PAURA DEL BUIO, Cap. 1

Con piena disinvoltura Katherine mosse il capo in un molato inchino. «Mi farebbe piacere sapere quando affronterà l’argomento, sarei felice di venire a conoscenza di cosa pensa al riguardo.»

«Non tema, lo saprà» la freddò lui, accendendo un fulgido, inquietante blu iridato dei suoi occhi.

La donna si mantenne silenziosa, sempre più convinta che l’uomo celasse, ma forse non troppo, una poco gradevole opinione su di lei. Pur nonostante se ne infischiò, non aveva alcuna intenzione di farsi intimidire né tanto meno soggiogare, specie perché non era opportuno cadere nella sua rete di provocazioni, più di tutto in quella sede.

D’altronde non si conoscevano e Lukas non sapeva nulla di concreto su di lei, non era mai stata a New York e le sue vicissitudini non potevano essere approdate fin lì. Il New Jersey era abbastanza fuori mano in tal senso, e benché lui avesse comunque ricevuto la possibilità d’intervenire a Princeton, era parecchio improbabile che avesse potuto udire pettegolezzi sul suo conto.

Ma in un battito dové ricredersi, percependo su di sé lo sguardo divenuto gravemente cupo e mordace, che lasciava ben poco spazio all’immaginazione.

Possibile che sapesse già qualche dettaglio su di lei? Eppure, quando erano stati presentati dal professor Janckins, lui aveva manifestato una data incredulità in merito all’assegnazione del suo incarico, dimostrando apertamente di non essere a conoscenza del suo inserimento nell’organico del college, né del suo nome, né di quale corso lei fosse docente.

Ma poi scosse la testa, siffatte supposizioni erano inutili. Era lei che si sentiva perseguitata a causa di quell’evento decisivo della sua carriera, il quale aveva rischiato di compromettere sfavorevolmente qualunque suo sforzo per divenire un’ottima insegnante e, perché no, anche ottenere gli equi riconoscimenti sociali.

E quelle due ore trascorsero così, lei che lo fissava muta, impensierita e perplessa, e lui che le scuciva occhiate allusive e indirizzava valutazioni, seppur non dirette, sul suo stile di presentarsi e di farsi avanti nella sua professione.

Quando la lezione terminò e gli studenti abbandonarono l’auditorio, Katherine era ancora lì, seduta, pressoché inchiodata alla sedia, nel non riuscire a seguire un filo logico, a capire se quell’uomo ce l’avesse con lei per i motivi che ipotizzava.

Lex, mentre stava per afferrare la giacca per andarsene, dato che non le aveva riservato la benché minima attenzione negli ultimi minuti di lezione, si volse istintivamente nella sua direzione e fu un po’ sorpreso vedendola lì, con gli occhi reclinati, limpidamente assorta in chissà quali sibillini pensieri. E si fece un istante rigido, avendo distinto nella sua espressione un percettibile senso di smarrimento, quasi indifesa, triste.


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Ma in seguito si scrollò veementemente con il capo, rimproverandosi con ferocia. Senz’altro era un escamotage per depistare la consolidata opinione che si era profilato su di lei, magari intendeva confondergli le idee per raggirarlo e convincerlo di essere trasparente nella forma più autentica possibile, cosa che di certo non era, considerando che si era fainescamente infilata nel suo corso per concludere il proprio piano di tagliare definitivamente le gambe a Coral e consacrare dunque, la sua posizione di fronte all’intero collegio dei docenti.

Senza dubbio era una donna molto avvenente, dotata di una raffinata educazione ed un sofisticato riguardo, ma lui era più che sicuro che la sua presenza alla Columbia non fosse dovuta esclusivamente ai suoi meriti. Di certo aveva licenziosamente a che fare con il rettore, per farlo pervenire ad imporla in modo tanto repentino ed autocratico come docente, senza concedere nessuna opportunità a Coral di difendersi e adottare la procedura necessaria per essere reintegrata.

E donne che nella carriera si facevano avanti così, ma in generale persone che agivano con similari sotterfugi, non incontravano affatto il suo interesse. Al contrario, lo irritavano al parossismo, quantunque potessero essere in gamba e professionalmente ineccepibili.

La osservò per alcuni secondi, forse dibattuto da quell’ermetico atteggiamento, sbalorditivamente opposto a quello antecedente, in cui lei gli aveva mantenuto testa ed esternato la sua solerte combattività, laddove lo aveva lasciato in un certo qual senso meravigliato. Ciò cozzava di gran lunga con la prima impressione agita su di lui, allorché aveva ritenuto il suo presentarsi fin troppo servile, come se avesse voluto adoperare la tecnica della seduzione, blandirlo, dilungandosi spudorata e subdola in quei complimenti nei suoi riguardi.

Un quesito gli fulminò la mente. Quella donna le pensava sul serio quelle cose su di lui, o l’iniziale impressione ricevuta era esatta? Era vero che aveva abbindolato il rettore e adesso intendeva operarlo anche con lui, oppure le considerazioni che gli aveva formulato erano state sincere?

Ma ad un certo punto Katherine elevò lo sguardo e si alzò per avviarsi nella sua direzione, effondendo una strana luce dagli occhi che Lex non poté fare a meno di rilevare, nonostante fossero coperti dalle lenti che lei indossava.

E quando gli fu ad un passo, lei sollevò il mento e si mordicchiò le labbra, perspicuamente indecisa sul cosa dire.

Lex inclinò il capo da un lato e socchiuse lieve le palpebre, inviandole uno sfolgorio dalle sue iridi, illeggibile, impenetrabile, ma inimitabilmente intenso.

Con un gesto improvviso le si fece più vicino, e senza che lei potesse prevederlo le sfilò gli occhiali. «Ho sempre preferito guardare le persone negli occhi, per capire con chi ho a che fare» officiò, sfoderando un tono affabile ma sontuosamente schernente.

A quella movenza inaspettata, la donna si sentì un attimo persa e barcollò di poco, appoggiandosi d’istinto alla scrivania per non perdere l’equilibrio. «Ma cosa fa…?» ciondolò smarrita, travolta da un immediato capogiro. «È impazzito!»

Lex la fissò attonito, senza capire, ma poco dopo la vide arrossire e scaraventarsi letteralmente su di lui, in una sorta di fibrillante panico del tutto incomprensibile.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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