MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 5

«Hai avuto un flirt con lui?» investigò, un po’ vago, raffermando stabilmente la sua voce per non tradirsi.

«Oh no, per carità!» esplose lei, e lui spalancò gli occhi incredulo, spaesato. «È uno di quelli che mi hanno fatta impazzire, era diventato un’ossessione.»

Sebastian socchiuse le palpebre e si concentrò per studiare la sua espressione, con l’obiettivo di individuare se Sharise fosse sincera, o se invece si stesse conferendo un certo tono di superiorità. «Anche lui era piuttosto insistente?»

«Altroché, direi il caporione» s’inacerbì lei, nel ripensare al martirio che l’uomo le aveva causato tempo addietro. «Si era messo in testa di volermi sposare senza neppure conoscermi, mi piantonava ovunque, al lavoro, perfino quando mi recavo al supermarket per fare la spesa, senza poi considerare che, come una succulenta ciliegina sulla torta, si era stabilito nella mansarda che ora occupi tu.»

Lui si eresse dalla sedia drizzando le spalle, ma per non esiguamente insospettirla, con fare disinteressato enunciò: «Alla fine comunque ci sei riuscita, voglio dire, è sparito dalla tua vita o sbaglio?»

«Sì, ci sono riuscita» inverò, e Sebastian fu trafitto da un’autentica zagaglia in pieno petto, sciogliendo in men che non si dica i suoi dubbi su di lei, lei che in conclusione era, e in amara evidenza, la diretta responsabile della sparizione di suo fratello.

Tuttavia Sharise si corresse: «Scusami, ma mi sto attribuendo meriti che non possiedo, sono un po’ troppo presuntuosa mostrandomi come la responsabile della sua capitolazione, perché in definitiva è sparito da un momento all’altro, senza salutarmi. Si è dissolto così, proprio com’era comparso.»

Sebastian fu come se avesse sprigionato un sospiro di sollievo e quello lei lo rilevò.

«È tutto ok?»

«Certamente» le assicurò lui, con un sorriso sincero ma non troppo. «Pensavo a quel poveretto a cui non hai concesso nessuna chance, forse avrà battuto in ritirata con la coda tra le gambe.»


Advertisment

loading...

«Ne dubito» lo contraddisse Sharise, dopo una dilatata inspirazione. «Nonostante fosse un pazzoide, una vera persecuzione, mi dispiace della fine che ha fatto.»

E stavolta Sebastian rimase con il fiato sospeso, giacché ad ogni parola sorgeva un altrettanto sospetto. «Ma non era sparito?»

«Lo è, ma se fosse andato via di sua spontanea volontà era logico che avrebbe portato con sé anche le sue cose, mentre invece ha lasciato tutto nell’appartamento, anche i suoi vestiti, tutto ciò che aveva.»

«Sharise, non ti seguo, se ha lasciato ogni cosa lì, adesso dov’è la sua roba?»

E con copiosa tranquillità, senz’aver rilevato il percettibile tremore traspirato dall’inflessione di lui, Sharise gli spiegò: «Rich voleva portare tutto in una discarica, non gli era per niente simpatico, e siccome era più di un mese che non si faceva vivo nel palazzo, aveva ritenuto appropriato liberare l’appartamento per poterlo nuovamente affittare.»

«Non è stato molto educato da parte sua, è anche illegale in caso lui non ne fosse a conoscenza» s’inacidì Sebastian, e lei lo ammirò per tanta considerazione espletata per qualcuno che neppure conosceva.

«Non sbagli, Rich è sempre tanto disponibile e gentile, però è anche troppo protettivo nei miei riguardi, a tratti davvero esagerato. Aveva capito le sue intenzioni, che era ossessionato da me, e più volte ha tentato di sfrattarlo, gli ha addirittura aumentato l’affitto ma Leo gli ha corrisposto sei mensilità anticipate, ed è stato questo che mi ha…»

«Leo…» si sovrappose lui, interrompendola di getto, giacché era l’unico elemento del discorso che era riuscito a valorizzare, la penosa certezza che stessero effettivamente parlando di suo fratello.

«Lo conoscevi?» s’incuriosì lei, nell’averlo distinto piuttosto rabbuiato.

«Sebastian, ma che ti prende?» si confuse, con leggera voce incrinata, avendolo ora rilevato inquietantemente assorto, tuttavia lui le sorrise all’istante per tranquillizzarla.

«Mi dispiace per lui, tutto qui, ma se il tuo innamorato pazzo dovesse tornare, il tuo padrone di casa non la passerà liscia, te lo posso garantire.»

«Via, ora non esagerare, non era il mio innamorato pazzo, era solo un po’ toccato, anzi, direi fulminato» imputò, nel non aver debitamente soppesato l’asserzione di Sebastian che rivelava, nel tono e nei termini adottati, un insolito ma motivato astio nei confronti di Rich, aspetti che chiaramente le avrebbero fornito qualche ragionevole sospetto.

«Sai che potrebbe essere incolpato della sparizione di quel Leo, dato che sussistono tutte le componenti, primariamente perché si è liberato delle sue cose?» s’incupì lui, pressoché ostile nella formulazione di questa sua dichiarazione.

«No, non gliel’ho permesso.»

E Sebastian la fissò interdetto. «Che intendi?»

«Beh, visto che Leo gli aveva dato tutto quel denaro e che quindi la sua roba aveva il diritto di rimanere lì anche in sua assenza, ho fatto in maniera che Rich me lo restituisse e l’ho impiegato per noleggiare un deposito in Steiner Street, dove ho riposto le sue cose in caso lui fosse tornato per reclamarle.»

«Tu hai fatto questo, malgrado ti avesse perseguitata?» si sconcertò lui, scardinato, finitamente centrato.

«Ma certo, tutto sommato non era una cattiva persona, anzi, nella sua mania riusciva lo stesso ad essere premuroso, anche se mi ha raccontato un sacco di bugie quelle poche volte in cui ho avuto modo di conversare civilmente con lui. Persino il nome che mi aveva riportato era falso, cioè, il cognome, perché quando sono andata a denunciarne la scomparsa, mi hanno riferito che non esisteva nessuno proveniente da Washington che si chiamasse così, non secondo la descrizione e l’identikit che gli avevo fornito.»

Lui scrollò il capo, era intontito. «Sei andata alla polizia…»

«Sebastian, io ci lavoro, e poi lo avrei fatto ugualmente. Quella che era la sua famiglia aveva tutto il diritto di sapere come stessero le cose per intraprendere le ricerche su di lui, casomai fosse sparito contro la sua volontà.»

«Non li hai trovati, scommetto» appuntò, sempre più confuso, pur serbandosi con un’espressione indecifrabile.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

Tag:, , ,



loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *