PAURA DEL BUIO, Cap. 1

Lui le insignì un forbito inchino, dirigendole comunque uno sguardo oltremisura ostile, e le tracciò un cenno disinteressato con la mano per invitarla a sedersi.

Janckins era rimasto impalato, a momenti sbigottito, e quando Lex lo congedò con un’occhiata eloquente, si allontanò dall’aula ammutolito, senza riuscire a trovare le parole adatte per potersi accomiatare ammodo, data la brusca, anche abbastanza scortese reazione del suo collega.

Katherine si sedé di fronte a Lex ed accavallò le gambe, accorciando inevitabilmente la gonna del suo tailleur.

Lo intravide scrivere qualcosa alla lavagna e rilevò che l’uomo era affetto da mancinismo, rimanendo gradevolmente colpita dalla sua grafia, veramente molto bella e lineare, armonica e pulita, che esibiva una leggera inclinazione verso destra, davvero raffinata, tipica di quegli studiosi del settecento, un poeta del dolce sentimento umano.

Certo, poteva rappresentare una sciocchezza o una mera banalità, ma lei aveva sempre stimato l’animo umano anche in base a come il soggetto dispiegasse le sue parole nella scrittura. E lui, in tal guisa, denotava una sicurezza non indifferente ed una nobiltà piena e singolare, all’opposto del suo atteggiamento che non capiva per quale ragione così refrattario, se fosse rivolto in particolare a lei, o se fosse proprio lui ad essere burbero e intrattabile, con chiunque.

E senz’altro nemmeno con il professor Janckins era stato un granché malleabile, anzi, tutto l’inverso. Infatti aveva scorto negli occhi del poveretto una certa interdizione interna, di sicuro dovuta allo stupore generato dal tono con il quale Lukas lo aveva velatamente redarguito, lasciandolo pesantemente indeciso sul comportamento da adottare.

Già, probabilmente neppure Janckins aveva previsto una tale reazione. Però lei non capiva in ogni caso perché quest’uomo l’avesse trattata con tanta sufficienza, o meglio, mediante una simile inimicizia, tenendo conto che non si conoscevano ed era insensato che lui avesse posto le mani avanti.

Comunque non se ne preoccupò più del debito, qualunque tipo di problema di cui potesse essere fornito nei suoi confronti, in sostanza erano affari suoi. Per adesso quello che le interessava era ben altro, ovverosia seguire la sua lezione, valutare finalmente e in forma diretta, la sua attività accademica che si contraddistingueva nel mondo universitario americano.

Lei aveva da tempo espresso il desiderio di assistere ad una delle sue lezioni, poiché l’unica cosa che in precedenza aveva avuto la facoltà di eseguire per poterlo vedere di persona, era di intervenire a qualche sua conferenza, eventi in cui ne era rimasta eccezionalmente affascinata.

Sì, perché quantunque il professor Lukas fosse relativamente giovane, di certo la sua età non oltrepassava i quarant’anni, era una persona dotata di una eclettica cultura, la quale andava ben oltre i suoi studi cattedratici. Riprova ne era che, in un college come la Columbia, insegnava tre corsi della sua area di studio, insomma, un vero genio.


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Lo aveva più volte sentito dissertare dinanzi ad una platea ed era addirittura ammaliante, eminentemente carismatico nelle sue elocuzioni che non si arrestavano a pure citazioni letterarie. Immergeva in esse una profonda sensibilità, era come se le sentisse lui stesso, come se attribuisse loro una parvenza personale, vivamente umana, vissuta nello stesso attimo in cui da lui proferite.

Alcune chiose cicalanti la strapparono dai suoi pensieri e, orientandosi verso quelle voci, Katherine adocchiò due ragazzi che parlottavano tra loro, insistendo con il loro sguardo, un po’ troppo sfrontati, sulle sue gambe munificamente scoperte.

Lex si accorse al volo della situazione, e seppur apprezzabilmente gratificato da quel panorama, le replicò un’ulteriore occhiata velenosa. «Mi piacerebbe conoscere il suo stilista, dottoressa Reims. L’atèlier da cui si rifornisce è forse rimasto senza stoffa?» la saettò, con calcolata, oberata malignità.

Lei lo guardò incendiaria ma preferì non ribattere, e Lex, perdurando nella sua voluta provocazione affondò: «Perfetto, vediamo se qualcuno riesce a trovarmi un commento esaustivo su questa definizione.» E scrisse sulla lavagna, a caratteri molto più che cubitali, arrampicatrice sociale.

Katherine si arrestò a fissare quelle lettere un bel po’ disorientata, seppur chiarendo alfine il suo precedente dubbio, quell’uomo ce l’aveva con lei, per chissà quale strampalato motivo. Per cui, decisa a comprendere quale fosse, ostentando un’assoluta incuranza nei riguardi di quella lampante dichiarazione di guerra, con serafica tranquillità gli formulò: «Per poter collocare un individuo in una qualsiasi definizione, dovrebbe già averlo conosciuto in precedenza, o detenere una minima cognizione di quel genere di persona, professore.»

A quell’audace annotazione, lui aridamente ritorse: «E un qualsivoglia individuo dovrebbe abbigliarsi di pertinenza, se si prepone di partecipare ad una determinata circostanza.»

Lei scintillò le sue iridi. «E, di grazia, dovrei forse indossare uno scafandro per poter assistere meritatamente ad una sua lezione?»

Un chiacchiericcio sghignazzante si levò nell’aula.

«Non reputo di rendermi così bigotto, se pretendo che gli astanti alle mie lezioni non si presentino con un qualcosa di poco decoroso che distragga deliberatamente il mio lavoro, che sia con l’abbigliamento o mediante la sua postura» la declassò, scivolando uno sguardo inquisitore lungo le gambe perfettamente accavallate e provocatoriamente esposte verso di lui.

Lei gli sorrise satirica e stilizzò un’espressione pressappoco arrogante, infastidendolo ai massimi per quella dichiarata altezzosità. Eppure, un ennesimo lampo scintillato dai suoi occhi lo colpì.

«Magari gli astanti sono propensi a distrarsi perché non è interessante ciò che viene enunciato da colui che si trova dietro la cattedra, dottor Lukas. Ma ci dica, magari una definizione ancor più interessante è quella di maschio sciovinista. Può spiegarcela lei, visto che la vedo piuttosto ferrato in questo campo?»

Lex piegò le labbra in una sorta di ghigno, forse compiaciuto dal temperamento che costei sbandierava, pur tuttavia non esibì alcun segno di cedimento. Del resto non intendeva affatto cadere nella trappola di quell’arrivista, men che meno dimostrarsi intimidito dinanzi al suo corso, reagendo con scarsa pazienza alle sobillazioni di quella donna.

«Ritengo che anche questo sia un ottimo argomento da sondare, ma andiamo per gradi, dottoressa. Le rammento che questa è la mia lezione, non la sua» pontificò, da ultimo, molto placido ma ancor più ostile.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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