MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 6

Sebastian la guardò attentamente, preso in contropiede da questa indecifrabile affermazione, non riuscendo sulle prime ad individuare il contesto in cui collocarla.

«Perché?» inquisì, più avanti, usufruendo di un carezzevole tono, con il proposito di non mostrarsi crudamente insistente, né tanto meno brusco.

«È successo tanto tempo fa, e non si può rimediare.»

«Di chi parli, Sharise? Chi è stato a ridurti così?» perdurò, iniziando seriamente ad allarmarsi.

«Non è per me, è per mio padre» si affrancò lei, e trasse un sospiro abbattuto, seguitando sempre a guardare altrove. Non voleva discernere commiserazione dagli occhi di Sebastian, sarebbe stato insostenibile, per se stessa assai poco dignitoso. «La scena nel ristorante mi ha fatto rivivere il passato. Anche lui mi difese da un ragazzo che frequentava il mio liceo, un figlio di papà che credeva di poter ottenere qualunque cosa, e quando lui ha cercato di toccarmi, mio padre… sì, insomma, c’è stato un terribile incidente…» E non riuscì a proseguire, un poderoso nodo alla gola glielo impedì.

«È quello di cui mi parlavi oggi pomeriggio, Sharise, quando dicevi che lui ha dovuto pagare per colpe che non aveva?»

Lei confermò con un assenso, rassicurata da quel tono che le permise di riportargli la storia, un qualcosa che in pochi conoscevano, e non perché si vergognasse di quanto era accaduto, dell’epilogo, bensì perché parlarne la faceva sentire forse indifesa, troppo disarmata, indebolita dai retaggi del passato.

«Sì, papà lo conosceva perché lui lavorava nell’azienda di famiglia di quel maledetto, e più volte gli avevo confidato che a scuola non faceva che tartassarmi, non mi dava tregua, che una volta al ballo di primavera aveva addirittura tentato di fare l’amore con me, di costringermi contro la mia volontà, anche se poi fortunatamente i nostri amici non glielo avevano permesso, avendomi sentito urlare dall’auto che lui aveva affittato per l’occasione. Sapevo che ero una stupida a rimanere da sola con lui, però volevo fidarmi, credevo che…»

«L’importante è che non sia successo» s’interpose lui, addolcendo al culmine il suo timbro di voce, nel premuroso intento di non angosciarla con il ricordo di quegli angosciosi eventi.

«Avrei preferito, Sebastian, perché quanto è avvenuto in seguito, è anche peggiore.»


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«Sharise, non dire così, quel tipo di violenza è inaccettabile» s’innervosì, pensando a quell’essere ignobile che non meritava neppure di vivere, a parer suo.

«Invece no, è l’omicidio che non può essere tollerato.»

Sebastian la guardò un po’ stupito. «E questo, cosa c’entra?»

Sharise effuse un florido respiro, rituffarsi in quel passato era molto oneroso, non giungeva tuttora ad accettarlo. «Eravamo in un ristorante, papà era andato a chiedere il conto, proprio come hai fatto tu stasera, e Robert mi ha notata subito, ha aspettato che io rimanessi sola al tavolo ed ha incominciato a infastidirmi. Ha cercato di baciarmi e papà è andato su tutte le furie, lo ha abbrancato di peso e lo ha scaraventato su un tavolo vicino al nostro, ma quando si è rialzato Robert ha tentato di colpirlo. Gridava come un isterico minacciandolo che lo avrebbe fatto licenziare, ha impugnato un candelabro e stava davvero per colpirlo, che papà lo ha spinto di forza per allontanarlo e nell’attimo in cui è ricaduto, ha battuto la testa ed è morto sul colpo.»

«Santo cielo…» tribolò lui, e d’istinto l’attirò per stringerla. «Non lo sapevo, Sharise» si rattristò, mentre la legava forte a sé, ponderando che forse erano tante le cose che non conosceva su di lei.

«E come avresti potuto?» si placò lei, inconsapevole della genesi di quella dichiarazione, e si aggrappò a lui quasi avida, come per ricevere quel conforto di cui ancora necessitava per superare quella sua triste, dolorosa reminiscenza. «È stato lì, grazie agli avvocati del padre di Robert che papà ha trascorso anni in carcere, e il giorno in cui ne è uscito era un’altra persona, ce l’aveva con il mondo intero, finché non è impazzito e si è tolto la vita.»

A quello sconcertante finale, Sebastian rimase con il respiro sbarrato nei polmoni e la strinse ancor più intenso. «Mi dispiace, dev’essere stato difficile superarlo.»

Lei assentì di poco con la testa, sospirante, e adagio si divise da lui. «Il passato è passato, non abbiamo la possibilità di cambiarlo, però vorrei che non si ripetesse. Mi prometti che la prossima volta non rischierai con un comportamento così avventato?»

«Sharise…» E le sfiorò una guancia con l’affettuoso dorso delle sue dita. «Sì, la prossima volta cercherò di non rievocarti quei tragici eventi, farò il possibile.»

Ma Sharise, in un posticino sperduto e lontano del suo essere, avvertì che lui, nell’eventualità che si fosse ripresentato un avvenimento analogo, avrebbe adottato il medesimo comportamento.

«Sebastian, nulla vale come la vita umana. Per quanto io lo detestassi, Robert non meritava di morire, nessuno lo merita, men che meno solo per aver tentato di baciarmi.»

Lui accennò un gesto di consenso e le sorrise amabile. «Sicuro, ma questo non significa che qualcuno possa approfittare di te indisturbato, è da codardi, ed io sono del parere che gli uomini di quella risma vadano rimessi al loro posto.»

«No, ascoltami» oppugnò lei, con voce risoluta, lo sguardo fulgido di determinazione. «Lì è stata colpa mia, avrei dovuto tenerlo a distanza, come per quanto riguarda Tom, anche se sinceramente faccio abbastanza fatica a fargli assimilare di lasciarmi in pace, che non ho alcuna intenzione di stare con lui. Sebastian, tu non lo conosci, lascialo stare, ti prego, io…»

«Ehi» la sovrastò lui, ma con un caldo sussurro, e le adagiò i polpastrelli sulle labbra per impedirle di proseguire. «Adesso basta, non ne parliamo più, andiamo.» E le involse le spalle con un braccio. «Devi riposare.»

E camminarono in quell’esiguo ma caloroso abbraccio per l’intero percorso, senza proferir parola. Lei era floridamente ingarbugliata per come si stessero mettendo le cose tra loro, forse timorosa che Sebastian sarebbe partito all’attacco per infilarsi nel suo letto, e lui che, grevemente pensieroso, stava cercando di focalizzare il punto cardine della situazione per semplificare le sue indagini. Ormai era fornito delle indicazioni necessitanti per risolvere rapidamente tutta questa caotica faccenda.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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