MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 5

«Togliti dai piedi, amico, ci penserò io adesso a Sharise» ringhiò, sfornando alla donna un’occhiata trivialmente allusiva.

«Non credo, signor…» Sebastian troncò la frase per indurlo a rivelargli il suo nome, tuttavia l’uomo perseverò a mostrargli le spalle, quasi al denudare con gli occhi la figura della donna, che per evitare qualsiasi incresciosa conseguenza intervenne: «Lui è Tom Atkins, è un cliente dello Steakhouse.»

«Sì, mi sembra di averlo già visto» appurò Sebastian, compiendo un passo per disporsi affianco a lui, e il tizio s’irrigidì.

«Gira al largo, non farmelo ripetere» grugnì costui, subitamente innervosito. «La piccola Sherry è troppo per te, sarò io a soddisfarla come merita.»

«Ne dubito» ritorse glacialmente Sebastian, e a quelle parole l’uomo scattò il volto verso di lui, impossibilitato a capacitarsi di tanta arditezza sbandierata, sicché si drizzò per porsi faccia a faccia, di un tale minaccioso che Sharise rabbrividì.

«Forse ancora non sai con chi hai a che fare.»

«Neanche tu» rincarò Sebastian, ancor più glaciale, ma tempestando fuoco dalle sue iridi infiammate.

Tom lo guardò per niente intimorito, anzi, dopo avergli sguainato uno sguardo di traboccante superiorità, si ruotò in corrispondenza di Sharise per lisciarle una ciocca di capelli con le dita, ma lei si scostò fulminea da quel tocco, piuttosto sperduta, per non dire sopraffatta.

«Giù le mani» lo minacciò Sebastian, iniziando a spazientirsi. «Ed è questo che io non voglio ripetere.»

«Te lo puoi scordare.» E s’inclinò maggiormente su di lei, lei che in un tremolante refolo gemé: «Tom, ti prego…»


Advertisment

loading...

Ma Sebastian, pervenuto al limite, lo abbrancò come una folgore per un braccio e glielo immobilizzò dietro la schiena, scaraventandolo di faccia su un tavolo vicino. Glielo tirò al massimo per sbarrare qualsiasi suo movimento e con l’altra mano gli pressò il cranio contro il ripiano.

«Ora chiederai scusa alla signora, se non vuoi che te lo spezzi in due» lo ragguagliò ad un orecchio, vistosamente indurito, e l’uomo boccheggiò per svariati secondi, ma poi impavidamente ribadì: «Te lo puoi scordare.»

Sebastian lo pigiò con aumentata forza, e sempre più artico, a denti serrati incalzò: «Non ho sentito.»

E Tom, nel sentirsi un attimo privato di una regolare respirazione, «Scusami, piccola Sherry, ma sarà per un’altra volta» ansimò, unendo alla sua arrogante facezia una ghignata provocatoriamente beffarda.

«Risposta sbagliata» lo ridicolizzò lui, indurendo al parossismo la sua voce, e lo calcò ancor più vigoroso sul ripiano, a tal punto che sul serio l’uomo ebbe il rischio di spirare.

«Ok, basta, Sebastian» tremò Sharise, alzandosi celermente dalla sedia, estremamente preoccupata del suo inatteso comportamento. Lo aveva sempre scorto calmo e pacifico, almeno finora, e quel modo di fare, quell’ignifera aggressività che non aveva sospettato che potesse sussistere in Sebastian, aveva paura che lo convogliasse a qualche drammatico esito, nel tener soprattutto nota del bieco soggetto che aveva provocato. «Sono sicura che Tom si comporterà bene, d’ora in poi.»

«È così?» lo interrogò lui, oltremisura ostile, mentre lo spremeva sempre di più contro il tavolo, e stirandogli agli estremi il braccio, quasi a strapparglielo via dalla clavicola gli tuonò: «Rispondimi!»

Tom mosse piano la testa in segno di beneplacito e Sebastian mollò la presa, rialzandosi in tutta la sua austera corporatura, torreggiando sull’uomo che per qualche stentato secondo, faticò a ridisporsi in piedi.

Eppure adagio si eresse, sinistramente, e fissò entrambi con aria assai più che intimidatoria, in particolare Sebastian che fin troppo arditamente lo aveva indotto a riscuotere una magrissima figura dinanzi a tutti.

«Non finisce qui» rugliò, imbufalito e grugnante come una specie di bestia idrofoba, e dopo aver scagliato un’occhiataccia poco rassicurante a Sharise, si diresse tronfio ed eruttante verso l’uscita.

Lei continuava a tremare, consapevole che, conoscendo l’indole vendicativa di Tom, davvero non fosse terminata lì la questione tra i due, e sprigionando un corposo anelito, «Andiamocene, per favore…» vacillò, in una voce esile ma palpabilmente agitata.

Sebastian consentì mediante un sereno gesto del capo, ormai di nuovo padrone del suo autocontrollo, e la seguì fino in strada dove, avendola rilevata silenziosa ed inspiegabilmente angosciata, l’afferrò alle spalle per guardarla negli occhi che lei insisteva a tener bassi. «Stai bene?»

«No che non sto bene…» si lamentò, man mano più tremante. «Perché, Sebastian? Non era necessario che tu…»

«Sharise, quell’uomo ti ha toccata senza esserne autorizzato, contro la tua volontà, e volevo insegnargli un po’ di educazione, dato che a quanto pare i suoi genitori non sono stati sufficientemente prodighi nell’attuarlo.»

«Beh… non era la prima volta…» si abbatté, e sospirò impercettibile, orientando in maggior misura lo sguardo a terra.

«Sharise…» s’irrigidì lui, anzi, atterrì. «Cosa stai cercando di dirmi? Ti ha forse…?»

Sharise scosse la testa, ancora perturbata, per poco non sconvolta, e lui si contrasse all’istante, nel timore che quel tizio in altre occasioni, dove lei non aveva fruito della capacità di difendersi, si fosse spostato rovinosamente oltre.

«Sharise, vuoi guardarmi?» la invocò, tenue e amorevole, sentendosi d’un tratto disorientato. «Per favore» insisté, nel riscontrare che lei non aveva il coraggio di guardarlo.

«Sharise» reiterò, per l’ennesima volta, posandole delicato una mano sulla spalla, e quell’invocazione a momenti disperata la convinse ad elevare gli occhi, ma dopo una breve occhiata affranta, con riguardosa grazia si scostò da lui e riprese a camminare.

«Odio la violenza» sunteggiò, con dovuto distacco, imponendosi di riconquistarsi dal suo tremore ben troppo sciorinato.

«Sharise, con soggetti di questo stampo è l’unica via, te lo assicuro.»

«No!» gridò lei, voltandosi infervorata nella sua direzione. «Nulla giustifica la violenza, può portare solo guai.»

Lui le si avvicinò ancora. «C’è qualcosa che vorresti raccontarmi? È stato Leo, ti ha fatto del male?» sospettò, rimanendo con il fiato frenato in gola, perché qualora gli avesse risposto di sì, lo avrebbe di certo ripudiato per il resto della sua esistenza.

«No, Sebastian, anzi, malgrado mi abbia perseguitata per mesi, non si è neanche mai permesso di darmi un bacio, e per questo lato lo ritengo migliore di tutti gli altri.»

Alla sua confortante precisazione lui rilasciò un rilassato respiro, e attraverso un’ineffabile morbidezza le adagiò il dorso dell’indice sotto il mento per sollevarle il volto, tuttora insistentemente curvato verso il basso.

«Allora cos’è che ti tormenta, Sharise? Non può essere un semplice principio il tuo, sei troppo motivata.»

Sharise agitò il capo per resistere, per sciogliersi da quello sguardo scrutatore, tuttavia Sebastian, mediante una movenza ancor più morbida della precedente, la forzò a guardarlo.

«Ehi, puoi fidarti di me, perché se posso ti aiuterò, te lo prometto.»

E lei lo guardò afflitta, tristissima. «Ormai non puoi più far nulla.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

Tag:, , ,



loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *