MANCA SEMPRE QUALCOSA, Epilogo

«Sembri davvero un piccolo angelo, delizioso ed incantevole» si ammaliò Sebastian, dopo svariatissimi minuti in cui l’aveva cullata tra le braccia, non riuscendo ancora a smettere di stringerla, di contemplarla.

Lei gli sorrise un po’ timida. «E tu sei il mio Apollo, il Dio del Sole, re del mio Olimpo.»

«Sciocchina» la riprese lui, con incalcolabile tenerezza, e le vezzeggiò la fronte per tirarle all’indietro i lunghi e liscissimi capelli di seta.

«Non sto giocando, parlo sul serio, ci ho pensato durante il nostro primo incontro alla tavola calda. Per me sei come il sole, bello come il sole…» si svincolò, mettendo da parte grande il suo imbarazzo. «Sai, da quel giorno ho sempre avvertito un forte desiderio di dipingere il tuo volto, la tua corporatura così raffinata, così rassicurante…»

Lui le destinò un abbagliato sorriso, brandito, imprigionato dalla sua luce. «Se vuoi, potrai farlo.»

«L’ho fatto, ho disegnato un tuo ritratto anche se non è perfetto, cioè, non è fisicamente realistico nei particolari visto che… beh… ho dovuto stilizzarlo a memoria» si trastullò, un pochino smaliziata, innocentemente ironica.

Sebastian la sciolse dal suo corpo e le si distese accanto, legandola morbidissimo a sé. «Allora potrebbe essere perfetto perché è il modo in cui mi vedi, ed è bellissimo, lo vedo dai tuoi occhi, Sharise, ne traspare un amore così grande e limpido, immacolato come la medesima luce che ne pervade. Qualsiasi uomo vorrebbe essere guardato così dalla donna che ama, specialmente da una donna come te.»

Alla sua suggestiva dichiarazione Sharise sorrise ancor più timida, ma non cessò di esternargli ciò che pensava, ciò che era. «Lo avevo disegnato per sentirmi più vicina a te, poterti vedere quando avevo bisogno di tuffarmi nei tuoi occhi, darti la buonanotte e il buongiorno, per non sentirmi sola senza di te, come se avendo una tua immagine e poterla guardare, poterti guardare, tu fossi ancora qui a proteggermi, a vegliare su di me, sempre…»

«Oh, Sharise…» si emozionò lui, stringendola a sé con un’intensità ineguagliabile, colmato da un’altra, speciale ed unica emozione. «Sono stato un vero stupido a pensare che tu ce l’avessi con me, a credere che tu non volessi perdonarmi per averti abbandonata senza una parola, senza neanche averti detto addio. E invece tu stavi pensando a me, stavi soltanto rispettando la mia famiglia.»

«Ed io sono una stupida per aver pensato che tu mi ritenessi una incapace, che il tuo scrupolo fosse di volermi proteggere e null’altro, quando invece mi amavi e volevi stare con me.» E s’inebriò al pensiero, alla rigenerante, magnifica conferma che stava elargendo a se stessa.


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«Già, siamo proprio due stupidi» concordò, sorridendo deliziato, e le sfiorò la fronte con le labbra. «Fortunatamente Clark mi ha spinto ad aprire gli occhi, prima che mi fossi irrimediabilmente chiuso in me stesso, lui aveva capito cosa significavi per me, il vero significato della mia storia con te. Sapeva che andava ben oltre il semplice amore, che riguardava il senso della mia esistenza, il mio essere che si era evoluto grazie a te, e se non l’avessi ascoltato mi sarei pentito, avrei recriminato proprio contro me stesso per tutta la vita, ne sono sicuro, molto più per quello che è successo a Leopold.»

«Anch’io ho ricevuto questa fortuna, qualcuno mi ha spronata a capire» si accodò, sottovoce, raggomitolandosi al suo cuore, mentre tra sé ringraziava fervidamente l’amica per averle offerto la possibilità di riflettere su di loro.

«Sul serio, e chi?» s’incuriosì, anche abbastanza stupito. Non aveva pensato che lei avesse potuto parlare di loro ad altri, che fosse stato importante a tal punto da renderlo oggetto di discorsi con chi in teoria, poteva infischiarsene, poiché che lui ne avesse parlato con Clark, era stata una conseguenza, in quanto l’amico la conosceva di nome e per le relative situazioni intrecciatesi, quindi gli era giunto naturale confidarsi.

«Joan, la mia collega, lavoriamo a stretto contatto in centrale, ma è più un’amica, prima di tutto.»

«Ah, la nuova fiamma di Clark» constatò lui, ornando un lieto sorriso.

«Che?» si svampì, ergendosi per guardarlo costernata negli occhi.

«Sono usciti insieme, la sera dopo che gliel’hai presentata» le svelò, usufruendo di un quieto ed amorevole tono, e lei dondolando la testa, principiò a ridere rallegrata.

«Quella vecchia volpe non me lo aveva raccontato… hai capito, la cara Joan è davvero fulminea. Per il tipo che è, avrà persino rubato le frecce allo stesso Cupido, ne sono certissima!»

«Anche Clark, a quanto pare.»

«Ma lui è un uomo, secondo natura è un predatore, mentre invece la donna…»

«Dovrebbe conservare un po’ di mistero ed essere più discreta» finì per lei, interrompendola in quella sua meditazione ad alta voce.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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