MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 5

«Ma che ti sei messo in testa…!» si biasimò Sebastian, mentre spalancava il rubinetto dell’acqua fredda per spargersene una buona dose sul volto, nell’intento di raffreddare prestamente i suoi impeti.

Quel gesto era in qualsiasi evenienza l’ultimo da mettere in atto, per giunta lo aveva di netto confuso, ma in primo luogo perché il darsi da fare con la presunta donna di suo fratello non era da lui. Non era mai avvenuto che cercasse di fargli le scarpe, tenendo inoltre conto che il genere di donna che Leopold prediligeva, eterea e dotata di una parvenza oltremisura innocente e candida, non aveva mai incontrato il suo interesse.

Eppure, disgraziatamente per lui stavolta le cose erano radicalmente differenti, dato che si era ritrovato a contemplare la delicatezza d’animo di quell’essere che, oltretutto, non era poi così sprovveduto come aveva presupposto. Al contrario, lo aveva stimolato all’incredibile, e di conseguenza non aveva resistito al desiderio di possederla, anche se per mezzo di un semplice bacio.

Ma il motivo? Era forse perché lei si era dimostrata recalcitrante a farsi conquistare da lui?

Era stata la sua scarsa, o piuttosto, inesistente predisposizione a capitolare dinanzi alla sua finalizzata opera di seduzione, ad averlo istigato a passare all’azione? Oppure era per il mero fatto che raramente una qualunque donna formulava tante storie per farsi adescare da lui, com’era invece accaduto con Sharise nel pomeriggio, contesto in cui lei aveva subito cercato di liquidarlo?

O magari, ma non ne era affatto sicuro, il suo gesto impersonava un puro espediente per distruggere le ultime distanze tra loro, al fine che lei potesse aprirsi a lui, confidargli episodi basilari che gli avrebbero offerto facilità di comprensione, giungere a ricomporre il mosaico per risalire alla tangibile causa della scomparsa di Leopold.

Elevò lo sguardo in corrispondenza dello specchio e vi esaminò con cura la sua immagine riflessa.

«Godwin, sei certo che tu non stia compiendo qualche passo falso?» s’interrogò, concentrandosi su se stesso, e al contempo si scrutò con massima oculatezza negli occhi per evincere, tramite il proprio sguardo, quali fossero i suoi effettivi propositi, cos’avesse auspicato di ottenere mediante quel gesto assolutamente non premeditato.

Sì, perché in qualsivoglia occasione dove gli era capitato di uscire dai ranghi, posto che quando si sentiva coinvolto in una data situazione recuperava agli eccessi la sua istintività, aveva ognora privilegiato riscontrare la spiegazione dei suoi modi di agire attraverso i suoi occhi, così da trarne speditamente maggior beneficio, semmai non fosse riuscito a concretizzarlo analizzandosi metodicamente dentro, nella più integra lucidità.

Eppur avvenne, che nell’attuale frangente non pervenne lestamente ad inquadrarlo, perché malgrado chiaro gli fosse in mente che si trattava di un fine artificio per allentare la tensione e sfumare l’imbarazzo di Sharise, pervenire nientemeno a baciarla era stato un atto impulsivo che avrebbe potuto tranquillamente evitare.


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Mettersi in mezzo ad un’altrui relazione non era indiscutibilmente da lui, per niente, aveva sempre evitato di perder tempo ficcandosi in altri rapporti, senza contare che in tale ambito una delle persone coinvolte era il fratello, disperatamente innamorato di quella donna e che peraltro era addirittura sparito. Quindi, per summenzionata ragione, ne emergeva un comportamento piuttosto meschino da parte sua.

Doveva raffreddarsi un po’, stabilì, impiegandovi plenaria ed assoluta determinazione, affinché la situazione non capitolasse, o quantomeno per non renderla complicata, impedendogli di ragionare senz’alcuna fuorviante confusione o malessere per essersi sentito un vigliacco, un autentico bastardo. E poi, tra parentesi, non ne percepiva alcuna necessità, non aveva bisogno di nulla e di nessuno, né tanto meno di una donna, figuriamoci dell’ipotetica amante di suo fratello.

«Hai ordinato?»

«Sì, credo che sia già in arrivo» cincischiò Sharise, conservando timida e frastornata gli occhi reclinati, non era tuttora in grado di riprendersi da quel bacio che lei aveva succintamente definito con un unico aggettivo. Disarmante.

Sebastian si sedé di fronte a lei e non parlò, seguitò soltanto ad osservare la sua postura un poco impacciata, trepida, pensando che forse Sharise non si sarebbe mai aspettata che lui l’avrebbe baciata così, d’emblée, senz’alcun tipo di preambolo. In fondo si erano conosciuti quella stessa mattina e di base non sapevano nulla l’una dell’altro, o meglio, era lei ad ignorare qualsiasi aspetto su di lui, in quanto Sebastian qualcosa l’aveva compresa, e comunque qualche informazione su di lei l’aveva raccolta ancor prima d’incontrarla.

Sopraggiunse la cameriera con le pietanze in mano per servire loro la cena ma, dopo aver depositato i piatti, si attardò con lo sguardo un po’ imbambolato su Sebastian.

Lui, nel sentirsi osservato con una certa insistenza, la fissò di respinta, arcuando sarcastico un sopracciglio. «Ha dimenticato qualcosa?»

Alla tagliente domanda rivoltale la donna dimenò ripetutamente la testa in segno di dissenso, imbarazzatissima, e a tutta birra si allontanò, mentre Sharise rideva di sottecchi. Era beatamente compiaciuta che Sebastian fosse corretto con lei, in altre parole che non accogliesse in sua presenza le tacite avance di una qualunque altra donna.

«Perché ridi?»

«Stavo solamente pensando che se io li faccio delirare, tu le fai filare via a gambe levate.»

«Non mi piace sentirmi una preda» palesò lui, stillandone un tono sereno ma risoluto.

«Beh, se non altro riesco a sapere qualcosa di te.»

«Vale a dire?» E fletté di nuovo un sopracciglio, che stavolta fu scrutatore.

«Intendo dire, Sebastian, come ti ho accennato prima, che sei molto ermetico. Non fai trapelare nulla di te e sinceramente questo mi pone un tantino in ansia, visto che non so nemmeno un’inezia di quella che è la tua vita, di ciò che sei tu. So soltanto che vieni da Washington e che sei qui in vacanza.»

E si bloccò, un fulmineo pensiero affiorato, pertanto lo ispezionò nella fisionomia e nei tratti del volto. «Sai, tempo fa ho conosciuto un tizio che veniva da lì, che strano, anche lui era in vacanza…»

Sebastian si contrasse, tuttavia lei non lo notò, impegnata com’era a squadrare i lineamenti del suo viso.

«E sai, adesso che ci penso gli somigli una cifra, anche se gli occhi sono abbastanza diversi, specialmente nel colore» stimò lei, facendosi indagante, ed anche se poco convinta della sua prossima constatazione, dondolando il capo rinforzò: «È davvero una gran bella coincidenza.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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