MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 4

«Beh, fallo in fretta, perché ti anticipo subito che essere educati non significa essere per forza una stupida inetta, per di più così facilmente rimorchiabile.»

«Questo in realtà non l’ho mai pensato, sebbene le tue sembianze delicate diano ad assodare che sei fragile e dotata di una certa debolezza di carattere, anche se adesso mi accorgo, anzi, mi sono accorto, appena ho scambiato due parole esaurienti con te, che al contrario sei molto determinata» propagandò lui, perennemente pacifico, senza raccogliere un briciolo di ostilità che invece trasudava turbinosa dall’espressione di lei.

«Ottimo, allora possiamo incominciare a ragionare» legiferò Sharise, altera e bellicosa. «Ma con lo stomaco pieno, ho una gran fame, vieni, entriamo.» E si diresse verso l’ingresso di un ristorante, situato poco più avanti a dove si erano arrestati.

«Sissignora» accolse lui con un sorriso, e Sharise si voltò, anche lei sorridente, lieta che quell’uomo si stesse dimostrando una persona ragionevole, all’inverso di come generalmente le accadeva, tutti convinti a oltranza che fingesse di essere dura ma che invece fosse un’incapace, facilmente soggiogabile dagli uomini.

“Qui si complica…” assodò invece Sebastian, tacito e impensierito, frattanto che la scrutava camminare fiera di fronte a lui, perché se lei non era né un’ingenua né agevolmente influenzabile come gli aveva or ora ben puntualizzato, poteva nascondere altri lati di sé che viceversa avrebbero potuto rivelarsi spiacevoli. Ma dopotutto sarebbe stato preferibile, in quanto avrebbe potuto trarre il punto definitivo di tutta la faccenda e forse avrebbe risolto il caso quella sera stessa.

E così lasciò la partita aperta, quando invece nel pomeriggio aveva conclusivamente desunto, dopo la breve conversazione con Wilcox, che Leopold da quelle parti non ci fosse mai approdato, non in qualità di fidanzato di Sharise. Ma il temperamento di quella donna abbastanza risoluto, oramai convalidato dopo l’ultima modica diatriba, aveva rimesso in nutrita discussione le sue convinzioni.

Gli era riaffiorato il sospetto iniziale che lei sapesse con esattezza che fine avesse fatto suo fratello, che magari lo avesse lasciato in malo modo considerando che ne era, in totale evidenza, capace, in particolare nel caso che non le fosse andata a genio qualche contrariante movenza di Leopold, il quale era da sempre stato sonoramente viziato e talora isterico, oltre che puerile, nell’espletazione delle proprie pretese.

«Devo desumere che li fai vaneggiare un po’ tutti, Sharise?» la pungolò, rincarando il suo attacco, allorché si furono accomodati ad un tavolino disposto di fianco alle vetrate del locale.

«Sono soltanto capitata con un mucchio di gente sbagliata, però sto imparando in fretta. A non fidarmi, intendo.»

«Vuoi dirmi che non ne avresti salvato nemmeno uno dalla lista?» persisté lui, squadrandola impercettibile, allo scopo di accertare se le sue parole corrispondessero alla verità.


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«Sebastian, posso sapere la ragione per cui mi poni di continuo al centro dei discorsi? Non potremmo parlare di qualcos’altro, senza farmi sentire sottoposta ad una sorta di terzo grado?»

«Sharise, se ancora non lo avessi capito sono qui per conoscerti, abitualmente non invito una donna per discorrere sulle condizioni atmosferiche e su altre questioni che non m’interessano. Lo ritengo inutile, e difficilmente impiego il mio tempo uscendo con persone che non mi stimolano curiosità o il desiderio di conoscerle» sermoneggiò, più che convinto che fosse il caso di insistere su quella strada per non perdere ulteriore tempo, nonostante che Sharise si fosse potuta sentire bersagliata come in origine lui aveva temuto.

Tuttavia era possibile che la vita di Leopold fosse in reale pericolo, prendendo in doverosa considerazione i turpi soggetti che le stavano alle calcagna. Era anche presumibile che qualcuno di loro, per gelosia o per denaro, avesse commesso qualche esecranda azione nei riguardi del fratello, tenendo ben conto che quest’ultimo era di fatto una persona parecchio ostinata quando puntava i piedi per ottenere ciò che bramava sul serio.

Pertanto, piuttosto austeramente annoverò: «Preferisco largamente starmene solo con me stesso qualora non gradisca la compagnia, anche per assistere ad una partita in Tv, malgrado lo sport non mi attiri un granché.»

«Quindi dovresti essere motivato per uscire con qualcuno, è questo che intendi?»

Lui annuì.

«E allora dimmi, in maniera da, come asserisci tu, evitare malintesi, qual è stato il motivo a spingerti ad uscire con me?»

Sebastian addossò gli avambracci sul tavolo e s’inclinò verso di lei. «Non è chiaro?»

«Forse, ma gradirei che me lo dicessi apertamente visto che sono abituata a parlare in assoluta schiettezza, e tu mi sembri un po’ troppo ermetico per i miei gusti.»

Con flemmatica disinvoltura lui si tirò all’indietro, spalmandosi sullo schienale della sedia. «Va bene, allora magari parliamo di un qualcosa che sia più inconsistente da affrontare.»

Sharise sgranò le ciglia, incredula che non aspirasse ad approfondire l’argomento, anche perché lei era tenacemente smaniosa di operarlo. Ma forse, dedusse, quello era un tipo a cui piaceva girarci intorno, magari per creare un po’ di mistero, senza essere tanto diretto in situazioni similari, quando ci si proponeva di corteggiare sottilmente e anche magistralmente una donna.

Ma poi, rifletté, era davvero così?

Sì, quel dubbio le era sopraggiunto ben saldo. Ancora non aveva capito se quell’uomo fosse interessato a lei nel senso che sappiamo, oppure se desiderava puramente che tra loro divenisse una piacevole conoscenza improntata in una città nuova dove lui non conosceva nessuno, ed era probabile che lei si stesse tartassando con problemi che non esistevano.

E quantunque la storia la deludesse un po’, dato che essere sedotta da un tipo di quella levatura sarebbe stato molto compiacente, se ne fece una ragione e così, in tutta serenità, «Allora, cosa ti piacerebbe sapere di me?» lo invogliò, nell’aver ormai accantonato quell’opzione.

«Beh, non so» temporeggiò, sorridendo lieve. «Magari qual è il tuo colore preferito.»

Lei sfociò in una spontanea risata. «Certo che sei proprio originale!»

«Può essere» attestò lui, continuando a sorridere. «Allora, quali sono i colori che un’artista come te, preferisce utilizzare per comporre le proprie tele?»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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