseguito una sicura probabilità di essere reintegrata.

Ma malgrado la sua preoccupazione principale fosse stata di trovare una dannata risoluzione al problema, i suoi pensieri erano spesso scivolati a quegli occhi che per pochi secondi, lui aveva potuto guardare più distintamente, senza che fossero oscurati dalle lenti che lei indossava come se incarnassero una barriera, laddove lui avrebbe osato definirle, anche se assurdamente, una protezione per la sua anima.

Si era lungamente soffermato sull’anomala reazione alla quale aveva assistito, dopo che lui le aveva levato gli occhiali, ed aveva rimuginato su ogni singolo istante, ogni ridottissimo commento, ogni sguardo timido o combattivo che lei gli aveva rivolto.

E doveva ammettere di essere rimasto sensibilmente affascinato, in particolar modo dal colore delle sue iridi di un oltremare profondo, rilucente. Gli rimembravano l’azzurro intenso dell’allocromatico zaffiro, una pietra che lui aveva sempre adorato, anzi, era quella che preferiva, tra tutte.

Ed anche quando si era ritrovato nel suo letto con Coral stringendola in un atto d’amore, d’improvviso gli era comparsa l’immagine di quella donna, i suoi occhi tremuli e terrorizzati, il bagliore indescrivibile che li aveva attraversati.

Si era scosso di prepotenza, affinché potesse scomparire dalla sua vista, dalla sua mente, infuriandosi impetuoso con se stesso per quella condotta disdicevole nei riguardi di Coral, pur se di base assolutamente involontaria.

Era bizzarro, ma le conclusioni che aveva fin troppo speditamente tratto il pomeriggio precedente, avevano lasciato il posto ad un senso di profonda inquietudine, incertezza, ansia. Il ricordo di quegli occhi lo tormentava.

Ma poi pian piano si era riappropriato dell’intera sua freddezza, del suo lucido contegno, ancorché fosse rimasto ad attanagliarlo un colossale senso di spossatezza, per non essere riuscito praticamente a chiudere occhio.

Si era convinto, in fase definitiva, che quella sua reazione non avesse alcuna connessione con Coral o con il suo torbido rapporto con il rettore, con la sua assunzione, ma forse, riflettendoci meglio, il gesto inatteso di toglierle le lenti l’aveva repentinamente sbalzata in un pessimo ricordo della sua esistenza, presumibilmente un trauma infantile. O magari aveva solamente un problema alla vista che, in assenza di predetto supporto, l’aveva indotta a perdere l’equilibrio e di conseguenza anche a smarrire il controllo della situazione.

Già, perché quando lui le aveva riconsegnato gli occhiali, lei era subito rinsavita da quell’attacco di panico, sebbene avesse successivamente, e di nuovo, sbottato con fragore.

E si era sentito assai stupido per essersi eccessivamente dilungato su questo episodio. Senz’altro lei aveva anche esagerato al fine di confonderlo ed ostacolarlo, impedirgli di fronteggiarla ad armi pari e di scoprire la verità, risalire all’origine di questa squallida faccenda, più che nitidamente intavolata dinanzi ai suoi occhi.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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