PAURA DEL BUIO, Cap. 2

«Ah, è vero, non ti avevo messa al corrente. Sai, la dottoressa Coral Marshall ha una relazione con lui e plausibilmente non ti vedrà di buon occhio, considerando che l’hai sostituita nella docenza.»

«Oh… stanno insieme…» si svigorì, e d’istinto volse la testa nella loro direzione, avendoli intravisti nel posteggio mentre si accingevano a salire assieme su una berlina nera.

E fu scavalcata da un leggero ma incisivo senso di malessere, forse provocato dalla delusione che quei due avessero una storia d’amore.

«Sono una bella coppia, sembrano andare d’accordo» considerò, un po’ dispiaciuta, intanto che lo scorgeva carezzare mediante un amorevole sguardo il volto della donna.

«Sì, sono circa due anni che si frequentano, è probabile che abbiano deciso di sposarsi, però non ne sono certo.»

«Sono felice per loro.» Ma la delusione provata, si fece più percettibile dal timbro avvilito della sua voce.

«Beh, capisco lei, ma di sicuro non lui» recriminò il rettore, in una sottile inflessione di biasimo.

«Cioè?» s’incuriosì, distogliendo il suo sguardo per esulare dalla sensazione di inopinata afflizione che l’aveva colta, nell’aver ricevuto notizia che Lukas fosse sentimentalmente accompagnato da una donna.

«Dico soltanto che lui è un uomo eccezionale, veramente in gamba, e sono convinto che meriti qualcosa di più. Quella donna ha un nonsoché di losco, non mi è mai piaciuta.»

Katherine seguitava a guardarlo postulante, e il rettore per procurarle chiarezza addusse: «Sì, esteticamente è una bella donna, all’apparenza limpida, solare, ma è molto brava a mascherare la sua doppiezza.»


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«La conosci bene?»

«Non personalmente, o meglio, ho avuto modo di parlare con lei in rare occasioni, ma quello che si dice in giro sul suo conto non è affatto onorevole. Ho sentito diversi apprezzamenti e non mi sono piaciuti di un’oncia» sottolineò, avviando il motore per uscire dal campus.

«Andiamo, Roger, anche su di me hanno detto peste e corna, lo sai bene, la verità non è mai così evidente. Bisogna conoscerle le persone prima di giudicarle, o magari non siamo nessuno per poterci permettere di giudicare qualcuno, e d’altra parte ognuno di noi possiede i suoi lati oscuri.»

«Esattamente, e lei ne ha da svendere, te lo assicuro!» si enfatizzò l’uomo, amenamente ghignante.

«Saranno solo chiacchiere, e poi, se Lukas si trova bene con lei, sono sicura che di fondo quella Marshall non sia tanto male. Lui non mi sembra per niente uno sprovveduto, anzi, direi tutt’altro.»

«Mi stupisco di te, Kitty, sai come sono le donne, quanto siano capaci di raggirare qualcuno con falsi sorrisi e sguardi ammiccanti, e donne di quello stampo sono davvero bravissime, delle eccellenti attrici quando si tratta di doversi mantenere un uomo, specie un uomo come Lukas» imputò, alquanto infastidito, nell’aver ripensato a certi riprovevoli episodi di cui era venuto a conoscenza.

«Non sono stati tanto generosi nel riferirti particolari su di lei, o sbaglio?»

«No, per niente. Anche in un paio di circostanze ho avuto la facoltà di assistere ad alcuni dei suoi atteggiamenti, mentre confidava di non essere vista, e ti assicuro che è proprio da voltastomaco.»

«Ohi, non esagerare!» lo rampognò Katherine, adoperando un tono intenzionalmente divertito. «Sono sempre convinta che se Lukas resti con lei, qualcosa di buono l’avrà pur trovato!» E rise gaia, sforzandosi di convincersene da sé, forse per rimuovere l’improvvisa attrazione che aveva provato per quell’uomo.

«Guarda, a parer mio è cieco come una talpa, e oltretutto decisamente sordo, come una campana, anche se presumo che siano pochi coloro che si siano permessi di elaborare commenti su di lei in sua presenza. Lukas è una bravissima persona e tendenzialmente odia i pettegolezzi, è onesto e trasparente, al contrario di quella vipera, ed è morbosamente protettivo nei suoi confronti. Secondo me, è innamorato pazzo.»

E a quell’ultima nota, un’inattesa stretta al petto la trainò via, ma nel tentativo di conservare una data imperturbabilità, Katherine soppesò: «È difficile trovare persone così… forse con un uomo del genere accanto, lei potrebbe cambiare e diventare una persona migliore, non è detto.»

«Sarei meno stupito se vedessi gli asini volare!»

«Non ti piace proprio, eh?» sghignazzò lei.

«È una persona immorale, sul serio, e se ti dicessi quello che…»

«No» lo fermò Katherine, irremovibile. «Non voglio saperne nulla, non mi appassionano di un minimo i gossip, anzitutto perché non voglio immischiarmi in situazioni che non mi riguardano. Preferisco affrontare questo lavoro con tranquillità e con la mente lucida, senza pensare a fatti riguardanti i miei colleghi che onestamente non m’interessano. E poi lo sai, Roger, anch’io sono stata vittima di grevi maldicenze e sono la prima, appunto per questo, che preferisce conoscere in concreto le persone, piuttosto che ascoltare e dar peso al vociferare maligno della gente.»

«Kitty, queste non sono voci e comunque come gradisci, non intendo metterti a disagio, lungi da me. So quanto sia stata dura per te, anche se devo in ciascun caso precisare che la tua innocenza è stata comprovata, mentre quella della Marshall assolutamente no. Le testimonianze sono, come si suol dire, schiaccianti.»

«Cielo…» Un dubbio le attraversò la mente. «Non dirmi che è stata espulsa dal collegio dei docenti…!»

«Sì, cara, te lo avevo già accennato prima, probabilmente non mi hai sentito. Stavo informandoti che tu sei stata assunta per prendere il suo posto, dopo che l’intera vicenda è stata minutamente valutata, laddove è stato ritenuto conveniente allontanarla dal campus, per il buon nome della Columbia.»

«Ora capisco» cavillò lei, ripensando allo stillicidio a cui Lukas l’aveva sottoposta, e deducibilmente il fatto che il rettore avesse proposto la sua candidatura, lo aveva indispettito a tal punto da giungere a mitragliarla con reiterate esegesi sgradevoli, ritenendola forse responsabile. Aveva creduto che fosse stata lei, nel farsi avanti mediante la raccomandazione di Roger, a privare la Marshall della sua cattedra.

Beh, almeno adesso le era tutto chiaro, però non riusciva ancora a capacitarsi che quell’uomo avesse potuto ritenerla capace di un’azione talmente meschina. Del resto non la conosceva per reputarla in grado di un simile gesto e inoltre, anche Roger non era una persona ambigua come forse presumeva lui, al contrario, era una personalità integerrima della Columbia University, rinomato per la sua incrollabile correttezza e la sua encomiabile onestà.

Possibile che quella donna l’avesse reso così cieco e sordo da giungere a dubitare di tutti coloro che lo circondavano, in netta maggioranza, e sulla loro buonafede? Eppure non le sembrava un tipo insipido, ingenuo e passibile di ingegnosi raggiri femminili, comodamente influenzabile.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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